Piange la killer di Gorlago: 'Voglio tornare a casa'

| Il 26 giugno la Cassazione deciderà sulla sua richiesta di scarcerazione dopo il No del Riesame. "E' incensurata, ha tre figli, non costituisce un pericolo", motiva il suo avvocato. Ha ucciso la rivale e poi l'ha bruciata ancora in vita

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E così Chiara Alessandri, la 44enne di Gorlago che ha assassinato Stefania Crotti, 42, e che ne ha incendiato il corpo quando la vittima era ancora viva, ci riprova. Chiede la scarcerzione, di tornare libera, o ai domiciliari, in attesa del processo, per potersi ricongiungersi “con i suoi tre figlli. Dopo il no del Riesame a sarà ora la Cassazione a decidere sulla custodia in carcere di Chiara Alessandria  dal 19 gennaio dal 19 gennaio scorso in una cella Brescia-Verziano. S decide il 26 giugno. 

Nelle dieci pagine il Tribunale del Riesame di Brescia aveva motivato la decisione di respingere la richiesta dell’avvocato Gianfranco Ceci di concedere i domiciliari a Chiara Alessandri, "al fine di poter seguire i tre figli piccoli". La donna, catechista e rappresentate dei genitori nella scuola locale, sposata e separata, ha colpito per quattro volte Stefania alla testa, con un martello, ma quando ha appiccato il fuoco in una radura, scelta per cura per liberarsi del cadavere e depistare le indagini, Stefania Crotti era ancora viva. Ha respirato fumo, lo dimostra una traccia di carbossiemoglobina (monossido di carbonio ed emoglobina all’interno dei globuli rossi) del 15 per cento. Movente: aveva avuto una breve relazione con il marito della vittima, madre di una bimba di 7 annii, il quale l'aveva abbandonata per tornare in famiglia. Il Tribunale aveva poi esaminato le dichiarazioni di Angelo Pezzotta, l’ex dell’assassina che si era prestato a prelevare Stefania all’uscita dal lavoro per accompagnarla a una “festa con sorpresa” a cui doveva esserci anche il marito con cui s’era rappacificata. l’uomo, secondo i giudici, era “ in assoluta buona fede, acconsenti alla richiesta di Chiara Alessandri di prelevare Stefania sul luogo di lavoro e accompagnarla a casa dell’Alessandri, in via San Rocco a Gorlago”. Nel primo interrogatorio dopo il fermo, i carabinieri aveva registrato, in una stanza della caserma, un colloquio con Pezzotto, solo teste, in cui emergerebbe l’innocenza dell’artigiano bergamasco. Quindi le tracce di sangue nel garage dove Stefania fu colpita con feroce violenza e la ricostruzione del percorso compiuto dalla sua Mercedes subito dopo l’aggressione. Alle 18.24 l’auto di Chiara è localizzata nella radura di  Adro. Sei minuti per scaricare scarica il corpo, da bagaglio, avvolto dalle coperte,  a appiccare il fuoco dopo averlo irrorato di benzina.L’ora della morte, le 18.30, la racconta l’orologio di Stefania, fermo per sempre inquell’ora. Secondo il difensore, Alessandri che è incensurata, madre di 3 bambini, non potrebbe più alterare le prove o costituire un pericolo per gli altri, ma i giudici la ritengono invece “pericolosa, per la sua indole”, incapace di frenare le sue “pulsioni criminali”. E dunque è prevalente l’interesse di “tutelare la collettività”, mentre i tre figli sono stati affidati ai familiari. “È anche una donna segnata dalla sfortuna, che ha perso il padre in giovane età, esattamente come il fratello”, scrive il legale ma questo non “giustifica il delitto”.. Secondo i giudici del Riesame ha una “indole estremamente pericolosa”. Il ruolo sociale “non ha frenato le sue pulsioni criminose”. La cura dei bambini è assicurata dai familiari ed è  più importante la “tutela della collettività”.

 
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