Malta, 150mila euro per uccidere Daphne

| È la cifra che il re dei casino Yorgen Fenech avrebbe pagato all’intermediario per trovare i killer che hanno ucciso la giornalista. L’Europa manda una delegazione e il governo di Muscat scricchiola

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Se Daphne Caruana Galizia potesse sentire quello che sta succedendo a Malta, il suo Paese, sarebbe contenta. La sua morte, seguita dai pesanti ritardi della giustizia maltese e gli occhi di tutto il mondo addosso, potrebbero costare molto caro al governo di Joseph Muscat.

L’ultima presa di posizione, proprio in queste ore, è della Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo, che ha deciso di fare chiarezza mandando con urgenza una missione che ha come obiettivo “esaminare lo Stato di diritto a Malta”, per riferire a Bruxelles entro dicembre.

Sul fronte delle indagini, il punto lo fa il quotidiano “Time of Malta”, che rivela quanto è costato togliere di mezzo la scomoda giornalista riempiendole l’auto di esplosivo: 150mila euro, cifra che Yorgen Fenech, il signore dei casinò dell’isola, avrebbe girato all’intermediario Melvin Theuma, un tassista con le conoscenze utili nella malavita che si era poi occupato di individuare e contrattare con i tre killer, Vince Muscat e i due fratelli Vince e George Degiorgio. È stato proprio l’arresto di Theuma a sbloccare delle indagini che fino a quel momento sembravano stagnare senza alcuna speranza di arrivare a nulla di concreto. In cambio della sua confessione, Theulma ha chiesto la grazia a Muscat, che l’ha concessa con una leggerezza tale da finire nella bufera. L’uomo fa il nome di Yorgen Fenech, che viene bloccato dalla guardia costiera maltese mentre sta cercando di fuggire a bordo del suo yacht: lo arrestano, lo rilasciano, viene nuovamente arrestato e rilasciato per quattro volte. Fin quando non tenta anche lui la carta della grazia in cambio della piena confessione.

Fra un interrogatorio e l’altro Fenech inguaia il governo, raccontando di foraggiare da tempo il capo di gabinetto Keith Schembri e il ministro del turismo Konrad Mizzi. Seguono dimissioni a raffica che fanno vacillare l’esecutivo di Muscat, infiocchettate dal fermo di Schembri, per adesso come “persona informata dei fatti”, ma il sospetto è che il timer abbia appena iniziato a segnare il tempo.

A rimpolpare a dovere le ombre scure su La Valletta ci pensano i media locali, che affondano nella vicenda come un coltello nel burro: Muscat sospettava di Fenech, ma non ha mai fatto nulla, a parte ordinare di intercettarne i telefoni e tenersi costantemente aggiornato degli sviluppi. E che la situazione sia una corda tesa al massimo delle sue possibilità è anche la notizia del rinvio della visita ufficiale del presidente maltese George Vella a Londra.

Da cinque giorni, davanti alla sede del governo si radunano centinaia di manifestanti che protestano contro Muscat e il suo governo, di cui chiedono le dimissioni in massa. Il premier è definito “un ostacolo alla giustizia che deve rassegnare le dimissioni: se non lo facesse toccherebbe al Parlamento mandarlo a casa”. Dello stesso avviso la famiglia Caruana Galizia, che attraverso uno dei propri legali ha sottolineato “Abbiamo chiesto l’intervento dell’Europa, perché il primo ministro è un possibile complice dell’omicidio. È già stato stabilito il legame e negli ultimi giorni sono emersi fatti di enorme gravità che non hanno precedenti: il capo di gabinetto del Primo ministro, che il premier ha difeso e che è stato coinvolto nei ‘Panama Papers’, avrebbe comunicato con il mandante dell’omicidio promettendo di aiutarlo a ottenere la grazia e l’immunità”.

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