L'Iran, la star del Salone del Libro, uccide sposa-bambina

| Zeinab Sekaavand aveva 17 anni quando uccise il marito che aveva sposato quando ne aveva 15. Lo aveva denunciato alla polizia per le sevizie subite senza esito. Il Salone del Libro di Torino 2019 dedicato all'Iran. Ma è opportuno?

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Il Paese a cui sarà dedicato il prossimo salone del libro di Torino è L’iran degli Ayatollah. E oggi i boia sciiti hanno giustiziato, anzi ucciso, Zeinab Sekaavand che aveva ferito a morte il marito 7 anni anni, che era stata costretta a sposare quando aveva ancora 15 anni. Il suo fu un matrimonio infelice, fra botte e sevizie. Aveva appena 17 anni quando, per difendersi, uccise ’uomo con un coltello. A darne la notizia è stata la ong curda Hangaw Organization for Human Rights, che ha specificato che le autorità iraniane hanno eseguito altre 4 condanne a morte di cittadini di origine curda accusati di omicidio nella stessa giornata. Dopo essere stata arrestata, Zeinab avrebbe confessato l’omicidio, dichiarando che l’uomo l’avrebbe sottoposta da mesi ad abusi fisici e verbali e avrebbe rifiutato la sua richiesta di divorzio. Lei aveva più volte denunciato il marito, ma nessuna indagine era stata aperta a suo carico. Davide Riccardo Romano aveva scritto non troppo tempo fa  un articolo dedicato all’Iran: “…A Torino si è deciso di avere come ospite d'onore del Salone del libro l'Iran, un Paese dove vige la censura (non solo a Teheran, ma anche all'estero: ricordate la fatwa contro Salman Rushdie ancora valida e rinnovata recentemente? e che dire dei suoi traduttori, anch'essi minacciati e talvolta colpiti nei vari Paesi europei?)”. Ancora: “Come si faccia a concedere il posto d'onore alla Fiera del Libro a chi i libri li censura, sfugge a qualunque umana comprensione. Intendiamoci, io sarei pure favorevole agli scrittori iraniani, ma allora dedicherei il Salone del libro ai dissidenti iraniani. Ai tanti che coraggiosamente scrivono cose poco gradite al regime a rischio della propria vita, o che per questo sono costretti a vivere all'estero. Allora sì, sarei d'accordo. Ma l'operazione che si sta mettendo in piedi a Torino è inquietante: non è dialogo, ma sostegno a un governo criminale innanzitutto verso il proprio popolo e la libertà di pensare. Questo non è dialogo, è sottomissione".

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