La guerra dei migranti

| Di fronte ad ogni nuova tragedia, si torna a parlare del fenomeno dei flussi migratori e della cattiva gestione. Intervista a Paolo Lambruschi, giornalista di “Avvenire” che conosce bene le realtà di chi fugge da miseria e violenza

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Di Germana Zuffanti
Un bambino della Costa d’Avorio che scappa e muore nel carrello din un aereo fa notizia, indigna, commuove: si è tristi per un giorno, forse qualche ora appena. Poi si torna, come sempre, ad ignorare quanto immensa sia la tragedia delle migliaia di vite perdute che non fanno notizia.

Paolo Lambruschi, giornalista di “Avvenire”, ha pubblicato un saggio dal titolo significativo “Sulla loro pelle” (Edizioni San Paolo). Un titolo volutamente forte, anche se quello che colpisce ancora di più è il sottotitolo: “Il fenomeno migratorio d’Africa ostaggio della politica”.

Come inviato del quotidiano cattolico, Lambruschi si è occupato di vicende di immigrazione, povertà e traffico di esseri umani. Nel settembre 2014 è stato nominato capo della redazione degli interni per poi tornare, nel 2018, al ruolo di inviato dedicandosi soprattutto al tema delle migrazioni. Nel 2011 ha vinto il “Premiolino”, uno dei più antichi e importanti premi giornalistici.

Quale è stata l’ispirazione per scrivere il saggio? Ogni giorno si parla del fenomeno, ma cosa si fa per l’immigrazione? La politica sa gestirlo o lo usa in modo strumentale?

L’idea del libro nasce dal tentativo di ragionare con uno sguardo più profondo, provando a capire cosa sta succedendo più a sud del Mediterraneo e della Libia, nell’Africa così determinante per il futuro e di noi europei eppure così ignorata dalla politica come dai media italiani. Per ragioni professionali ho visitato diversi Paesi africani e conosco discretamente soprattutto la zona orientale. Nel libro ho provato a raccontare e a mettere in fila storie e notizie per provare ad avvicinare all’Italia le tante Afriche, anche perché da decenni decine di migliaia di africani vivono nel nostro Paese. Non siamo di fronte a una invasione, ma spesso i dati vengono manipolati attraverso fake news strumentali di una precisa parte politica che alimenta odio e razzismo per ottenere facili consensi. Anche la parte opposta è bloccata su questi temi, quasi spaventata perché teme di perdere terreno. Questa è la ragione per cui non si fa assolutamente nulla, quando avremmo invece urgente bisogno di razionalità e soluzioni lungimiranti. Servirebbe una nuova legge sull’immigrazione per dividere i migranti economici (la manodopera che serve per molti lavori che noi italiani non vogliamo più fare) da quelli politici, oltre alla revisione delle norme europee che obbligano i richiedenti asilo a rimanere nel paese di primo approdo (in genere Italia, Grecia e Spagna) con la creazione di nuovi meccanismi di redistribuzione.

Quali sono i motivi per cui in tanti fuggono dall’Africa?

La povertà, il sottosviluppo e lo sfruttamento generati da diseguaglianze, da arretratezza e corruzione delle classi politiche, e dai conflitti per accaparrarsi le risorse: guerre dietro le quali manovrano le potenze occidentali (Usa e Francia soprattutto), orientali (Russia e Cina) e i paesi arabi. Ma si fugge anche per via dei conflitti religiosi, spesso la maschera di guerre per il controllo di terre e miniere, ed i mutamenti climatici che hanno estremizzato fenomeni come carestie e alluvioni in aree già depresse.

Papa Francesco ha invitato i cristiani ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Qual è la posizione della Chiesa sul tema dell’accoglienza?

La Chiesa si batte anzitutto per garantire il diritto a ciascuno di restare liberamente nella propria terra. Poi, chi vuole andarsene deve poterlo fare in sicurezza e nella legalità. La Chiesa si oppone al traffico di esseri umani, ma al contempo ribadisce l’obbligo di salvare le vite umane e accogliere i profughi in ragione delle possibilità di ogni Paese. Qui si gioca spesso sull’equivoco dei numeri, che è bene chiarire: l’Italia ha accolto ondate preoccupanti nel biennio 2015-2017, ma la maggior parte di chi è sbarcato sulle nostre coste ha proseguito il viaggio verso gli altri Paesi europei. E l’anno scorso sono arrivate poco più di 11 mila persone. Secondo Eurostat, il numero di rifugiati in Europa è di 3 milioni, una cifra inferiore a quella registrata da Africa subsahariana (6,3 milioni di rifugiati), Asia (4,2 milioni) e Medio Oriente-Nord Africa (2,7 milioni). Infine, l’Italia nel 2018 era al quarto posto in Europa con 60mila domande di asilo (meno della metà del 2017) agli ultimi posti per incidenza delle domande rispetto alla popolazione: una domanda di asilo ogni mille abitanti, contro le 9 di Cipro, ad esempio. In questo momento occorrerebbe uno sforzo europeo per affrontare i nodi dei conflitti libico e siriano ed intervenire sulle rotte migratorie creando con l’Onu centri in aree sicure (in Ciad, Etiopia, Sudan ed Egitto), dove ospitare ed effettuare i controlli necessari per stabilire chi ha diritto di chiedere asilo alla UE. Dalla Libia andrebbero poi incentivati i corridoi umanitari per salvare i più deboli, ovvero donne e bambini e ammalati: questo abbatterebbe notevolmente il traffico di esseri umani, divenuto il terzo business criminale globale. Inoltre occorrerebbe una presenza forte di navi militari europee a presidiare il Mediterraneo, contrastare i trafficanti ed evitare che la guardia costiera libica riporti nell’inferno da cui sono partite persone spesso vittime di violenze indicibili, che hanno bisogno di aiuto e protezione.

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La guerra dei migranti - immagine 1
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