"Stefania era aggressiva, mi sono difesa"

| Chiara Alessandri spiega come ha ucciso Stefania Crotti: "Volevo solo un chiarimento, non ucciderla e non ho bruciato io il corpo". La vittima era ancora viva? Da mesi tentava di incontrarla. I messaggi sulle chat

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In effetti, la difesa di Chiara Alessandri (nella foto con il marito della vittima. Stefania Crotti) , che ha già l’ergastolo in tasca per avere ucciso, secondo l’accusa, con premeditazione la rivale in amore Stefania Crotti bruciadone poi il cadavere (sperando non fosse ancora viva) , almeno un punto a suo favore ce l’ha. Non per quanto riguarda l’aspetto principale, non ci sono dubbi sull’assassina parzialmente rea-confessa, ma per la sola premeditazione a meno che, tanto era l'odio che aveva in sè da considerare arresto e carcere a vita meno importanti del piacere di uccidere la fonte di tutti i suoi mali, colei che gli "aveva rubato l'uomo della sua vita", spazzando via i sogni di riscatto da un'esistenza misera e difficile. E’ evidente che, nella pianificazione di un delitto, l’assassino provi almeno in teoria a non farsi prendere dalla polizia. Ma il sistema utilizzato dalla catechista di Gorlago, 43 anni, 3 figli, separata ed ex amante del marito della vittima, per attirare Stefania nel garage-trappola, s’è avvalsa dell’aiuto di un complice inconsapevole che, appena saputo della scomparsa della donna, non ha fatto altro che andare dai carabinieri a raccontare il suo strano ruolo nella vicenda, indicando così l’assassina a colpo sicuro. Dovrà spiegare bene, la sua difesa, cosa aveva in mente e almeno da un paio mesi, la sua bizzarra assistita. Perché già il 4 gennaio lei aveva scritto all’imprenditore Angelo Pezzotta, 53 anni, anche lui un suo ex, per convincerlo a tendere la trappola a Stefania, la sua ossessione. Perché già ad ottobre e novembre aveva tentato più volte di entrare in contatto “per un chiarimento”, dopo che il marito della vittima, Stefano Del Bello, aveva convissuto per un paio di mesi con lei prima di scaricarla in modo definitivo per ritornare in famiglia, perdonato dalla moglie. Quindi insiste: “Non voleva incontrarmi, allora ho escogitato quel sistema, all’inizio avevo chiesto fosse avvicinata con un furgone in modo da essere anch’io all’interno e costringerla finalmente a un confronto”. Non solo gelosia. Il paese, Gorlago, è piccolo (5700 abitanti), la gente mormora e loro due si sarebbero ritrovate una di fronte all’altro nella scuola dove portano entrambe i loro figli, con lei nella veste di rappresentante dei genitori. Una situazione a dir poco imbarazzante. Insomma, meglio parlarne prima, perché tutti sanno del triangolo e la maggioranza “tifava” apertamente per Stefania, tradita da un marito incapace di cogliere le evidenti differenza tra lei, Chiara, e la sua rivale. Ma appunto Stefania non ne voleva proprio sapere di avere un qualsiasi tipo di contatto con quel donnone, lei così minuta e timida, tanto aggressivo e dalla parlantina inarrestabile. forse, per istinto, ne aveva intuito il pericolo. Fatto sta che, a diversi tentativi diretti e attraverso terze persone, aveva sempre risposto con un No categorico e senza appello. Da qui il tarlo di trovare un modo per costringerla a un confronto faccia-a-faccia, senza intermediari. Il garage anche nei primi di gennaio era il luogo deputato per un dialogo, e questo porta acqua al mulino dell’accusa, perchè renderebbe plausibile l’ipotesi di un agguato con uno scopo solo: ucciderla, grazie anche alle armi, martello e pinze, che erano appunto in quel locale buio e sotterraneo. Angelo Pezzotta ha conservato tutti i suoi messaggi sulla chat, anche quelli vocali. Quando lei insiste con la storia di portarle il biglietto d’invito con scritto Ti Amo e una rosa, lui aveva fatto un po’ di resistenza, ma lei gli aveva suggerito di, una volta portata a termine la missione, “donarla a una delle sue belle”. Poi un'inteminabile sequenza di appelli insistenti: "Lo possiamo fare la prossima settimana". "Vai nel parcheggio dell'azienda, arriva un po' prima delle 15,30, se non arriva aspetta". "Dai, perdi solo 5 minuti, poi te ne vai". Ed altri dello stesso tenore. Molto convicente, pesuasiva, forse gli aveva promesso qualcosa in cambio, magari di natura personale visto che l'imprenditore era stato un suo ex. Ma questo non lo sapremo mai. Si sa solo he lui ora non si dà pace per essere stato usato "come un burattino" dall'assassina, che aveva fatto pure un corso di teatro per diventare attrice. 

Se la logica offre un’intepretazione non proprio sfavorevole dei preliminari dell’omicidio, le circostanze della morte di Stefania Crotti pesano invece come un macigno sul futuro dietro le sbarre della catechista nata a Rho, famiglia originaria di Cecina (Grosseto) e residente a Gorlago da decenni, sposato e separata con un uomo reso invalido da un grave incidente. Perché i primi risultati dell’autopsia hanno evidenziato 4 colpi inferti in testa con un attrezzo tipo martello, sulla testa della vittima e altre lesioni ancora riscontrabili dopo che il corpo è stato bruciato con la benzina. “C’è stata una colluttazione, lei mi ha aggredito, mi sono difesa, è caduta e ha battuto la testa. Ma non l’ho bruciata”, insiste. Per rendere credibile la sua versione, ha mostrato le ferite alle braccia e alle mani, peraltro lievi, segni della disperata difesa della vittima prima di crollare sotto i colpi di martello. Però nella sua Mercedes Classe B, passata ai varchi dell’autostrada a Rovato quattro giorni prima, non lontano dalla radura di Erbusco dove è stato ritrovato il cadavere semi-carbonizzato, è stata ritrovata una tanca con tracce di benzina dai carabinieri. Questa sua cocciuta insistenza a negare l’evidenza, anche del palese sopralluogo preliminare, potrebbe essere il pretesto per la difesa di chiedere una perizia psichiatrica. Semmai i giudici dovessero accogliere l’istanza e se l’esito confermerebbe uno stato di sofferenza mentale, si aprirebbero le porte a una serie di attenuanti, tali comunque da evitare l’ergastolo per una pena più mite. Strada che, francamente, appare un po’ in salita. Ma resta un angoscioso interrogativo: Stefania Crotti era morta davvero quando l’assassina le ha irrorato il corpo di benzina? Sono i risultati degli esami necroscopici potranno dare una risposta. Infine: se non è stata lei a incdiare il corpo chi è stato? C'è davvero l'ombra di un complice? Le indagini della procura di Bergamo non sono ancora concluse.

[M.Lo.]

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