Il gioco del mondo di Julio Cortázar

| Considerato uno degli autori più innovativi e originali del suo tempo, un maestro del racconto breve, della prosa poetica e del racconto in generale, lo scrittore argentino non ha mai vinto il premio Nobel

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Di Marco Belletti
Lo scrittore argentino Julio Cortázar non ha mai vinto il premio Nobel per la letteratura. Come, del resto, non lo hanno conquistato Jorge Luis Borges, James Joyce, Vladimir Nabokov, Lev Tolstoj, Paul Valery, Virginia Woolf… per citare solo alcuni tra i grandi esclusi.

Eppure negli anni della sua produzione più prestigiosa – tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta – l’autore di “Il gioco del mondo” non ha ricevuto un premio che quasi sicuramente meritava di vincere, mentre la scelta dell’Accademia svedese è caduta su autori sicuramente importanti ma meno emblematici di Cortázar, come l’israeliano Shmuel Yosef Agnon nel 1966, l’australiano Patrick White nel 1973 o gli svedesi Eyvind Johnson e Harry Martinson nel 1974.

Oltre che scrittore, Cortázar è stato traduttore per l’Unesco e insegnante. Nel 1981 – per protestare contro il regime militare al governo nel suo Paese – opta per la nazionalità francese senza tuttavia rinunciare a quella argentina. È considerato uno degli autori più innovativi e originali del suo tempo, un maestro del racconto breve, della prosa poetica e del racconto in generale. Tra l’altro è stato anche l’autore di importanti romanzi che hanno inaugurato un nuovo modo di fare letteratura nel mondo ispanico, rompendo gli schemi classici con narrazioni che sfuggono alla linearità del tempo e siccome il contenuto della sua opera supera il confine tra il reale e il fantastico, di solito è posto in relazione al realismo magico e persino al surrealismo. È considerato un esponente fondamentale del movimento latinoamericano insieme con scrittori come Gabriel García Márquez, Carlos Fuentes e Mario Vargas Llosa.

Julio Florencio Cortázar nasce nella città belga di Ixelles il 26 agosto 1914, nei giorni in cui i tedeschi invadono la piccola nazione europea. “Cocó”, come viene chiamato in famiglia, è figlio di María Herminia Descotte e Julio José Cortázar, addetto commerciale nell’ambasciata argentina in Belgio: commentando da adulto la sua nascita, lo scrittore affermerà che “è stata un prodotto del turismo e della diplomazia”.

Poco prima della fine del conflitto mondiale, la famiglia si trasferisce in Svizzera e da lì a Barcellona, fino ai quattro anni del piccolo Julio, quando i Cortázar tornano in Argentina. Il futuro scrittore trascorre il resto dell’infanzia a sud di Buenos Aires con la madre, una zia e la sorella Ofelia, più giovane di un anno.

Nel 1953 Cortázar sposa Aurora Bernárdez, una traduttrice con la quale vive a Parigi: dopo un periodo di difficoltà finanziarie, gli viene offerto di tradurre l’intera opera in prosa di Edgar Allan Poe per l’università di Puerto Rico, attività considerata dai critici la sua migliore traduzione di sempre. La coppia vive per un anno in Italia per poi tornare a Buenos Aires. Nel 1967 Julio e Aurora si separano e lo scrittore ha una relazione con la lituana Ugné Karvelis, che lo avvicina alla politica. Infine, sposa la scrittrice statunitense Carol Dunlop con la quale viaggia molto e scrive di questi suoi viaggi. Dopo la morte della seconda moglie, Cortázar si riavvicina ad Aurora Bernárdez che resta con lui fino alla sua morte e diventa erede delle sue opere e dei suoi testi.

Il primo libro che riscuote un certo successo pubblicato da Julio Cortázar è “Bestiario”, uscito nel 1951, ma in realtà la sua prima opera è “Presencia”, un libro di poesie che risale al 1938 firmato con lo pseudonimo di Julio Denis. Invece il testo che maggiormente rappresenta il pensiero e lo stile di Cortázar è “Rayuela” (in italiano “Il gioco del mondo”), un iperromanzo in cui l’esperienza europea e argentina si sovrappongo e completano reciprocamente. I capitoli del libro possono essere letti in ordine oppure come indicato dall’autore e la possibilità di questa scelta soggettiva è aspetto di grande originalità del romanzo, che inoltre affronta momenti di vita quotidiana intrecciandoli a un’analisi filosofica della vita.

Rayuela avrebbe dovuto essere intitolato Mandala che per induisti e buddisti è il disegno complesso che rappresenta le forze che regolano l’universo e che serve da supporto alla meditazione. Perché Julio Cortázar ha cambiato idea? Forse perché Mandala gli è sembrato pretenzioso, così ha optato per Rayuela, e in una lettera inviata nel 1964 all’amico regista Manuel Antín scrive di aver capito che non poteva pretendere che i lettori conoscessero l’esoterismo buddista o tibetano e che non era dispiaciuto per il cambiamento.

Cortázar è un appassionato di jazz e alcuni critici musicali ritengono che questa passione abbia contribuito alla sua creatività: in effetti la sua scrittura libera e improvvisata può essere considerata un riflesso degli elementi compositivi del jazz. Al di là di queste elucubrazioni, nello Snake Club di Rayuela sono citati Parker, Monk, Louis Armstrong e Bessie Smith.

Un’altra sua passione è il pugilato, un po’ come per Ernest Hemingway, Norman Mailer o – per restare alla lingua spagnola – Manuel Alcántara. Julio Cortázar fa parte del ristretto club di scrittori che sono affascinati dai ring e ha realizzato alcune opere dedicate a questo sport, come “La vuelta al mundo” in cui rievoca il combattimento del 1923 tra lo statunitense Jack Dempsey e l’argentino Luis Ángel Firpo (una vera tragedia nazionale lo sconfitta di quest’ultimo). O come “La noche de Mantequilla”, la storia del combattimento cui Cortázar ha assistito dal vivo a Parigi tra Carlos Monzón e José Nápoles detto appunto “mantequilla”, cioè burro.

Negli anni Quaranta, quando è trentenne, lo scrittore partecipa a manifestazioni contro Juan Domingo Perón ma è negli anni Sessanta – quando si reca a Cuba – che i temi politici entrano a far parte della sua letteratura. Tuttavia, in seguito Cortázar rimane disilluso dalla politica cubana e lo dimostra combattendo al fianco di Sartre o Vargas Llosa contro la persecuzione e l’arresto dello scrittore Heberto Padilla da parte del governo cubano.

Cortázar ha sempre dichiarato di essere interessato ai classici, di avere una grande ammirazione per l’opera del connazionale Jorge Luis Borges (stima reciproca nonostante le differenze ideologiche) e di aver letto più romanzi francesi e anglosassoni che spagnoli. I suoi gusti letterari sono molto ampi, con una certa attrazione per i libri sui vampiri che, a causa della sua allergia all’aglio, è fonte di scherzi da parte dei suoi amici.

Nell’agosto 1981 Cortázar è colpito da una emorragia gastrica, si salva per miracolo e subito dopo il presidente François Mitterrand gli concede la nazionalità francese. Due anni dopo torna per l’ultima volta in patria, dove viene accolto con entusiasmo dai suoi ammiratori e con totale indifferenza dalle autorità nazionali: il presidente Raúl Alfonsín rifiuta di riceverlo. Questa delusione lo spinge a tornare subito a Parigi dove vive gli ultimi anni di vita in compagnia del gatto Flanelle, in quanto la moglie Carol Dunlop era già morta il 2 novembre 1982, evento che ha provocato in Cortázar una profonda depressione, che la prima moglie Aurora Bernárdez cerca di lenire.

Lo scrittore muore il 12 febbraio 1984, ufficialmente per leucemia. Tuttavia, nel 2001 la scrittrice uruguaiana Cristina Peri Rossi dichiara in un suo libro di credere che la leucemia sia stata provocata dall’AIDS, che Cortázar avrebbe contratto durante una trasfusione di sangue nel sud della Francia.

Due giorni dopo la morte viene sepolto nel cimitero di Montparnasse, nella stessa tomba della sua ultima moglie.

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