Revenge Porn, arriva la galera

| Rischia grosso chi posta o diffonde video o immagini di contenuto sessuale esplicito senza il consenso. E intanto il Senato vara "Codice Rosso", più tutela per le donne

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E’ guerra al “Porn revenge”, e ora è legge. Sarà punito chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate. Il revenge porn viene punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro. Stessa pena per chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa o se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti commessi danneggiano persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o a danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto viene punito a querela della persona offesa. Il termine per la proporre la querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale .

Intanto anche il via ia libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l'ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti.

"La legge Codice Rosso rappresenta il massimo che si può attualmente fare sul piano legislativo per combattere la violenza sulle donne". Lo afferma in una nota il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno. Si tratta, dice, "di un'importantissima novità con la quale vogliamo scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto". Ma, aggiunge, "dopo questa svolta, sono consapevole che l'impegno per combattere la violenza sulle donne non può finire qui: per esempio, sarà essenziale operare sul piano della riduzione dei tempi dei processi penali". Ecco che, sottolinea, "fare il massimo sul piano legislativo è fondamentale, ma non basta. Come ho sempre sostenuto, la violenza sulle donne è molto spesso una conseguenza delle discriminazioni; dunque, gli interventi legislativi devono essere accompagnati da azioni concrete sul piano culturale". Comunque "oggi abbiamo aggiunto un mattone determinante nella costruzione di un'efficace lotta alla violenza".

 
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