Il Borges delle storie che si biforcano

| Come in uno dei suoi tanti racconti dalla trama da cui è difficile separare il vero dal falso, un episodio nella vita del grande scrittore argentino sembra una menzogna spacciata per verità, come nelle biografie da lui inventate

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Di Marco Belletti
Venerdì 7 agosto 1981 su “Le Monde des livres” (il supplemento dedicato all’editoria di Le Monde) esce un articolo che cita la rivista “Cabildo”, organo non ufficiale del cattolicesimo nazionalista argentino, famosa per la sua linea editoriale xenofoba e antisemita.

Secondo quanto riportato dal periodico sudamericano, il grande scrittore Jorge Luis Borges non esiste ma sarebbe un personaggio inventato da un gruppo di scrittori composto da Leopoldo Marechal, Adolfo Bioy Casares e Manuel Mujica Lainez.

Marechal nacque nel 1900 a Buenos Aires da una famiglia di origini francesi ed è stato un importante intellettuale e scrittore, autore di “Adán Buenosayres” considerato oggi uno dei più importanti romanzi della letteratura argentina. Non è molto conosciuto all’estero, tranne a Cuba dove nel 1967 fu invitato dal governo per ricevere un premio di letteratura. Fu a lungo dimenticato in patria, anche per ragioni politiche, e morì nel 1970.

Bioy Casares, classe 1914 anch’egli di Buenos Aires, è stato uno scrittore, giornalista, saggista e poeta, grande amico e collaboratore di Jorge Luis Borges. La sua opera – dalla prosa estremamente complessa – è caratterizzata da una colta interconnessione di realismo, fantastico, fantascienza e orrore. È morto nel 1999.

Infine, Mujica Lainez, conosciuto nell’ambiente letterario come Manucho, nacque a Buenos Aires nel 1911 ed è stato un critico d’arte, giornalista e scrittore famoso soprattutto per i romanzi storici della “saga Porteña” e al ciclo di racconti storico-fantastici. Morì nel 1984.

Nella calda estate francese del 1981, quindi, Le Monde dà spazio alla bizzarra teoria che nel freddo inverno argentino ha diffuso una rivista reazionaria come Cabildo: Borges – il più grande autore post moderno al mondo – è l’invenzione di tre scrittori, anzi del solo Marechal che avrebbe in seguito coinvolto gli altri due nella sua finzione.

Ma allora, si domanda Le Monde, chi è quel vecchietto curvo più che ottantenne, ormai cieco che cammina appoggiandosi a un bastone? È davvero lui ad avere concepito storie dalle trame paradossali e fantastiche, creando intere bibliografie inesistenti e inventando citazioni apocrife?

La spiegazione offerta dagli articoli pubblicati dalle due riviste è degna di una storia scritta dallo stesso Borges, se fosse esistito… I tre scrittori per dare vita all’autore – che in realtà non è un autore ma un loro personaggio – assumono un attore uruguayano non molto conosciuto di nome Aquiles Rosendo Scatamacchia, un nome che – guarda caso – sembra appena uscito da un racconto di Borges. In pratica, Scatamacchia per tutta la vita è costretto a impersonare in ogni occasione pubblica l’inesistente autore, recitando per sempre la parte di un falso scrittore che tuttavia potrebbe anche essere un falso personaggio che interpreta un falso ruolo in una falsa rappresentazione.

A fare emergere questa assurda storia, la lettera di un sedicente lettore di Cabildo che si firma Dan Yellow. Anche in questo caso la finzione del nome fasullo si intreccia con una lettera che ha ben poco di veritiero e che sembra davvero un’altra finzione.

Secondo Yellow l’invenzione di Borges risale agli anni Trenta del Novecento, quando Leopoldo Marechal inventa uno pseudonimo assonante e al tempo stesso cacofonico (Jorge Luis Borges, appunto) per gli articoli che scrive e non vuole firmare con il suo vero nome. In questo gioco inizialmente innocente coinvolge presto gli amici Bioy Casares e Mujica Lainez che costruiscono il passato del nuovo autore e gli danno anche personalità e stile ben precisi. E tutti insieme ne scrivono le opere. Come era successo nella finzione di Frankenstein, anche nella realtà di Borges il personaggio diventa più famoso dei creatori, che si vedono costretti a dargli un volto e un corpo, assumendo Scatamacchia.

Come scegliere l’interprete? Non deve essere conosciuto o l’inghippo verrebbe scoperto, deve essere però bravo altrimenti la finzione sarebbe ugualmente individuata: e così, come in una delle più belle storie che l’ipotetico vero Borges avrebbe scritto, uno scalcagnato guitto interpreta il ruolo di uno dei più importanti letterati al mondo, ma non può e non deve confessarlo a nessuno: una tragedia greca incastonata in una farsa da commedia degli equivoci, in una “circolarità borgesiana” da far impazzire di gioia qualsiasi lettore.

La forte voce della lettera di Dan Yellow, comunque, arriva alle delicate orecchie degli accademici svedesi incaricati di assegnare il premio Nobel e così sembrerebbe che questo sia il motivo per cui il vecchio aedo argentino si sia giocato una volta per tutte la possibilità di vedersi assegnato il riconoscimento che vale una carriera intera.

A questo punto della storia si innesta Aníbal D’Angelo Rodríguez, un altro giornalista nato a Buenos Aires nel 1927 che di mestiere fa il responsabile della pagina culturale del Cabildo: sul numero della rivista successivo a quello in cui è comparsa la lettera di Dan Yellow, D’Angelo Rodríguez confessa che è stato lui a scriverla, a inventare il falso lettore e l’intera storia narrata. Ma anche in questo caso è difficile distinguere la vera realtà dalla vera finzione, e non è stato possibile neppure separarle quando, pochi giorni dopo a fine settembre, Borges (o forse Scatamacchia) è intervistato nella sua casa di calle Maipu in pieno centro di Buenos Aires dall’inviato di El Pais, José Luis Fermosel. Nell’articolo il giornalista spagnolo afferma che Borges abbia confidato: “Non sono così sicuro di esistere, in realtà. Io sono tutti gli autori che ho letto, tutta la gente che ho conosciuto, tutte le donne che ho amato, tutte le città che ho visitato, tutti i miei antenati…”

Un Jorge Luis Borges che esiste, architetta la storia che Borges non esiste, inventando personaggi inesistenti che, avallando l’inesistenza di Borges, perdono la credibilità rendendo la trama della storia tipicamente borgesiana, in cui non si capisce quale sia la parte vera e quale quella di finzione. “Finzioni”, tra l’altro, è il titolo di una raccolta di racconti pubblicati da Borges nel 1944.

Un vero genio diventato cieco come Omero e che come l’aedo dell’antichità si è visto assegnare delle opere che forse non ha scritto. O che forse ha scritto ma avrebbe voluto non farlo. O che forse non le ha scritte e non avrebbe voluto farlo…

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