I paparazzi della Dolce Vita, eterna seduzione

| La mostra torinese (via delle Rosine 18) sui fotografi dell'epoca felliniana incantano i visitatori di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia

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(Nostro Servizio)
di BEATRICE FIDA
Roma e l'Italia filtrate dai "Paparazzi" sono le protagoniste della mostra temporanea esposta fino al 7 gennaio 2018 a CAMERA, senza tralasciare una breve incursione sul mondo esterno. Centrale il dialogo mai sopito fra cinema e fotografia

L'esposizione si concentra cronologicamente sul "paparazzo", un fenomeno partito dagli anni Cinquanta, adattatosi poi alla rapida ma graduale digitalizzazione delle immagini. L'immagine prodotta non si presenta mai sospesa o fine a se stessa: grazie ad essa è infatti possibile ricostruire momenti storici e fenomeni di costume; lo scatto rubato influenza le mode e soprattutto la vita di coloro che sono ritratti, soltanto apparentemente, a tradimento.

Apparenza è la parola chiave che accompagna il fruitore fra le sale della mostra; e non è un caso se la mostra si approfondisca e idealmente continui proprio tra le sale del Cinema Massimo, dove è già stata proiettata (con grandissimo successo di pubblico) "La dolce vita" di Fellini (per altro alcuni spezzoni sono inseriti nelle sale della mostra) e dove si proietteranno "Jackie" - il film su Jackie Kennedy di Pablo Larrain - il 14 ottobre e infine "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino il 3 novembre. Inoltre proprio al regista partenopeo è dedicata la Project Room di CAMERA.

L'allestimento inizia quindi con un occhio di bue sugli anni Cinquanta, dove a Roma si forma un gruppo di fotografi d'assalto che prendono di mira i protagonisti del mondo del cinema. Sfilano sotto gli occhi attenti di Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Lino Nanni - solo per citarne alcuni - Anita Ekberg, Liz Taylor, Richard Burton, Sophia Loren, Brigitte Bardot e altri nomi di quell'indimenticabile stagione. Non è quindi un caso che "paparazzo" sia un nome nato dentro a un film e da questo esportato, e di cui ha mantenuto il carattere di sogno e fantasia. La correlazione fra paparazzo e film ruota attorno al personaggio della diva, più importante di cantanti e politici in questo particolare momento storico. Interessante notare dalle foto di come la quotidianità non ne cancelli il divismo, e anzi da questa ne esca quasi rafforzato, come se le dive fossero ancora più dive perché tali ovunque: a tal proposito in uno scatto rubato si può scorgere una Audrey Hepburn al mercato somigliare ad un suo personaggio. La diva e il paparazzo instaurano così un rapporto ambiguo e sembrano rafforzarsi a vicenda: da un lato le attrici esprimono per loro disprezzo ma contemporaneamente beneficiano della continua esposizione sulla stampa, crescendo in popolarità. Anche il lettore ottiene quello che vuole e si inserisce violentemente all'interno di quel rapporto ambiguo, sfogando l'inconscia invidia che il mondo patinato del cinema e del divismo hanno provocato: finalmente può avere in pugno le celebrità, le può giudicare e guardare dall'alto in basso.

La mostra non si esaurisce in questa prima rievocazione ma procede parallelamente con la mutata società e i diversi mezzi d'informazione. Lo sguardo del fotografo si trasforma: l'assalto e la sorpresa lasciano il posto a uno sguardo più lontano, capace di ritrarre le prede in situazioni più intime. Emblematica la serie di Jackie Kennedy immortalata senza veli da Settimio Garritano e pubblicata in una rivista di soli uomini, che costituirà un vero e proprio caso internazionale. Le dive lasciano così il posto a figure di potere, politico e non solo.

L'ultima parte della mostra è dedicata ad autori contemporanei, che hanno preso spunto dalla pratica del paparazzo ma l'hanno spinta oltre, portandola al confine fra finzione e realtà.
Ellen von Unwerth immortala con il suo sguardo tutto al femminile le star del nostro tempo (David Bowie, Kate Moss, Monica Bellucci) omaggiando la fotografia di moda, che a sua volta ha citato i paparazzi, in una sorta di citazione esponenziale difficile a esaurirsi.


L'inglese Alison Jackson realizza invece alcune immagini nelle quali sono ricostruiti scatti apparentemente rubati a personaggi come Marilyn Monroe e Lady Diana, in un gioco di inganni e specchi che vuole lasciare lo spettatore interdetto e confuso; la Jackson con le fotografie dà prova di come il romanzo verbale già costruito dai giornalisti su alcuni personaggi sia vero. Incredibile

come il pubblico creda istintivamente alle immagini anche se queste talvolta si dimostrino più false delle parole.
La mostra si conclude con un ampio progetto di Armin Linke che lavora sull'archivio di Corrado Calvo, celebre paparazzo odierno celebre per le istantanee a Berlusconi. Il lavoro di Linke riflette sul concetto stesso di questa professione così controversa e affascinante, e CAMERA ci offre lungo il corridoio alcuni dialoghi originali fra i due fotografi.


In concomitanza con "Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi", CAMERA offre, all'interno della Project Room, una serie di scatti di Gianni Fiorito, fotografo di scena di Paolo Sorrentino. La mostra, curata da Maria Savarese, presenta una quarantina di fotografie che raccontano il cinema del regista premio Oscar. La poetica di Fiorito non si limita ad un'asettica e precisa registrazione di ciò che avviene sul set né a restituire le immagini dei film; essa riflette il particolare modo di lavorare di Sorrentino e rende con successo la poetica stessa del regista partenopeo: il tempo narrativo che scorre e la sua inevitabile sottrazione. E' anche questa poetica del contrario ad affascinare lo spettatore di Sorrentino - se si può definire l'amore, il rapimento - che si trova così nell'appagante posizione del poter interpretare; il suo fruitore quindi ottiene un ruolo fondamentale, che lo scardina dalla passività. L'inaugurazione della mostra "Cronache dal Set: Il cinema di Paolo Sorrentino", avvenuta mercoledì 11 ottobre intorno alle ore 18, si è consumata fra ottimi calici di vino e il viso di Jep Gambardella, il Toni Servillo de "La grande bellezza", che (ci) osservava con il suo sorriso amaro dalle pareti.

Foto di Ezio Vitale, Attesa dei fotografi in via Sistina. Roma, 1958



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