Diversamente uguali

| Nella giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, la vicenda raccontata da “Accademia”, un romanzo di Deo che racconta la storia d’amore fra Dante e Gabriel

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Di Floriana Naso
Nell’ultimo anno l’Arcigay denuncia un aumento delle vittime di omofobia, transfobia e bifobia. Tutte queste persone che vengono abusate, discriminate, bullizzate e derise non sono protette dallo stato. Fra di loro, lo ricordiamo, per lo più giovani ma anche minori, i quali vengono segregati in casa dai loro genitori o costretti a violenze fisiche e psicologiche di ogni tipo. Eppure esiste una legge presentata e approvata dalla Camera il 19 settembre 2013, la norma prevede il reato di abuso su movente d’odio basato sulla discriminazione in base all’identità di genere e orientamento sessuale: peccato che sia ferma al Senato da più di quattro anni, in attesa di essere discussa e approvata definitivamente. 

La “Gay Help Line”, nata nel 2006 ha raccolto a oggi più di 220 mila segnalazioni di episodi di omofobia e transfobia. Le vittime che vi si sono rivolte cercano aiuto e sostegno psicologico. Molte non riescono a trovare lavoro, vengono cacciate dalla famiglia, vessate, abusate ed etichettate come “malate”; nonostante il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) abbia eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Tuttavia, dopo trent’anni, ancora serpeggia intolleranza, discriminazione e ignoranza.

Scrivere di questo fenomeno è doveroso, così come ha fatto Deo, autore del romanzo autopubblicato dal titolo “Accademia”.

Narra la storia di Dante e Gabriel che si conoscono durante una lezione all'Accademia di Belle Arti nel 1998. Vivranno un amore intenso, il quale sarà messo a dura prova nel corso degli anni. Per Dante è soltanto l'inizio di una vicenda che lo condurrà alla scoperta del vero senso della vita. Dopo venti anni, gli eventi li condurranno a incrociarsi nuovamente. E sarà tempo di decidere se andare avanti o restare imprigionato alle catene del passato.

Intervista all’autore.

Come nasce Accademiae perché?

Accademianasce dall’esigenza di raccontare un amore uguale a tutti gli altri: un amore che non può e non dev’essere etichettato o definito in relazione a chi lo vive. L’amore è uguale per ogni essere vivente a questo mondo. Il termine “gay” non viene mai menzionato intenzionalmente, proprio per indicare e abituare il lettore a vivere in prima persona un amore come tutti gli altri. L’obiettivo è quello di lasciarsi andare alla lettura, creare una sorta di empatia tra il lettore e i protagonisti del romanzo.

Parlaci dei protagonisti: chi sono e cosa accade loro?

I protagonisti sono ragazzi di tutti i giorni. La storia è raccontata da più voci, secondo il proprio punto di vista. È la storia di due ragazzi, non gay, non etero, due ragazzi semplici che si innamorano tra una lezione e l’altra. Vivranno la difficoltà di vivere un sentimento ingenuamente nuovo e puro. 

Pensi che il lettore riuscirà a immedesimarsi nei protagonisti? Se sì, perché?

Tanti sono stati innamorati e molti altri si innamorano ogni giorno. L’amore è ciò che ti rende vivo e non può non creare un ponte tra la storia raccontata nel romanzo e l’esperienza passata o presente del lettore. L’incontro, l’ossessione, l’amicizia e tante altre sfaccettature dell’amore caratterizzano i personaggi in questione. Ho cercato di descrivere ogni minima sensazione, da quella più delicata a quella più forte, proprio per sottolineare il crescendo di sentimento tra due persone.

Qual è stato il passaggio più significativo che hai affrontato nel tuo romanzo?

Il romanzo è suddiviso in più parti. La prima, prettamente adolescenziale, è la più pura. La seconda, invece, racconta quello che accade dopo vent’anni e forse è proprio la parte che preferisco. Quando hai vissuto un amore, corrisposto o non, da giovane, e passano così tanti anni, il tutto viene idealizzato e potenziato dai ricordi del passato; forse il momento che più preferisco è l’incontro tra i due protagonisti dopo così tanto tempo.

Quale messaggio percepirà il lettore?

Il messaggio di cui il romanzo si fa portavoce è quello che l’amore è un sentimento uguale per tutti e che può sconfiggere ogni ostacolo e pregiudizio.

Come è possibile, a parer tuo, che nel 2019 si parli ancora di omofobia in un Paese come il nostro, avanzato e democratico?

Mi sono sempre chiesto come sia possibile che più si vada avanti e più si viva una regressione sotto parecchi aspetti. L’Italia, come tanti altri Paesi, vive ancora la paura del cambiamento. Un cambiamento che non sta avvenendo ora, perché l’omosessualità è sempre esistita. Ogni artista del passato, ogni grande protagonista che leggiamo sui libri di storia, ha vissuto un amore omosessuale: da Alessandro Magno a Michelangelo Buonarroti. E allora perché oggi crea così tanto scandalo? Credo che bisogna smetterla di sottolineare ogni giorno che tutti sono uguali, che “gay è normale”. Bisogna comportarsi da tale. Questo Paese può essere avanzato rispetto ad alcuni, ma tanto retrogrado rispetto ad altri. 

Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per tutelare di più i diritti della comunità LGBT?

Vivere. Bisogna vivere come lo si è sempre fatto. Ci saranno sempre pregiudizi, offese, emarginazioni, meno diritti, ma ciò che conta è che possono offenderci, picchiarci, bullizzarci, ma noi saremo sempre qui, e sempre più in tanti.Prima o poi credo che il nostro Paese dovrebbe concentrarsi su altri problemi, molto più gravi ed urgenti, invece di perdere tempo a stupirsi di qualcosa che esiste, è qui, ovunque e comunque. 

Progetti futuri?

Beh… Pensare al sequel del mio romanzo. Ci sono così tante altre cose da raccontare e già ho cominciato a mettere su carta qualche nuova idea. 

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