L’incredibile caso dei pedofili di Rotherham

| Per decenni, gang di pakistani hanno sequestrato e violentato minorenni, ma la polizia non è mai intervenuta per evitare tensioni razziali. È l’allucinante conclusione di un’inchiesta conclusa in questi giorni

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Rotherham, South Yorkshire, Inghilterra, ha una triste nomea: la chiamano “la città degli orrori”. Nel 2014, la cittadina fu travolta da uno scandalo di pedofilia senza precedenti: secondo un calcolo approssimativo, tra il 1997 ed il 2013 almeno 1.400 bambini furono stuprati, picchiati e minacciati da gang per massima parte appartenenti dalla comunità pachistana. L’inchiesta ordinata dalle autorità locali riuscì ad accertare gravi lacune da parte della polizia e degli assistenti sociali: le notizie delle violenze circolavano da tempo, ma nessuno aveva fatto nulla per fermarle.

A cinque anni di distanza, l’inchiesta, ribattezzata “Operazione Linden” e partita dopo i sei esposti contro le forze dell’ordine presentati da una vittima, è arrivata alla fine, e le conclusioni sono un macigno che avrà ripercussioni profonde sul tessuto sociale di Rotherham. A smuovere il pesante silenzio omertoso intorno al caso era stata la morte di Victoria Agoglia, una 15enne che prima di spirare era riuscita a raccontare di essere stata drogata e violentata da un pakistano. Ma le indagini, che avevano fatto intravedere una rete formata da almeno un centinaio di pedofili, erano state insabbiate.

L’unica sentenza sul caso è del 2018, quando 6 uomini erano finiti in galera con una condanna complessiva a più di 100 anni di reclusione per violenza e riduzione in schiavitù di 5 ragazzine con meno di 16 anni. Durante il processo, una delle vittime aveva raccontato di essere stata abusata negli anni “da più di 100 uomini” e di aver subito uno stupro di gruppo in un bosco isolato, sotto la minaccia di essere uccisa e abbandonata lì se si fosse rifiutata.

Le conclusioni dell’inchiesta le ha anticipate nelle scorse ore il “Times”, spiegando per la prima volta i motivi dell’apparente sciatteria e incuranza di chi doveva vigilare: il timore era che l’origine straniera dei 97 sospetti di pedofilia, di cui era stato accertato l’abuso su 57 bambini, avrebbe potuto scatenare tensioni razziali. Sfruttando la giovanissima età, le gang pakistane sequestravano, plagiavano e minacciavano le vittime.

Maggie Oliver, ex detective del dipartimento diventata una delle maggiori accusatrici, riassume tutto in una frase pronunciata allora dal capo del dipartimento di polizia: “Trattandosi di asiatici, non possiamo permetterci che questo venga fuori”.

Ad ammettere le colpe dell’intero dipartimento di polizia è stato un portavoce, che accettando in pieno le conclusioni dell’inchiesta ha aggiunto: “Ci dispiace che nessun agente sia ancora stato identificato, perché chi ha sbagliato dovrà pagare”.

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