Libero il mostro di Worcester

| Nei primi anni Settanta aveva ucciso in modo orribile i tre bambini piccoli a cui faceva da baby-sitter. Ha scontato 46 anni e secondo la giustizia inglese può tornare in libertà. La protesta della madre dei piccoli

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La data di venerdì 13 aprile del 1973 è ancora scolpita nei cuori e nella memoria di chi quei giorni li ha vissuti. Elsie e Clive Ralph, genitori di tre bambini di Worcester, nel Worcestershire, una delle contee delle Midlands, quella sera tornavano a casa dopo il lavoro, ma trovano uno schieramento di polizia che blocca tutto: non li fanno neanche avvicinare a casa loro, li portano in una stazione di polizia e con tutta la calma possibile gli raccontano che i loro tre bimbi non ci sono più. Sono stati uccisi da David McGreavy, il ragazzo che avevano assoldato come baby-sitter. 

Per quella strage, ancora oggi inspiegabile, sarà condannato all’ergastolo, ma proprio in questi giorni David McGreavy è uscito di galera, dopo quasi mezzo secolo passato a guardare attraverso le sbarre: quando è entrato aveva 21 anni, ora ne ha 67. Ma nessuno si è mai dimenticato di lui.

Era il figlio dei loro vicini, e con i bambini ci sapeva fare: un bravo ragazzo che bighellonava per il quartiere, in realtà nel giro degli amici conosciuto come un forte bevitore di birra che quella sera era andato come sempre al “Buck’s Hill”, il pub che frequentava, scolandosi cinque boccali prima di tornare ad occuparsi dei bimbi dei vicini. Secondo la ricostruzione della polizia, nel giro di un’ora, intorno alle 22:15, David McGreavy – totalmente ubriaco - perde la pazienza e si avventa contro la piccola Samantha, 8 mesi appena, che uccide con un violento colpo alla testa. Ma non si ferma più: Dawn, di 2 anni, muore con la gola tagliata mentre Paul, di 4, viene strangolato. Non contento e ormai fuori di sé, McGreavy scende in cantina, afferra un piccone e torna su per martoriare i poveri corpicini ormai senza vita. Poi li prende, e uno per volta li impala sulle punte della recinzione di casa: lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi dei primi agenti intervenuti è agghiacciante, da film dell’orrore.

Alle 3:50 del mattino David McGreavy viene bloccato dalla polizia mentre cammina su una strada non lontano dalla casa che ha trasformato in un inferno. Si finge stupito, chiede quale sia l’accusa, nega ogni cosa: crolla qualche ora dopo, quando disegna addirìittura la scena dell'orrore che ha scatenato ammettendo tutto: “Sono stato io, ma in realtà non sono stato io. A Samantha ho messo la mano davanti alla bocca perché non smetteva di piangere, poi l'ho colpita alla testa. Per finire Paul ho usato un cavo elettrico, Dawn l'ho ucciso con un coltello da cucina: avrei voluto seppellirli, ma non sarei riuscito, così li ho appesi sulla recinzione, perché tutti li vedessero”.

Il 28 giugno del 1973, il “mostro di Worcester”, come l’ha ribattezzato nel frattempo la stampa inglese, si presenta in tribunale dichiarandosi colpevole degli omicidi dei tre bambini: nessuno aggiunge altro e l’udienza dura appena otto minuti. Finisce in carcere con una condanna all’ergastolo e un minimo di vent’anni da scontare prima di poter ottenere qualche beneficio, e subisce più volte abusi da parte degli altri detenuti che obbligano la prigione a garantirgli lo status di “detenuto vulnerabile”. Passa decenni in galera, e le notizie che ogni tanto filtrano su di lui lo descrivono come un uomo tranquillo, che accetta le regole e si è appassionato di pittura. Nel 2006, il quotidiano “The Sun” svela che David McGreavy vive a Liverpool in uno stato di semilibertà: il servizio si apre con una foto a piena pagina del mostro mentre cammina per strada. Le polemiche sono immediate e costringono le autorità a trasferirlo in un’altra prigione, togliendogli la semilibertà pur di placare l’indignazione pubblica. Nel dicembre del 2018, su richiesta dei legali, la Court of Appeal of England and Wales, dopo aver analizzato perizie psichiatriche e verbali, si pronuncia dichiarando che David McGreavy è “notevolmente cambiato” e nel corso degli oltre 46 anni di reclusione ha sviluppato un forte “autocontrollo e ha piena coscienza di ciò che ha fatto alle sue piccole vittime, dichiarandosi più volte pentito”. 

“Mi avevano assicurato che non sarebbe mai più uscito di galera - ha commentato Elsie Urry, la mamma delle tre piccole vittime del mostro – ma nessuno, a Worcester potrà mai dimenticare o perdonare quello che ha fatto ai miei bambini”.

Galleria fotografica
Libero il mostro di Worcester - immagine 1
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