La Mafia Nigeriana, fenomeno da studiare

| Lo afferma il colonnello dei Carabinieri Fabio Federici nel suo ultimo saggio, in cui analizza il fenomeno di “Cosa Nera”, ormai radicato in tutto il mondo

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È a partire dagli anni Ottanta, che il mondo della malavita inizia a fare i conti con il fenomeno della mafia nigeriana. Considerata una delle più potenti, feroci e violente del pianeta, si dice sia nata con l’appoggio del mondo politico all’indomani della crisi del petrolio, per tenere sotto controllo il territorio nazionale. Partendo dalla Nigeria si è ramificata ovunque, gestendo il traffico della droga e quello dei migranti, ma senza negarsi il peggio del peggio: della prostituzione alla riduzione in schiavitù, dal mercato nero degli organi all’accattonaggio. Ovunque giri denaro, loro ci sono.

È questo l’argomento dell’ultima fatica letteraria di Fabio Federici, colonnello dei Carabinieri Medaglia d’Oro della “Fondazione Carnegie” e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, ma anche docente universitario, crime analyst e giornalista pubblicista.

Nel saggio, intitolato “Il lato oscuro della Mafia Nigeriana” (Oligo Editore, 18 euro), con prefazione di Nando Dalla Chiesa, Federici descrive con dovizia di particolari i culti e i riti di iniziazione magico-esoterici dell’associazione mafiosa africana, svelando anche l’attenzione massima al fenomeno che sempre più viene data dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine. Ma sono tanti i lati oscuri di una mafia silenziosa e spietata che Federici aiuta a capire, spalancando una finestra su un argomento di cui finora mancavano studi e analisi accademiche. Secondo il colonnello, si tratta di un “network criminale” di portata internazionale, suddiviso in un sistema di cellule capaci di crearsi per mettere a segno un colpo e subito dopo di sciogliersi. Una mafia liquida, difficile da inquadrare e individuare, definita nel volume “Cosa Nera”, che secondo una relazione antimafia della Dia del 2018 comanda ormai in modo stabile almeno sette regioni italiane.

Fabio Federici non è nuovo alle fatiche letterarie: insieme al professor Alessandro Meluzzi ha scritto “Il se e il ma delle investigazioni” (2017), “Menti insolite: radiografia di cinque femminicidi” (2018) e il “Crime Analyst” (2019). Nella veste di saggista ha ricevuto il premio internazionale “Giovanni Acerbi” e il premio “Vitaliano Brancati” nell’ambito dell’omonimo premio giornalistico.

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