Venaria: dal caro estinto all'estinto carissimo

| Il paradosso di una città che ha esaurito i loculi cimiteriali a disposizione dei cittadini: ora morire costerà molto di più

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Nell'agosto del 2015, il sindaco del Comune di Sellia, 505 abitanti in provincia di Catanzaro, aveva emesso un curioso divieto alla cittadinanza: "Occupatevi della vostra salute con più attenzione, perché è fatto divieto di morire".

Una provocazione, certo, che a breve potrebbe essere adottata anche da Venaria, città dell'hinterland torinese che di abitanti ne conta molti di più - 32.200 - con conseguente difficoltà a non sgarrare da parte di chi è ligio al dovere e ce la mette proprio tutta, ma quando il destino chiama è costretto a passare a miglior vita, alla faccia dell'ordinanza.

E se a Sellia i motivi si concentravano più che altro sullo spopolamento del paese, con la conseguenza di lasciare sul posto solo gli ultrasessantacinquenni, a Venaria la faccenda assume note e sfumature diverse: meglio non morire perché non sapremmo dove conservare le vostre spoglie.

Un paradosso che Salvatore Ippolito, capogruppo del Gruppo Misto di Minoranza in Comune e Valter Perin, presidente del Comitato Salvaguardia dei Defunti, avevano denunciato più di un anno fa, invitando il sindaco Cinquestelle Roberto Falcone a prendere provvedimenti.

"I loculi a disposizione sono zero, esauriti: una mancanza che costringerà i venariesi a vagabondare nei centri limitrofi alla disperata ricerca di un loculo libero, per di più dovendo sopportare costi pari al doppio del valore, compresi fra 9 e 10.000 euro".

Invece, si è arrivati puntuali al "tutto esaurito", ipotesi minacciata due anni fa dall'Ufficio Cimiteriale, che confrontando semplicemente i posti liberi con il tasso di mortalità cittadini, era perfino riuscito a ipotizzare una data limite. Erano seguite interrogazioni e solleciti, visto che realizzare un nuovo lotto richiede fra i tre ed i quattro anni. Fino ad allora, tutti in gamba: è un ordine.

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