Traffico d'armi e guai con il fisco, l'avvocato torinese si difende

| Dii nuovo alla ribalta una vecchia indagine su forniture militari all'Iran. Conti off-shore segreti

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"Ahimè. Io sono effettivamente nullatenente. E lo sono dal 3 marzo 2010".
A parlare è Raffaele Rossi Patriarca, l'avvocato torinese, civilista di fama internazionale, finito al centro di accertamenti della Guardia di Finanza nel capoluogo piemontese. Le indagini sono iniziate nei mesi scorsi, dopo che il professionista, imputato in Liguria in una causa per omicidio stradale, ha fatto richiesta di gratuito patrocinio.
Patriarca dichiara reddito zero, eppure le Fiamme Gialle sono risalite a una villa in collina, a un appartamento al mare, a yacht e costosi hobby. Le verifiche della Guardia di Finanza hanno accertato che dovrà pagare imposte su un reddito di circa 200 mila euro, a cui si aggiungeranno sanzioni e interessi.


"Tutto questo risale a una stagione lontana, a un'altra epoca. Ora non rimane più assolutamente nulla".

Nemmeno l'elegante studio di 300 mq in pieno centro storico a Torino, con affreschi e importanti opere d'arte?

"Quella che era la mia parte dello studio, non è più mia da molto tempo. Ora vivo e lavoro a Londra. E viaggio: Malta, Nigeria, Svizzera. Sono un avvocato con la valigia. Trovo dove dormire con Airbnb e mi sposto con Blah Blah car, che è ancora più economico del treno. Si figuri che non ho nemmeno i soldi per divorziare da mia moglie, che mi ha sbattuto fuori di casa nel 2014".

E i documenti trovati dalla Guardia di Finanza che l'ha fermato al Valico di Ponte Chiasso? I documenti che riguardano la gestione di società con sede in noti paradisi fiscali, come Panama e l'isola di Jersey in Gran Bretagna?

"Avevo un appuntamento di lavoro e, come ovvio, avevo con me alcune carte dei clienti. Non sono titolare di nessuna società off shore. Semmai seguo società comunitarie, che hanno alcuni azionisti fuori dall'Ue. E' il mio lavoro. Lavoro che ho ripreso a fare a Londra da quando sono stato sterilizzato professionalmente e reso inavvicinabile. Per me, dal 2010, è diventato impossibile lavorare".

Sette anni fa, Patriarca è stato chiamato in causa dalla Procura di Milano in un'inchiesta su un presunto traffico d'armi con l'Iran. Una storia suggestiva, in cui l'avvocato è accusato di aver organizzato e predisposto compravendite di forniture all'Iran utilizzando una quindicina di società ombra in vari Paesi europei.

"Una storia folkloristica, in cui non c'è nulla di vero. Non mi sono mai occupato di armi. Non per buonismo, ma perché non ho competenza né tecnica né giuridica. Nell'ottobre 2009 fui incaricato da una società privata iraniana di assisterla nell'acquisto di nove elicotteri vip e per il trasporto operai. Il mio settore professionale".

Ma sono arrivati i guai con la giustizia. L'arresto, il 3 marzo 2010. I due mesi trascorsi a San Vittore, i due mesi di arresti domiciliari, i sei mesi di divieto d'espatrio. Il Consiglio dell'Ordine degli avvocati l'ha sospeso, nel 2010, per cinque mesi. Ora il procedimento disciplinare è in attesa del processo di merito, iniziato il 14 giugno 2016.  

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