L'ultimo saluto ad Elisa senza tv e reporter

| Il fidanzato ancora in coma farmacologico al cto ma si sta lentamente riprendendo. Le famiglie: "Rispettate il nostro dolore"

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Oggi alle 15, nella chiesa centrale di Moncalieri, l'ultimo saluto a Elisa Ferrero, 27 anni, laureanda in medicina, figlia di una pediatra e di un ortopedico, prossima a iniziare i corsi di specializzazione in Svizzera. Lascia i genitori, la sorella, il fidanzato Matteo con cui meditava di sposarsi. Uccisa un pomeriggio di domenico da un uomo, come lo descrive il giudice che lo tenuto in carcere, "con una personalità incline alla violenza" e che ha investito e travolto la loro moto per una manta sullo specchieto del suo furgone. Morta per niente. Una vita stroncata così, per un assurdo senso di orgoglio o chissà cosa. I genitori hanno chiesto ai media di rispettare il loro dolore, attraverso il legale di fiducia, Pierfranco Bertolino. I funerali alle 15 nella chiesa al centro della comunità. Sul fronte delle indagini, il cerchio s'è praticamente chiuso. L'intento omicidiario dell'autista del furgone killer, sembra provato dalla onsulenza del pm e soprattutto dalle testimonianze e dalle immagini videoregistrate. E poi la precisa testimonianza di Luca R.: "Purtroppo ho perso il contatto con Matteo. Ero in moto con la mia fidanzata, loro mi avevamo preceduto. Ho visto il contatto quando il Transit è uscito di colpo dalla strada laterale senza rispettare la precedenza, e la reazione di Matteo. E il furgone che poi accellera, supera di getto 4 o 5 macchine e poi si scaglia senza frenare contro Matteo ed Elisa....Dopo, l'autista è sceso sembrava assente, si guardava attorno e la prima telefonata l'ha fatta al suo avvocato...no, non ha frenato, non ci ha nemmeno provato".
Così  Maurizio De Giulio, 50 anni, l'elettricista torinese che per vendicarsi di un motociclista che gli avrebbe fatto uno sgarbo, resta in carcere, sorvegliato a vista per il timore che possa tentare un gesto autolesionista. Già, perchè si dichiara pentito e continua a ripetere come un mantra la storia che "non volevo uccidere ma solo prendere il numero di targa, la moto ha rallentato di colpo, non sono riuscito a frenare". Ma il gip Alfredo Toppino, dopo l'udienza di convalida di ieri mattina ha respinto le istanze dei difensori: "La deliberata e sconsiderata condotta di guida realizzata dall'indagato - si legge nell' ordinanza - evidentemente finalizzata a cercare lo scontro con il motociclo, ne rivela una personalità violenta e aggressiva e che non si è fatta scrupolo a porre a repentaglio la vita e l'incolumità altrui a seguito di un diverbio insorto per una banale lite tra utenti della strada". Così è stato convalidato l'arresto per De Giulio.
UN FILMATO LO INCHIODA
Un filmato lo inchioda alle sue gravissime responsabilità. Nei fotogrammi si vede chiaramente che il Ford Transit dopo avere investito la moto di Matteo ed Elisa, non solo non frena la sua corsa ma accellera e si schianta contro il guard rail della rotatoria del Gravio a Condove. In quei secondi muore Elisa, laureanda 27enne in Medicina di Moncalieri, figlia di un pediatra e di un ortopedico fisiatra che presta servizio a Villa Ida a Lanzo. Oggi a Moncalieri i funerali, in forma strettamente privata, ha precisato l'avvocato Pierfranco Bertolino che rappresenta la parte civile, anche per Matteo Penna, secondo il volere della sua famiglia stroncata da un dolore indicibile e non descrivibile con parole umane. Matteo sta meglio e presto uscirà dal coma farmacologico. Ha riportato un trauma cranico, fratture e lesioni interne. Ma ce la farà anche se i sanitari del Cto non hanno ancora sciolto la prognosi.
"SONO PENTITO MA NON VOLEVO UCCIDERE"
De Giulio, in una memoria affidata ai difensori, racconta un'altra storia rispetto a quella dei testimoni e tratta dal video registrato dalle telecamere di un'azienda di Condove: "Il motociclista s'è avvicinato alla portiera e l'ha colpita, mi sono arrabbiato e volevo a tutti i costi chiedere spiegazioni, ho chiesto alla mia compagna di fotografare il numero di targa con il cellulare, per questo mi sono avvicinato così tanto, poi la moto ha frenato e io ho perso il controllo". Ma non ha accennato nemmeno a una frenata, come accade, di riflesso, di fronte a un pericolo, segno di una pervicace volontà omicida, secondo l'accusa; e per raggiungere la Ktm 650 di Matteo Penna ha superato a tutta velocià una fila di macchine, prima di piombargli contro, trascinando la moto sotto il muso del furgone per 50 metri a circa 75,80 km/h. Ora deve rispondere di omicidio volontario aggravato e rischia decenni di galera. Dice di essere pentito, di non avere valutato le conseguenze del suo comportamento e che sì, aveva bevuto ma era in grado di valutare la situazione. Poi ha scagionato la compagna che era a bordo del furgone assieme alla sua bimba: "Lei mi diceva di lasciare perdere ma io volevo chiarire con il ragazzo", ha detto.
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