L'inquietudine dell'assassino di Yara

| Massimo Bossetti, condannato in 1 e 2 grado all'ergastolo, scrive una lettera ai "veri assassini" della ragazzina, uccisa nel novembre 2010. Ma non fa i nomi. La sorella: "Ha paura per la sua famiglia"

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“Non passa un giorno che io non pensi a chi sia o a chi siano gli assassini di Yara – scrive il muratore dal carcere – Non ho bisogno di parlargli, né di scrivergli, perché colui o coloro vedono e sanno il male che stanno continuamente facendo a me e alla mia famiglia. Essendo ancora a piene libero, continuano a ridere di me e della giustizia“. “Ma se hanno un briciolo, un solo un minimo di rimorso, dopo tutto quello che hanno fatto e che continuano nel fare, – aggiunge il muratore di Mapello – dovrebbero solo fare una vera cosa… consegnarsi alle autorità competenti, invece di rovinarmi la vita vedendomi marcire in questo inferno”. Concludendo Bossetti scrive: “Una sola cosa tenevo nel dire a loro: chiunque tu sia o voi siate Vergognati o Vergognatevi nel profondo delle vostre anime“.

La firma è di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato in primo e secondo grado per avere ucciso Yara Gambirasio. In attesa dell’ultimo pronunciamento della Cassazione, Bossetti giorni fa aveva diffuso una lettera dai contenuti inquietanti ora al vaglio di un pool di psicologi e psichiatri per cercare di dare un senso alle accuse che il presunto assassino muove nei confronti di persone ancora nell’ombra, i “veri uccisori della povera Yara”. E come se avesse lanciato un avvertimento, lui che conosce la verità senza averla mai ancora detta, a chi è rimasto fuori, risparmiato dalle indagini. Quasi un messaggio cifrato, un anticipo di nuove disperate rivelazioni per evitare il fine-pena-mai. La sorella conferma questa ipotesi e dice “lui sa la verità, sa chi sono gli assassini, ma non lo dice perché teme per la sua famiglia”. Chi conosce bene la vicenda processuale, ora crede, leggendo tra le righe, che il pesante avvertimento lanciato da Bossetti riguardi alcuni uomini che lavorano nel suo cantiere o in altri della zona, informazioni che avrebbe appreso all’interno del circuito carcerario. “Ma sono solo supposizioni - commenta uno degli analisti - bisogna capire se la lettera è un gesto estremo per allontanare le responsabilità di un delitto atroce o se invece va tentando di sollevare un polverone, con l’idea di calunniare degli innocenti. Comunque è accaduto qualcosa che non va sottovalutato”. 

Nel corso di Quarto Grado, gli avvocati di Bossetti hanno spiegato perché è innocente, puntando sopratutto sul terzo Dna maschile ritrovato sul corpo della ragazzina, lasciata agonizzante in un campo, nel gelo, dopo la violenza e le coltellate inferte con sadismo la sera del 26 novembre 2010.

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