L'orribile morte di Stefania, bruciata viva

| Gli ultimi risultati delle perizie non lasciano dubbi. Stefania Crotti era solo stordita dalle martellate inferte da Chiara Alessandri quando l'assassina le diede fuoco dopo averla irrorata di benzina. Ergastolo alla porte

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ALBERTO C. FERRO

Chissà cosa passa per la testa, oggi, alla signora Chiara Alessandri, 46 anni, di Gorlago, madre di tre figli, di cui una disabile, tutti giovanissimi, nel carcere. Dove è rinchiusa da febbraio per avere ucciso a martellate e bruciata viva la sua rivale in amore, Stefania Crottti, 42, madre di una bimba di 7anni. L’ergastolo è appena dietro l’angolo. Il processo, così inutile e così scontato, non cancellerà mai l’ondata di odio che ha indotto la rappresentante dei genitori della scuola di Gorlago da trasformarsi in un mostro, oggetto di studio nelle scuole di criminologia. L’ultima casella che mancava è come è morta Stefania. Centrata da una serie di martellate alla testa per la furia omicida, la signora Alessandri, considerata un po’ strana, magari un po’ esuberante, ma perfettamente inserita nella vita sociale del piccolo paese, a cui piacevano gli uomini, ricambiata, soprattutto dopo la fine del matrimonio con il padre dei suoi figli, aveva pensato bene di far sparire ogni traccia del cadavere della sua rivale. Come? Trasportando in auto il cadavere insanguinato, avvolto nei plaid delle gite fuori porta con i figli e i cestini del picnic da  celebrare su Facebook. infine dopo averlo gettato in una radura di Erbusco, in un punto scelto da tempo, ne aveva irrorato il corpo di benzina e le ha dato fuoco, Proprio in queste ore sappiamo che Stefania, pur con le gravi fratture craniche, era ancora viva. Lo hanno stabilito con un supplemento d’autopsia i periti della procura. Stefania respirava, tracce di fuliggine sono state trovate nei suoi polmoni, ci sono state reazioni chimiche nel suo organismo che non lasciamo dubbi. E’ morta bruciata viva.

L’intraprendente signora Alessandri, catechista in Parrocchia, fautrice di feste e raccolte benefiche, molto vagamente di sinistra, fanatica del cantante Fabrizio Moro, che si era innamorata del marito di Stefania, Stefano Del Belleo, quando ha capito, settembre 2018, che l’uomo, dopo una convivenza con lei evidente non entusiasmante, era pronto a tornare dalla consorte, non ha mai nascosto che era “pronta a ballare sulla tomba di Stefania”, la considerava un “tr…”, una “p…”, una che stava ingannando l’amato Stefano. Una serie di messaggi vocali, di post, di confidenze su social e chat, con un unico tema; colpire Stefania. Una campagna d’odio durata mesi, con lei che rimprovera persino un’amica rea di avere messo un mi piace su una foto di Stefania, che nel frattempo sembrava rinascere dopo la crisi matrimoniale.

Per attirarla nella trappola aveva usato i servigi di un ex avanti negli negli anni ma dai modi di fare piacevoli. Alla festa con sorpresa a cui avrebbe dovuto esserci Stefano, nella casa di lesi, c’era solo un martello ad attenderla. Con l’abolizione del rito abbreviato, di recente varato dal governo, l’ergastolo dovrebbe essere solo una formalità. I figli le sono stati tolti e affidati alla famiglia dell’ex marito. La sua anziana madre, malata, vive imbottita di psicofarmaci. Chi l’ha incontrata in carcere ha la sensazione che il suo pentimento (“non volevo uccidere, mi si è scagliata contro, era meglio se morivo io”) suona falso e poco credibile. “Come se tutto sommato sapere che la rivale è morta e che il sogno di tornare con il marito finito nel sangue, fosse tuttora una fonte di piacere, superando l’angoscia per il futuro che l’aspetta”. Le sue furbizie, le sue bugie, sono crollate una dopo l’altra, grazie a carabinieri e procura. L’idea che qualcun altro aveva dato fuoco al corpo, voleva dire cercare un altro assassino e lei se la sarebbe cavata con un tentato omicidio. Ma i tempi dei suoi movimenti, rilevati dal suo inseparabile smartphone, non le hanno lasciato scampo. Adesso punta al giochetto dell’infermità mentale, o di una patologia parziale di mente. Non sarà facile, signora Alessandri, uscire dal carcere non prima di 20, 25 anni, Il tempo di riflettere sul male che ha fatto a tante persone, non le mancherà. Davvero.

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