Manuela, il killer cerca lo sconto di pena

| Un nuovo memoriale di Fabrizio Pasini, che ha ucciso l'amante perché "costituiva un problema". Delitto premeditato per il pm. Processo il 22 novembre. La sorella della vittima: "Ma ti rendi conto di cosa hai fatto? Sei uno str..."

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Di Maria Lopez

Ora il problema è quello di evitare l’aggravante della premeditazione. Fabrizio Pasini, 48 anni, ex sindacalista uil, sposato, due figli, ammette di avere ucciso il 6 luglio 2018 Manuela Bailo, 35 anni, sua amante da tempo e collega di lavoro ma afferma che è morta "accidentalmente" in seguito a una lite. “L’ho spinta, è caduta, ma non le ho tagliato la gola”, si difende. Il 22 novembre inizia il processo a Brescia e Pasini avrebbe scritto un nuovo memoriale in cui definisce ogni passaggio, secondo la sua ricostruzione. Il pm non gli crede e di sicuro chiederà il massimo della pena, 30 anni. Lui ha scelto il rito abbreviato per evitare l'ergastolo, il suo obiettivo è scendere sotto i 25 anni di carcere, data l’incensuratezza e, appunto, la non premeditazione. 

Durante l’ultima udienza per il rinvio a giudizio si è trovato di fronte il muro compatto della famiglia di Manuela. Arianna, la sorella minore di Manuela, gli ha urlato addosso, guardandolo dritto negli occhi; "Ma tu ti sei reso conto di ciò che hai fatto? Sei uno str…”. Sarà la mamma ad allontanarla, asciugandole le lacrime. Con lei papà Elvio, il fratello Marco, costituiti parte civile (assistiti dagli avvocati Giulio Rota e Michele Radici) e la Uil con il segretario provinciale, Mario Bailo. L’ex segretario della Uilm, residente con la famiglia a Ospitaletto, in carcere dal 20 agosto con l’accusa di avere ucciso un amante troppo ingombrante, sarà essere processato per omicidio premeditato e occultamento di cadavere.

Poi il giudice impone un rito abbreviato semplice che inizierà il prossimo 22 novembre. Manuela è morta la notte tra il 28 e il 29 luglio 2018, nella casa di Ospitaletto dei genitori di lui, in vacanza in Sardegna con i suoi figli; doveva essere l’ultimo appuntamento prima della partenza per le ferie; secondo l’accusa, il delitto era premeditato nei dettagli. Manuela abitava a Nave con l’ex fidanzato ma Pasini gli aveva promesso che avrebbe presto lasciato la moglie per vivere con lei. Invece passavano i mesi, gli anni, e lui non faceva niente. C’erano state innumerevoli liti su questo tema, sempre prima delle vacanze, uno dei momenti più delicati per le coppie di amanti. Esasperato dalle continue richieste di lei e dei sospetti della moglie aveva fatto la scelta di restare in famiglia. Così l’avrebbe convinta, dopo un periodo di separazione, di accettare un ultimo incontro, nella casa della madre, “Il luogo prescelto per l’omicidio”, dice l’accusa. Si era informato degli orari dello zio che vive al piano di sopra, per non incrociarlo, avrebbe portato dall’esterno stracci, spazzole e prodotti per pulire i pavimenti e il piccolo bagno della taverna-garage, tra le 4 e le 6 Manuela è stordita e sgozzata con un coltello mai trovato. Il giorno dopo, avvolto il cadavere, ancora con i suoi vestiti, l’aveva caricata in auto e trasportata nel Cremonese, in una cascina abbandonata, il corpo infine “smaltito” nella fossa dei maiali. C’è poco altro. Chiaro il movente, chiare le modalità di un’uccisione spietata e compiuta a freddo. Il resto è sepolto nella coscienza di un uomo che avrebbe potuto chiudere una storia in modo assolutamente pacifico. Manuela era una brava ragazza, l’avrebbe lasciato andare al suo destino, come aveva fatto più volte. Ma lui la cercava sempre, sempre promettendo quello che non poteva e non voleva mantenere.

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