Una donna libera (anche) in Marocco

| La scrittrice marocchina Ilham Belfakir, nel romanzo "I miei perché" (Il Mulino Onlus Editore) racconta la vita di Zina che lotta faticosamente e con rabbia, come tante altre donne arabe, per libertà e tolleranza

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Di Floriana Naso

Con la sua opera prima, I Miei Perché (Il Mulino Onlus Editore), Ilham Belfakir ci prende per mano e ci accompagna nel cuore del Marocco, con le sue tradizioni, usi e costumi. Ciò che però colpisce è la capacità dell’autrice di portare il lettore a immedesimarsi perfettamente con la protagonista, Zina. Perché la ricerca dell’amore, del rispetto, della comprensione è universale. Ilham è stata in grado di esprimere un ampio ventaglio di emozioni: tristezza, rabbia, sofferenza, gioia, con una consumata e inusuale capacità letteraria. Leggere I Miei Perché procura la gradevole sensazione di “essere il personaggio” e di lasciarsi cullare dall'alternanza di emozioni che catturano il lettore. L’autrice mostra nelle sue pagine una consapevolezza e una profondità rare per un esordio: qualità molto evidenti in un testo ricco di chiavi di lettura diverse.Il libro racconta la storia di una donna, iniziando il racconto dall'infanzia fino ai trent’anni. La protagonista si imbatte in un ciclo continuo di sofferenze e violenze: fisiche e morali subite dall'età di dieci anni da parte del padre e dei familiari. Zina si ritroverà ad affrontare ulteriori problemi di un'altra tipologia man a mano che cresce e matura insieme ai suoi perché. Zina è una donna piena di vita e di speranza. Alle sue spalle ha una storia intricata fatta di amicizie e tradimenti, presunti amori e sentimenti perduti e un complesso rapporto con il padre prepotente e assolutista dal carattere camaleontico che la costringe ad abbandonare la sua amata terra. Il suo viaggio per l’Italia è stato un’effimera fuga da una vita travagliata o una ricerca della serenità e del vero Amore? I Perché di Zina sono tanti, a qualcuno ha trovato una risposta mentre a qualcun'altro no.Cosciente che la vita non è dipinta di rosa e grazie al suo carattere audace e intraprendente, è riuscita a superare parecchie difficoltà incontrate lungo il suo cammino con sagacia aggrappandosi saldamente alle sue origini arabe e musulmane e aprendosi ad altre culture e a diverse civiltà.Dal momento in cui ha trovato il suo Grande Amore si apre per lei un’altra pagina del suo libro riempito di salienti avvenimenti.Doveva combattere munita di fede e di sani principi contro i pregiudizi e l’ignoranza di una minoranza ribadendo che la Terra è di Dio e che noi siamo solo dei passanti su di essa fino all’arrivo della nostra ignota ora per poi ritornare al nostro Creatore.”

Com’è nata l’ispirazione per scrivere questa storia?

 Devo dire che l’idea di esternare i miei sentimenti e poter tirare fuori i gridi dal profondo del mio cuore, mi balenava in mente da anni. Avevo iniziato parecchio tempo indietro a buttare giù le prime pagine, ma purtroppo avevo accantonato il tutto per poi avere la spinta giusta che mi serviva per realizzare il mio sogno tirandolo, finalmente, fuori dal cassetto.

Quanto c’è di te in Zina?

 Zina potrebbe rispecchiare qualsiasi donna “guerriera”, colei che non molla mai, neanche di fronte alle peggiori situazioni e problemi. La donna che trova il coraggio per andare sempre avanti per la sua strada malgrado gli ostacoli. Condivido con Zina la sua tenacia, il suo carisma e la sua passione.

 Nella tua opera evidenzi le difficoltà che incontra Zina quando emigra dal suo paese, soprattutto i pregiudizi con i quali deve fare i conti. Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per far avvicinare di più culture diverse senza preconcetti?

 Ho voluto toccare un tasto abbastanza dolente specialmente in questo periodo, per fare chiarezza, a modo mio, su tanti punti salienti che vengono, qualche volta, confusi. Secondo me dobbiamo cercare di essere più tolleranti, aperti al dialogo e provare a conoscere il diverso invece di rifiutarlo o giudicarlo. La diversità è natura, anche le piante sono diverse, ma nessuna è inutile.

 In Marocco, Tunisia, Egitto le donne stanno conquistando la parità e certamente il vento della primavera araba contribuirà ancor di più all'emancipazione femminile, tuttavia in paesi come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Pakistan, Afghanistan, la strada è ancora in salita. Che consigli ti senti di dare a una donna araba che vuole emigrare? 

 La donna araba con il passar degli anni ha ottenuto e continua ad ottenere i suoi diritti ma permane la sua lotta verso l’uguaglianza con l’uomo specie in alcuni paesi dove è portata a combattere di più per raggiungere il suo obbiettivo. I consigli che potrei dare ad una donna araba che vuole emigrare sono esattamente gli stessi che darei a qualsiasi altra, a prescindere dalla sua provenienza e dal suo credo. Siamo esseri morbidi, fragili, sentimentali ma, quando tracciamo la nostra redline con determinazione, niente e nessuno al mondo potrà superala. Siamo piene di risorse, e credo che emigrare sia una di quelle situazioni dove le tiriamo fuori usandole al meglio. 

 Che messaggio hai voluto dare con il tuo romanzo?

 Il messaggio che vorrei dare con il mio romanzo è la tolleranza. A mio avviso, se fossimo più clementi, tutto si potrebbe raggiugere e potremmo convivere insieme in pace e tranquillità. So che è un ideale e che è difficile creare delle società un minimo tolleranti ma, se proviamo ad esserlo e cercare di aiutarci, forse ritorneremmo ad essere come erano i nostro antenati, più spensierati e meno problematici.

 Progetti futuri?

 Sto scrivendo un altro libro e questa volta si tratta di un altro genere: un giallo. Spero di avere le idee giuste e di poterlo pubblicare al più presto.

LA SCHEDA

Ilham Belfakir è nata a Rabat nel 1976 dove ha vissuto fino all’età di 23 anni.

Lì ha studiato economia e commercio e successivamente ha deciso di andare in Italia per proseguire gli studi specializzandosi in Economia del Turismo.

Anni dopo ha incontrato il marito da cui ha avuto due figli e a cui ha dedicato tutto il suo tempo.

Amante della musica, del ballo, delle lingue, e della lettura ha iniziato a buttare giù le prime righe del suo libro spinta dal forte desiderio di trasmettere messaggi di tolleranza e speranza.

Vive felicemente in Italia insieme alla sua famiglia.

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