La fine di Maggy, simbolo della polizia francese

| Non si stancava mai di denunciare l’ondata d’odio verso la polizia che serpeggia in Francia e l’altissimo tasso di suicidi fra i suoi colleghi. Ma poche ore fa ha scelto di fare la stessa fine

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Un’ondata di commozione attraversa la Francia per la morte di Maggy Biskumsky, una poliziotta che da tempo aveva scelto di guidare “Policiers en colere”, un’associazione nata per difendere gli agenti vittime di sindromi depressive per l’ondata d’odio e violenza di cui sono vittime. Si batteva pubblicamente per accendere una luce sul lavoro e l’onore di chi ogni giorno si ritrova in strada, a combattere una guerra silenziosa che miete vittime spesso destinate soltanto ad alimentare le statistiche. L’ultimo episodio pochi giorni fa, in una delle violentissime banlieue parigine, quando una pattuglia in servizio era stata aggredita da una gang con delle bottiglie molotov. I due agenti si erano salvati per miracolo, ma riportando ustioni che li segneranno per tutta la vita.

Un episodio che aveva riportato in piazza gli agenti, perché tutti sapessero le condizioni del loro lavoro, i rischi e il prezzo da pagare: concetti riassunti dalla lotta alla “haine anti-flic”, l’ondata di odio verso le forze dell’ordine che attraversa la Francia.

Maggy era sempre in prima fila, ogni volta che c’era da combattere per i diritti violati e il senso di abbandono di una categoria in cui i casi di suicidio sono in pericoloso aumento: 51 nel 2017, 30 dall’inizio di quest’anno. Bionda, occhi azzurri, aveva la voce ferma e lo sguardo dritto, ma combatteva anche lei con dei fantasmi che la tormentavano. A poche ore dalla ricorrenza del 13 novembre, quella della tragica notte del Bataclan che ha insanguinato le strade di Parigi, Maggy Biskumsky ha detto basta: ha preso la pistola d’ordinanza e si è uccisa. Proprio lei che aveva convinto tanti colleghi a non farlo.

Secondo i colleghi che le erano più vicini, Maggy aveva patito un’inchiesta interna alla polizia in cui era finita con l’accusa di aver divulgato notizie riservate e di aver gestito male i denari dell’associazione.

“È il simbolo della polizia che non ne può più – ha commentato Laurent Wauquiez, presidente dei Repubblicani – cercava di tutelare coloro che ci proteggono, ma non siamo riusciti a proteggere lei”.

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