Tutti i misteri di Imane

| La fine della modella 34enne sempre più simile a una spy-story dai contorni inquietanti. L’autopsia cercherà di dare una risposta alla fine, ma se la cautela è tanta, i timori non mancano

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Povera Imane, il clamore intorno al proprio nome che non era riuscita a raggiungere in vita, le è arrivato dopo la morte, fuori tempo massimo. Una fine che continua ad avere i contorni inquietanti di una spy-story internazionale, che sembra ben più grossa delle serate del “Bunga Bunga”, con mani esperte che potrebbero essere arrivate chissà da dove per eliminare una donna tanto bella quanto scomoda. Ovunque è un rincorrersi di ipotesi, supposizioni, perfino illazioni e fake news, immancabili, mentre il procuratore di Milano Gerardo Greco tenta di rimettere ordine. È lui, in una conferenza stampa, ad ammettere che nel sangue della modella 34enne le analisi hanno rinvenuto una percentuale di metalli pericolosi 100 volte più alta della media: “L’antimonio nel suo sangue, già lavato con diverse trasfusioni, ha dato come risultato 3, quando il range di tollerabilità oscilla fra 0,2 e 0,22. Il cadmio urinario è risultato a livello 7, quando la normalità è di 0,7. Ancora tracce di molibdeno, cobalto e cromo urinario, 7,4 mg/litro contro il massimo tollerato, pari a 0,6, e poi cromo: 2,6 mg/litro contro la normalità di 0,5”.

Che si tratti di sostanze radioattive o meno, non è in grado di confermarlo il pm Luca Gaglio, perché “non conosciamo gli isotopi”. Ma proprio per evitare problemi di contagio, è partito l’inquietante ordine della procura, “Nessuno si avvicini al cadavere”, una scritta a mano rinvenuta da “Repubblica” sul fascicolo di Imane, all’obitorio di Milano: un ordine che riguarda tutti, parenti, amici e addetti.

L’autopsia sarà affidata ad un’équipe medico-legale dotata di scafandri isolanti hi-tech messi a disposizione dal Nucleo radiologico e batteriologico dei Vigili del fuoco: “Non conoscendo le cause del decesso – aggiunge il procuratore Greco – nulla può essere escluso. Si partirà con l’estrazione di tessuti dagli organi interni che potrebbero rivelare l’eventuale radioattività, poi si procederà con la normale autopsia”. I controlli effettuati nell’appartamento dell’amico dove Imane era ospite fino al giorno in cui si è presentata all’Humanitas accusando malori diffusi, è risultato privo dei metalli trovati nel sangue della modella. Aveva trovato rifugio per sfuggire ad una situazione di totale indigenza: viveva in un cascinale nelle campagne di Chiaravalle infestato dai topi. Era stata lei a raccontarlo ai medici il 29 gennaio scorso, quando era arrivata all’Humanitas e i medici sospettavano un caso di lectospirosi, malattia trasmessa dall’urina dei ratti che compromette gli organi vitali. Ma nel range delle possibilità c’è anche quello di una malattia rara che abbia causato il deterioramento progressivo degli organi interni, fino alla morte.

Ma ad aumentare i dubbi è soprattutto il mistero: perché qualcuno avrebbe voluto la morte di Imane Fadil? Legare la sua fine al processo Ruby Ter sembra un’ipotesi alquanto azzardata, visto che la modella era stata addirittura esclusa come parte civile. Si parla invece con insistenza di mani sapienti, provenienti da una potenza straniera: in pochi avrebbero potuto e saputo utilizzare sostanze radioattive “a emvita più breve”, i cui effetti scompaiono dopo poche settimane. Per il dottor Angelo Del Sole, professore di Diagnostica all’Università di Milano interpellato da “Adnkronos”, “Potrebbe trattarsi del delitto perfetto, perché non esiste un marker capace di indicare con certezza assoluta che la morte sia dovuta a radiazioni. L’autopsia potrebbe accertare la causa patologica che ha portato al decesso, ma non cosa l’abbia provocata. Nei casi di avvelenamento, la radioattività è causata per via iniettiva o più facilmente per via aero-digestiva, attraverso una semplice bevanda”.

Ma in questa storia, qualcosa continua a girare storta. Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio militare sentito da “Il Messaggero”, è ipotizzabile l’utilizzo di cobalto ionizzato: “Una tipologia di intervento utilizzato dai servizi segreti dell’Est. È una sorta di marchio di fabbrica, una firma in codice. Si tratta di una sostanza che non ha effetto immediato e la morte lenta consente di mascherare le tracce ed eventuali identificazioni dei colpevoli: è inodore, insapore e può essere versato in una sostanza o un cibo senza creare sospetti. Si tratta di materiali molto pericolosi e altrettanto difficili da reperire, che si trovano soltanto sul mercato nero. Viene prodotto in fiale, pillole o pellicole che si sciolgono nei liquidi: è il segno distintivo dei servizi segreti russi”.

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