I sogni, i dolori, la vita, i misteri di Modì

| A cento anni dalla morte del grande Amedeo Modigliani, Angelo Longoni ne riscrive l’esistenza, rendendo protagonista chi legge del viaggio esistenziale del pittore dei “colli lunghi”

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“Mi accorgo che sto decidendo cosa m’interesserà dipingere in futuro: i momenti di abbandono irripetibili. Nessuna natura morta, oggetti, barche e animali. L’uomo e la donna nei loro attimi di pace. Solo in quegli istanti si può avere la coscienza di cosa siamo. La pace ci fa essere lucidi e ci apre a un’inaspettata intelligenza, ci permette di capire qualcosa di noi, facendocela accettare senza rabbia e angoscia”.

La fugacità della vita, la rarità di un animo sensibile, la maledizione dell’essere incompreso. Sono gli aspetti più noti del pittore “delle donne dai colli lunghi”, Amedeo Modigliani, il grande artista livornese di cui il prossimo 24 gennaio ricorre il centenario della morte. Quello che è sfuggito finora è quanto questo artista fosse fragile, ma anche pieno di vitalità. È qui che Angelo Longoni, autore di “Modigliani il principe” (Giunti Editore, Collana Scrittori Giunti), affonda il suo lavoro utilizzando una scrittura scenografica, dialoghi pieni di naturalezza e le vivide ambientazioni. 

Chi legge rivive in prima persona la vita dell’artista e le sue passioni: la fuga da Livorno, l’incanto di Firenze, i primi giovani e potentissimi amori. Il legame esclusivo con la madre, le incomprensioni, la malattia che ritorna e lo slancio vitale che non lo abbandonerà mai. Poi si corre a Parigi, richiamati dal fermento “bohémien”: Picasso e Soutine, i vicoli, i cabaret e le alcove, le sue donne, le muse: Anna Achmatova, Beatrice Hastings e poi la Diva Kiki di Montparnasse, fino alla dolce Jeanne.

Il mondo straordinario di un uomo costantemente in lotta con i suoi demoni, sensibile, schivo, impenetrabile, ma sempre capace di ritrovare il coraggio di stare al mondo vivendo a un passo dalla morte. Un vortice di emozioni ci trascina nella vita eccezionale di uno degli artisti più enigmatici di tutti i tempi. Un ritratto avvincente come il più appassionato dei romanzi, ma sempre centrato su una documentazione attendibile e su una rigorosa fedeltà alla verità della storia, quella di un uomo alla ricerca della pace nella bellezza, che ha saputo catturare i momenti di abbandono irripetibili e alla perenne ricerca di un sogno da realizzare in grado di guarirlo per sempre, di liberarlo. Una stella solitaria dannata e tenace, capace di imparare dal disordine e diventare eterno.

Angelo Longoni, drammaturgo, regista e narratore milanese, classe 1956, si diploma alla Civica Scuola d’Arte del Piccolo Teatro, imponendosi all’attenzione nazionale nel 1989 con il dramma “Naja”, la cui versione cinematografica esce nel 1997. Da allora ha pubblicato “Caccia alle mosche” (Mondadori, 1991), “Siamo solo noi” (Mondadori, 2006) e “Vita” (Iacobelli, 2012). Per Giunti, nel 2018 è uscito “L’amore migliora la vita”.

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