"Non date la dodicesima coltellata a Mario"

| Appello dell'Arma e dei colleghi, al funerale del vicebrigadiere, dopo i sempre più subdoli tentativi di infangarne la memoria con ricostruzioni false. L'inchiesta va avanti. Ucciso con il coltello dei marines

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Di Michael O'Brien

L’Arma, attraverso il Comando Generale, durante il funerale del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello, 35 anni, con migliaia di persone a Somma Vesuviana, esprime un concetto semplice: non colpite Mario con la dodicesima coltellata. Come dargli torto? E’ già in atto una sottile linea calunniatrice che punta il dito contro i due militari, soprattutto contro il collega sopravvissuto, insomma le presunte zone d’ombra. Ma resta il fatto che un giovane carabiniere è stato selvaggiamente ucciso da due adolescenti con problemi di droga e depressione, sventrato da un coltello micidiale, entrato chissà come in Italia, dello stesso tipo usato dai Marines. Una baionetta trovata insanguinata nel controsoffitto della stanza al Meridien di Roma dei due assassini.

 Assassini che oggi si rimbalzano le responsabilità. La storia dell’arrestato con la benda - per non fargli vedere le immagini di sospettati in quel omento sui video dei carabinieri - è solo per ottenere una distrazione di massa dal punto zero, l’assurda morte del vicebrigadiere, che lascia sola la moglie sposata da appena un mese. Tutto il resto, ci pare, conta assai, almeno per noi di ISM. I carabinieri stanno sentendo il collega della vittima, che si sarebbe incontrato prima con Sergio Brugiatelli, il mediatore derubato dopo lo scambio truffaldino cocaina-aspirina, dai due americani. Dovrà spiegare cosa è successo veramente quella notte e questo fa parte del lavoro degli investigatori e della procura. ll dolore invece riguarda tutti noi, e non sarà solo di un giorno.

Lo hanno ucciso con una lama di 18 centimetri tuttora utilizzata dai marines nel combattimenti corpo a corpo dal 1942. Larga e con una scanalatura al centro per fare defluire il sangue delle vittime. Nome Trench knife' Ka-Bar Camillus con lama brunita impugnaturadi cuoio ingrassato e metallo brunito-  Ka Bar sta per il giudizio di un utilizzatore che aveva ucciso un orso, kill a bear, tanto è micidiale.

Gli investigatori hanno individuato anche il pusher che aveva ceduto a Brugiatelli la falsa cocaina, movente di questo delitto assurdo e feroce. La verità, ormai, non è più così lontana. Ci sono tutti gli elementi, o quasi, per ricostruire quella maledetta notte di Roma. 

Finnegan Lee Elder viene descritto dai vicini come un “ragazzo educato” o un “ubriaco violento, idem il suo compare, Gabriel Christian Natale Hjorth, 19 e 20 anni. il primo ha alle spalle una facoltosa famiglia californiana, con uno zio ex giornalista di Newsweek che ne cura i rapporti con i media; il secondo è figlio di un broker italiano e di madre Usa. Tutti e due studiano e abitano a San Francisco, in sobborghi ultraresidenziali. Sono universitari e diplomati di recente in scuole di alto livello. Per fare i turisti a Roma, avevano scelto un albergo da 200 euro a notte. Due turisti a caccia di emozioni forti, dalla natura violenta e imprevedibile. Alcol, psicofarmaci e droga, il loro mantra. E a Roma trovi quello che vuoi. Solo Gabriele capisce qualche parola di italiano, “Finn” zero. A lui il vicebrigadiere ha urlato “siamo carabinieri, basta….”. Troppo tardi.

 

 

 
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