Arthur Conan Doyle, lo spiritualista pragmatico

| Da un lato la certezza dell’esistenza dei fenomeni paranormali, dall’altro la passione per le storie investigative e la creazione di un detective che fa dell’indagine scientifica e deduttiva il suo credo e diventa il più famoso al mondo

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Di Marco Belletti
Se si fosse chiamato Sheridan Hope (e la sua spalla Ormond Sacker) avrebbe avuto lo stesso successo? Chissà se il mondo sarebbe diverso, se Arthur Conan Doyle non avesse cambiato – tra la prima e la seconda stesura – il nome dei due protagonisti del suo romanzo in Sherlock Holmes e John Watson? Ovviamente non è possibile saperlo, ma quello che è certo è che il buon Sherlock sta per compiere 133 anni di età, e non li dimostra affatto. O meglio, li dimostra ma è un personaggio talmente bizzarro, fuori dagli schemi e diverso da tutti gli altri detective di finzione, da restare indubbiamente uno dei più popolari della letteratura gialla, e non solo. Alcuni anni fa un’indagine, benché piuttosto approssimativa, mise in evidenza che chiedendo a bruciapelo di ricordare un investigatore privato, ben più della metà degli interrogati non aveva dubbi: Sherlock Holmes.

E Arthur Conan Doyle, il suo inventore, ha decisamente sfruttato questa fama riflessa scrivendo circa 60 storie con lo stravagante detective che abita al 221B di Baker Street, anche se la sua opera completa comprende quasi 200 tra romanzi, racconti, poesie, libri storici e saggi.

Holmes compare per la prima volta nel 1887 nel romanzo “Uno studio in rosso” (“A Study in Scarlet”), la cui prima pubblicazione – sull’edizione natalizia della rivista “Beeton’s” – ha ben poco successo e il fatto che siano rimaste solo 11 copie della pubblicazione ha fatto schizzare alle stelle il suo valore fra i collezionisti. “Uno studio in rosso” viene ripubblicato l’anno dopo in volume e da lì parte il successo dell’autore e di Holmes.

Arthur Ignatius Conan Doyle nasce il 22 maggio 1859 a Edimburgo, in Scozia. I Doyle sono una ricca famiglia cattolica irlandese, ma Charles Altamont (il padre di Arthur) è un alcolizzato cronico e artista di scarso successo che appena 22enne sposa la 17enne Mary Foley, ragazza vivace e colta con la passione per i libri. A causa del comportamento dell’uomo, la nuova famiglia è tutt’altro che in armonia e oltretutto il denaro manca completamente dalle loro tasche: per questo motivo i parenti Doyle pagano gli studi al piccolo Arthur che trascorre tutta l’infanzia in un collegio gesuita in Inghilterra. Da adulto lo scrittore dichiara di aver detestato il bigottismo che ha circondato i suoi studi e di essersi ribellato alle punizioni corporali, diffuse e decisamente brutali nella maggior parte delle scuole inglesi dell’epoca.

Scrivendo spesso alla madre, Doyle si rende conto di avere un talento narrativo e di amare il poter inventare storie che gli estasiati compagni ascoltano. Nel 1876 Arthur Doyle (all’epoca non usa il secondo nome Conan) si diploma e decide – contro il parere di tutti i familiari – di studiare medicina, condizionato in questa scelta da Bryan Charles Waller, un giovane medico ospitato dai Doyle per sbarcare il lunario. Waller ha studiato all’università di Edimburgo ed è lì che vuole andare Arthur. Durante gli studi conosce James Barrie (il creatore di Peter Pan) e Robert Louis Stevenson, ma la persona che lo influenza di più è uno dei suoi insegnanti, Joseph Bell, maestro di logica, osservazione, deduzione e diagnosi: tutte qualità che si ritroveranno nel detective Sherlock Holmes.

Quando ha vent’anni Doyle – che ancora non ha completato gli studi – si vede offrire il posto di chirurgo di bordo sulla Hope, una nave per la caccia alle balene in procinto di partire per il circolo polare artico. Il giovane rimane sconvolto dalla brutalità con cui vengono uccise le foche dai componenti dell’equipaggio ma la successiva caccia alle balene lo affascina.

Il primo impiego retribuito del dottor Arthur Conan Doyle è quello di ufficiale medico sul piroscafo Mayumba, una vecchia e malconcia nave che viaggia tra Liverpool e la costa occidentale dell’Africa, lavoro che abbandona in fretta per aprire a Portsmouth il suo primo studio. Senza troppi soldi a disposizione, affitta una casa di cui arreda solo le stanze che i pazienti vedono ma nel giro di tre anni inizia ad avere un buon reddito tanto da potersi sposare una prima volta nell’agosto 1885.

La vita del giovane dottore inizia a cambiare nel marzo 1886 quando comincia il romanzo che lo catapulterà nell’olimpo degli scrittori e verso la fama. Come titolo ha pensato “A Tangled Skein” (cioè una matassa aggrovigliata) e, come visto, per i due protagonisti i nomi di Sheridan Hope e Ormond Sacker. La storia vede finalmente la luce un paio di anni dopo con un nuovo titolo e nuovi nomi per i personaggi e segna un radicale cambiamento nella vita dello scrittore. In realtà Doyle ha sempre affermato di ritenere di gran lunga migliore il suo successivo romanzo (senza Holmes e Watson) “Micah Clark” che all’epoca è molto ben accolto ma oggi completamente dimenticato. Da allora per tutto il resto della vita di Doyle da un lato c’è Sherlock Holmes che diventa fulmineamente famoso in tutto il mondo con storie che l’autore considera niente più che commerciali, dall’altro lato ci sono decine di romanzi storici seri, di poesie e di opere teatrali per i quali Doyle si aspetta di essere riconosciuto come un autore serio.

Mentre diventa planetario il successo del detective con la mantellina, la pipa, lo strano cappello e la lente d’ingrandimento (“Uno studio in rosso” è il primo esempio di narrativa poliziesca in cui compare come strumento nelle mani di un investigatore), Doyle scrive un racconto strano e piuttosto confusionario sulla vita dopo la morte di tre vendicativi monaci buddisti (“Il mistero di Cloomber”), storia che testimonia il fascino subito da Doyle per il paranormale e lo spiritualismo.

Questa passione non lo abbandonerà più e mentre il pragmatismo, la rigorosa applicazione delle leggi della scienza e le capacità deduttive di Holmes gli permettono di vivere agiatamente grazie ai diritti di libri, opere teatrali e film dedicati all’investigatore, Doyle continua a coltivare il suo interesse per i soggetti mistici e i fenomeni paranormali. Partecipa a sedute spiritiche, incontri con medium, esperimenti di telepatia e si convince che lo spiritualismo è voluto da Dio per portare conforto alle persone in lutto.

Doyle muore di infarto il 7 luglio 1930 a 71 anni, trovato con le mani strette sul petto a Windlesham Manor, la sua casa a Crowborough, nell’East Sussex. Essendo convinto spiritualista e dichiaratamente non cristiano dai tempi dell’università, viene sepolto in un roseto prima di essere traslato anni dopo insieme con la seconda moglie nel cimitero di Minstead in Hampshire.

Chissà che ne penserebbe Sherlock Holmes del suo stravagante creatore…

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