OMICIDIO VOLONTARIO PER L'AUTISTA UBRIACO FREDDO E LUCIDO QUANDO HA UCCISO ELISA

| La ricostruzione dei consulenti del pm del tragico investimento costato la vita ad Elisa Ferrero

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Gli è stato notificato in cella, nel settore Sestante del carcere delle Vallette, la nuova accusa. Da omicidio stradale a omicidio volontario. Maurizio De Giulio, 50 anni, l'artigiano torinese già con precedenti di polizia per guida in stato di ebbrezza, lesioni e aggressioni ai danni di altrI automobilisti, rischia ora decenni di carcere. Secondo la consulenza disposta dal pm Paola Stupino, l'uomo non avrebbe fatto per frenare, o deviare, il furgone Ford Transit lanciato contro la moto con a bordo Matteo Penna, 29 anni, ingegnere informatico, rimasto seriamente ferito,  e la sua fidanzata, la laureanda in medicina Elisa Ferrero, figlia di due noti medici di Moncalieri, morta sul colpo per essere stata travolta dal furgone. Non solo: ha trascinato la moto per una cinquantina di metri prima di schiantarsi contro il guard rail della rotatoria Gravio nel Comune di Condove, lungo la statale 24, quel maledetto pomeriggio dii domenica. Un testimone, Luca G., lo inchioda alla sue responsabilità. 

LA RICOSTRUZIONE FINALE

Sono le 17,26 di domenica 9 luglio. Un piccolo gruppo di motociclisti, tra cui Matteo ed Elisa, in sella a una Ktm 650, scende in fils lungo la statale 24 in direzione Torino. Da una strada laterale sbuca, senza dare la precedenza, il Ford Transit Blu scuro targato EY804FG. Alla guida c'è Maurizio De Giulio, con a fianco la campagna di origine peruviana e sul sedile posteriore la figlia di 11 anni. Sono stati a un pic-nic. Lui ha bevuto vino e birra e nel suo sangue verrà rilevato un tasso alcolico tre volte superiore a quello consentito dalla legge, 1.50 contro 0,50. Matteo evita di essere investito e raggiunge però il furgone. Per sottolineare l'imprudenza del conducente, colpisce con un pugno lo specchietto retrovisore sinistro. De Giulio perde la testa. Esce dalla coda di auto a tutta velocità, ne supera pericolosamente quattro e punta deciso verso la moto che sta rallentando per entrare nella rotatoria.  in un video si vede il Transit che non solo non rallenta, nè tenta di deviare la traiettoria per evitare l'ostacolo, ma lo centra, quando i due mezzi sono perfettamente allineati, la moto davanti, il furgone con vetri scuri dietro. La moto si incastra sotto il muso del Transit, Elisa è investita e uccisa, Matteo è per fortuna sbalzato all'esterno della corsia. Sta meglio, è stato operato al Cto per ridurre le fratture in tutto il corpo ed è ancora in coma farmacologico. Cinquanta lunghissimi metri in cui De Giulio accelera ancora prima dello schianto contro il guard-rail. Dopo, uscira' illeso dal suo furgone semi-distrutto, incolume come la compagna e la bambina. Silenzioso, forse ancora inconsapevole di quanto accaduto, aspetterà seduto su un gradino di pietra l'attivo dei carabinieri che lo porranno immediatamente in stato di fermo.

LA DIFESA

De Giulio si giustifica, con l'aiuto della compagna, così: "Il ragazzo ha colpito lo specchietto, sono rimasto stupito del gesto, credevo si fosse rotto e ho cercato di raggiungerlo per prendere il numero di targa e fare denuncia all'assicurazione ma la moto ha improvvisamente rallentato di colpo e non sono riuscito a frenare in tempo. Non volevo investire nessuno, ma solo fare le mie ragioni, ho perso il controllo". Parole in parte confermate dalla donna che però, in qui secondi cruciali, ha detto che stava scrivendo sullo smartphone e non s'accorta dell'investimento. Dicono che adesso sia pentito, che abbia pianto per ore, tanto da essere sorvegliato 24 ore su 24 per timore che possa suicidarsi. Al momento del fermo ha detto solo: "L'ho fatta, ora la pagherò". Frastornato, movimenti meccanici, sguardo perso nel vuoto. Consapevole di avere ucciso un'innocente e di avere rovinato per sempre la sua vita e quella dei suoi cari.

LA CONSULENZA

I tecnici spiegano perché De Giulio non ha nemmeno provato a frenare: non ci sono tracce sull'asfalto né segni "di scarrociamento", segno che l'autista - come ha descritto lucidamente un teste - s'è diretto verso la moto "puntandola" con decisione sino ad investirla. Elisa, disarcionata, è stata aggangiata e trascinata per alcuni metri dal Ford Transit. E' morta dopo pochi minuti per i gravissimi poli-traumi riportati nel fortissimo impatto. La visibilità era perfetta, nessuno dei testimoni ha visto accendersi le luci rosse posteriori (in perfette condizioni) quando si aziona l'impianto frenante e viene escluso che l'autista ubriaco abbia comunque tentato una manovra d'emergenza per evitare l'investimento. 

LA NUOVA IMPUTAZIONE

Omicidio volontario aggravato da motivi futili e abbietti. I suoi precedenti escluderanno, in un eventuale processo in Corte D'Assise, le attenuanti generiche. Un'accusa che vale un ergastolo, salvo l'ipotesi di un ricorso al rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Nel suo passato ci sono due episodi simili. Fermato ubriaco alla guida, nel 2007, aveva tentato di nob sottoporsi all'alcol-test e aveva aggredito due carabinieri; nel 2015 era stato denunciato da una automobilista che aveva minacciato e malmenato per una precedenza non concessa, in pieno centro a Torino. Un racconto drammatico: "Mi chiuse la via di fuga con il furgone poi scese, aprì la portiera e mi afferrò per il collo urlando e insultandomi, credevo volesse uccidermi". Poi lo denunciò ai carabinieri. L'avvocato Pierfranco Bertolino tutela gli interessi delle parti civili, le famiglie di Matteo Penna ed Elisa Ferrero. Gli avvocati Matteo Del Giudice e Maurizio Grasso difendono invece Maurizio De Giulio. Il pm che coordina le indagini è Paola Stupino. 

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