Un profugo su quattro muore in mare

| Più di 150 dispersi davanti alla coste libiche, decine di cadaveri in mare per il ribaltamento di due barconi. Tragico report ONU, Human Rights accusa la UE di non fare nulla. Centinaia di persone nei lager libici

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Di Michael O'Brien

Sono due i barconi affondati nelle ultime ore davanti alle coste libiche, rivela ai media il portavoce della Guardia costiera libica, Ayoub Gassim. Le due imbarcazioni, con circa 300 persone a bordo, si sono capovolte nelle acque davanti a Khoms, circa 120 km a est della capitale Tripoli: 137 migranti sono stati recuperati e riportati in Libia. "Stimiamo possano essere 150 i migranti affogati", conferma un portavoce dell'Unhcr, Charlie Yaxley. In mare ci sarebbero decine di cadaveri. Sarebbe la tragedia più grave nel Mediterraneo di quest'anno.

Le traversate verso l'Europa di solito raggiungono il culmine in estate, quando i mari sono più calmi. L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato 37.555 persone che sono entrate in Europa via mare e altre 8.007 via terra nel 2019.

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che il numero di morti confermate sulla rotta Libia-Europa è di 164 persone dall'inizio dell'anno, meno che negli anni precedenti, ma secondo l'ONU il viaggio sta diventando sempre più pericoloso, con una persona su quattro che muore in mare prima di raggiungere l’Europa. Un enorme esodo dalle coste dell'Africa settentrionale verso l'Europa è iniziato dopo le rivolte del 2011 che hanno rovesciato il dittatore libico Muammar Gheddafi.

I leader europei hanno compiuto sforzi per arginare il flusso di imbarcazioni attraverso il Mediterraneo, anche collaborando con la guardia costiera libica e altre forze del Paese africano. Le associazioni umanitarie hanno commentanto affermando che le politiche hanno lasciato i migranti in balia di gruppi armati brutali, rinchiusi in squallidi centri di detenzione privi di cibo e acqua.

Secondo il portavoce dell'UNHCR, Charlie Yaxley: "Questo orribile evento evidenzia ancora una volta la necessità di un cambiamento di approccio alla situazione nel Mediterraneo. È fondamentale un'azione urgente per salvare vite umane in mare e impedire alle persone di salire su queste barche, offrendo alternative sicure e legali".

Judith Sunderland, direttrice associata per l'Europa e l'Asia centrale di Human Rights Watch, ha aggiunto: "Il lato sempre così orribile di queste tragedie è che dovrebbero essere prevenibili. Invece di condurre ricerche e salvataggi europei nel Mediterraneo, l'UE ha ritirato le sue forze navali. Invece di sostenere le operazioni di salvataggio non governative, i paesi dell'UE hanno lanciato ogni ostacolo sulla loro strada. Invece di assumersi le proprie responsabilità, i paesi dell'UE hanno sostenuto la guardia costiera libica senza le risorse”. Questa settimana, la guardia costiera libica ha intercettato circa tre dozzine di persone al largo della costa e le ha portate in un centro di detenzione vicino a Tripoli. Più di 200 profughi reclusi sono ancora nel centro di detenzione di Tajoura, vicino al fronte dei combattimenti tra fazioni rivali libiche, dove un attacco aereo ha ucciso più di 50 persone all'inizio di questo mese. L'ONU ha espresso preoccupazione per la loro sicurezza.

Almeno 2.500 migranti sono detenuti nei centri di Tripoli e dintorni, dove le forze fedeli al maresciallo Khalifa Haftar combattono contro le milizie che da aprile si schierano con un governo riconosciuto dall'ONU.

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