Vittoria delle donne: pene raddoppiate per gli stupratori

| I giudici spagnoli ribaltano la prima sentenza, definita dai movimenti femminili troppo clemente, per i cinque stupratori di una 18enne a San Firmin. C'erano state proteste e cortei in tutta la Spagna

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Il Tribunale Supremo spagnolo ha riconosciuto il reato di stupro di gruppo nel caso de "la Manada" che l'anno scorso sconvolse la Spagna, con proteste di donne in tutto il paese. I cinque imputati dovranno scontare 15 anni di carcere e non più soltanto nove, come aveva stabilito la scorsa primavera una corte della Navarra, affermando che si era trattato soltanto di un abuso sessuale perchè non vi erano state anche violenze fisiche. La sentenza di oggi, che è definitiva, ha riconosciuto "lo scenario intimidatorio" dei fatti, spiegando che anche se la vittima non si è difesa non ha mai acconsentito agli atti sessuali, riferiscono i giornali spagnoli. Erano in cinque, che è come essere invisibili, nell’enorme confusione della festa di San Firmin, a Pamplona, quella dei tori liberati per le strade che ogni anno attira migliaia di turisti. A quei cinque ragazzi, di età compresa fra 27 e 29 anni, non bada nessuno e nessuno fa caso quando offrono un bicchiere ad una bella ragazza di Madrid che tenta di ritrovare l’amico perso nella grande confusione. Lei è allegra, bella, ha vent’anni ed è un po’ spaventata da tanta confusione: loro sembrano sicuri, la tranquillizzano, si offrono di aiutarla. È un attimo: la trascinano dentro ad un portone e a turno, come animali, abusano di lei filmando ogni cosa con i loro smartphone.

La trova una coppia, seminuda e in stato di shock: l’ospedale conferma quanto ripete. È stata violentata. Partono le indagini, che si concentrano ben presto su cinque giovani, fra cui un militare e un agente della “Guardia Civil” su cui pende una denuncia per abusi sessuali. Sono parte di un gruppo, “La Manada”, letteralmente: il branco. Su Whatsapp si scambiano tecniche, informazioni e coordinano l’attrezzatura per il raid di Pamplona: farmaci, corde, droghe. Sono in 21, partiti da Siviglia con in mente il piano preciso di prendersi con la forza quello che secondo loro gli spetta di diritto.

Tutto questo accadeva nel 2016, due anni fa. Lo scorso aprile, poche settimana fa, arriva una sentenza che ha dell’incredibile: 9 anni di reclusione quando la procura ne aveva richiesti almeno 22 e 100 mila euro di risarcimento alla vittima. Per i giudici si è trattato di “abuso sessuale”, ma non di “aggressione sessuale”. E neanche intravedono “violenza e intimidazione”.

In Spagna esplode la protesta: migliaia di persone in piazza a Siviglia, Madrid e Barcellona e milioni di post con l’hashtag #YoTeCreo, io ti credo. Perfino il governo è costretto a prendere posizione, criticando aspramente la sentenza dei giudici: il ministro della giustizia Rafael Català pretende una commissione d’inchiesta.

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