L’assedio di Torino

| Per ore, una parte della città è stata letteralmente blindata per il timore di scontri con il corteo di anarchici. Controllata e guidati dalle forze dell’ordine, la manifestazione si è chiusa senza incidenti

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Le parole del questore Francesco Messina, al suo ultimo impegno in città prima del trasferimento, servono per chiudere a doppia mandata il temutissimo corteo degli anarchici che promettevano di “riprendersi la città”, per vendicare lo sgombero dell’ex Asilo di via Alessandria, il centro sociale chiuso lo scorso febbraio dopo 25 anni di occupazione e ricordare a oltre vent’anni di distanza la morte di Sole e Baleno: Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, i due anarchici morti suicidi nel 1998.

“Il capo della polizia, il prefetto Gabrielli, mi ha chiesto di estendere i complimenti a tutti i funzionari, tutti i reparti a tutto il personale di polizia di qualunque ufficio che è stato impiegato in questa giornata. Grazie per quello che avete fatto, per me, per la città di Torino, per i torinesi, e per la polizia di Stato”. Soddisfazione espressa anche dalla sindaca Appendino, insieme al vicepremier Salvini fra i nomi invocati dalla protesta: al passaggio del corteo, su diversi muri sono comparse scritte che minacciose nei confronti di ambedue: “Appendino, la scorta non ti basterà”, e “Non sparare a salve, spara a Salvini”.

Alla fine, il bilancio della giornata è positivo, come meglio non avrebbe potuto essere: 4 persone arrestate, nove denunciate a piede libero, otto fogli di via e 74 denunciati dalla Digos, bloccati prima che riuscissero ad unirsi al corteo e trovate in possesso di caschi, fumogeni, mazze e biglie di ferro. Tra il materiale sequestrato anche coltelli, bombe carta, tirapugni, maschere antigas e fiale di solfato di ammonio, utilizzato per alleviare l’effetto dei lacrimogeni.

Lo scacco al corteo, partito da cinque punti diversi della città, è stato isolare il gruppo dei più violenti, ospitati in una scuola di via Tollegno, con un cordone di polizia che gli ha impedito di muoversi: una tecnica che pare sia utilizzata con successo anche dalla Gendarmerie francese per depotenziare le proteste dei “Gilet Jaunes”. La Digos, ad un giorno di distanza dal corteo, aveva individuato circa 300 sospetti di essere coloro che dovevano accendere la miccia degli scontri.

Erano un migliaio, qualcuno dice il doppio, arrivati a Torino da tutt’Italia e dall’estero, Grecia, Francia, Spagna, per rispondere all’appello dell’anima anarchica torinese, convinti di essere in un numero sufficiente per mettere a ferro e fuoco una città che sono comunque riusciti a bloccare per ore, con decine di negozi e locali che hanno preferito abbassare le serrande.

Che i piani dei manifestanti fossero da rivedere si è capito quando solo una parte dei vari cortei è riuscito a raggiungere piazza Carlo Felice, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, totalmente circondati dalla carabinieri di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa che avevano il compito di impedirgli di proseguire e di entrare in via Roma, il cuore porticato ed elegante di Torino, dove qualcuno temeva il devastante effetto Gilet Jaunes sugli Champs-Élysée.

Al termine di un’ora scarsa bloccati nel cuore di Torino, i manifestanti hanno comunicato attraverso i loro altoparlanti di volersi ricongiungere con i gruppi rimasti isolati. Guidati lungo un percorso studiato a tavolino, e con posti di blocco a blindare ogni possibile via di fuga laterale, hanno percorso corso Vittorio Emanuele fino al parco del Valentino, quindi, costretti a svoltare in corso Cairoli, hanno attraversato piazza Vittorio Veneto proseguendo in lungo Po Cadorna, ancora su per via Fontanesi fino ad incrociare corso Tortona e poi corso Novara: ovunque uno spiegamento di forze impressionante, con elicotteri in cielo e battaglioni di celere e carabinieri schierati minacciosamente lasciando libero un solo percorso possibile ogni volta. All’angolo con corso Regio Parco, subito dopo il cimitero Monumentale di Torino, la trattativa: alcuni dei capibastone del corteo hanno discusso per una mezzora con un funzionario della Digos che non ha sentito ragioni. Sono stati minuti di tensione: il corteo sembrava voler cercare lo scontro e più volte ai militari è stato ordinato di abbassare la visiera e tenersi pronti. Alle 20, il corteo è riuscito a ricongiungersi con gli antagonisti bloccati in via Aosta, per poi disperdersi lasciando a terra gli zaini.

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