Follia è non avere paura

| "Words" di Alessandro Gatta è un viaggio nell'autocoscienza, ma davvero senza filtri o limiti. La voce e la parola, gli artisti scelti come compagni di vita. Felici o infelici, il costo è sempre alto. Ma entusiasmante

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Di Floriana Naso

Alessandro Gatta non è solo un conduttore, un giornalista inviato della Rai, ma un vero e proprio artista a tutto tondo. Ha pubblicato diversi libri a tematica sociale, tra cui ricordiamo: Schiavi per non morire -le dipendenze nel mondo del jet set e Uno Sguardo Attraverso e ora si sta dedicando a un progetto culturale innovativo nominato Words, parole, appunto. Alessandro Gatta farà un tour per promuovere l’iniziativa partita il 20 dicembre, nata dall' esigenza dell'autore di destrutturare il concetto di parola dogma e scoprire nell'ordinario lo straordinario



Le parole non sono recitate, sul palco non ci sono attori ma artisti o meglio, coloro che hanno scoperto la creatività attraverso la loro voce reale e il corpo. Il lavoro, che Gatta porta avanti da 5 anni, si svolge a numero chiuso. Ogni artista invita una persona o due, che abbia avuto un ruolo attivo nella sua esistenza. Da quel momento in poi, nulla e più delineato. Tutto avviene. Da Bene ad Artaud, da Brecht a Stanislasky.... Eugenio Barba e Peter Brook. Gli happening di Gatta sono ben lontani dai dogmi didascalici o di mestiere. Alessandro Gatta, infatti, sceglie persone oneste, spinte dal desiderio della scoperta del sé e della propria voce, attraverso tutti gli elementi che vengono fuori durante le prove. Ha importato queste esperienze dal Nord Europa, dove ha vissuto per anni. Anche se da poco è tornato al pop, mondo che per 4 anni aveva accantonato, con Words vuole riconfermare il concetto secondo cui il mondo dello studio e della ricerca filosofica, sono il vero nutrimento esistenziale dell’essere umano, grazie al quale si riesce anche ad affrontare le bizzarre regole del mondo dello spettacolo e della comunicazione.

Alessandro, come nasce Words e perché?

Words nasce da anni e anni di sperimentazione con i miei progetti in Italia e all’estero. Negli ospedali psichiatrici ho incontrato i malati e con i medici abbiamo collaborato attivamente, fino a creare il Progetto ALLA SCOPERTA DELLA MIA VERA VOCE. Ho preso una specializzazione in UK e da lì l’ho allargata anche alle persone comuni. Una scoperta quotidiana un volo… come lo definisco io.

“Scoprire lo straordinario nell’ordinario”. Noi tutti, quindi, siamo un po’ straordinari. Come trovare la strada giusta per scoprirlo?

Tutti siamo straordinari, tutti siamo brutti e belli. Tutti siamo tutto. Odio le definizioni, le culture grette, lo schema borghese. Amo il Punk, e i Trapper andrebbero capiti, non condannati. Ecco, sento gente che parla e non ha mai visto un film di Fassbinder. Come può parlare di sesso senza conoscere Tondelli in Italia o Rainer. Mi sembra tutto provinciale e noioso. Anche il mio gioco con il Pop non viene capito e allora ciao. Si cambia persona. E invito gentilmente la gente a cambiare. Magari fanno teatro o cose simili. Belle, ma lontane da me. Voglio chi non ha paura della propria follia, chi non ha voglia di emergere o, peggio, esibirsi.

Cosa significa, per te, la parola creatività?

Creatività significa essere in contatto con le parti più intime e farle emergere, accettando paure e contraddizioni! Poi potremmo parlarne per ore!

Quali emozioni credi che Words regalerà al pubblico e ai protagonisti del progetto?

Il progetto prevede un pubblico scelto dagli stessi protagonisti. Questo nelle prime tappe che abbiamo già sperimentato. Ogni persona è un esperienza di vita a sé. Chi viene non deve giudicare, ma deve vivere con loro, ogni singolo momento, ogni testimonianza. Richiama Barba, ma non facciamo nulla di tutto quello. Le persone sono felici. In quel momento sono concentrate e la definiscono una meditazione attiva!!!

Quale messaggio intende diffondere questa iniziativa, a mio avviso, di forte impatto sociale?

Non amo i messaggi. Amo ricercare le cose. Io non sono nulla. Sono solo una piccola guida che si mette a servizio di esseri curiosi. Il mio lavoro con i medici è serio e ha solo una funzione di ricerca di top linea. Difficilissimo per un depresso che sfiora l'anedonia e l'anoressia affettiva, sociale e sessuale. Le persone di Words non hanno patologie, sono esseri viventi, terrestri senza identità di genere. Sono straordinari perché si rimettono in gioco con le proprie emozioni.

Words, parole. Come è possibile, secondo te, che oggi, nonostante i social e quindi l’apparente massiccia comunicazione di massa, ci si ascolti poco?

La gente è autoreferenziale. Pirandello parlava di incomunicabilità. Oggi siamo tutti sordomuti.  Con tutto il rispetto per queste categorie. Siamo soli. Sempre.  Anche con le nostre mogli, mariti, figli, amici.  Abbiamo paura delle nostre idee. Sembra che tutti vogliano essere uguali agli altri. La globalizzazione ha distrutto le personalità, amiamo distruggere ed essere distrutti in una guerra senza vincitori, come nei rapporti sadomaso… che non hanno alimentazione ma solo dinamica... 

Il tuo progetto riscopre la bellezza della filosofia e l’utilità della riflessione, attraverso le quali conoscere meglio se stessi. Quali aspetti di te sono emersi da questa esperienza, che prima ignoravi?

Ho scoperto che l'amore, di cui ho parlato per anni nelle mie interviste TV, è ben altro e che in tutti quegli anni mi era sfuggito di mano. Pur avendo avuto relazioni e cose simili erano tutte cazzate di cui mi pento e rinnego, senza pietà!

Parlaci del tour che affronterai e quali saranno i tuoi ospiti.

Le tappe sono tante e in posti insoliti. Gli ospiti sono solo persone che si sentono in sintonia. C è un pezzo di Loredana Bertè ANIMA CARBONE, che l'artista ha completamente rivoluzionato, non lo canta ma lo vive. Sarei felice se Loredana potesse partecipare ma in questo momento è molto impegnata chissà poi... sai chiedere non costa nulla e da grande vera artista, magari potrebbe pure farci una sorpresa.

So che tu hai vissuto per anni in Nord Europa. Quali sono, secondo te, gli aspetti più salienti che differenziano l’Italia, in termini di percezione e fruizione della cultura in generale?

Sono stati anni di studio e di passione. La differenza è la semplicità. Qui devi fingere di essere quello che non sei. Ci sono troppe difese anche in ambito culturale, sembra una guerra. E poi si vive di pregiudizi. Se dici che hai fatto TV sembri idiota, se a quelli della TV dici che studi sembra che tu sia un fallito. Insomma chiusura e schema. Quando dicevo che ero italiano la gente aveva paura che fossi pesante e drammatico. In UK o in Scozia perlomeno. Be’, quando torno qui sono confuso dalle bugie, onestamente.

Progetti futuri?

Tanti progetti. Sto conoscendo tante persone interessanti e belle. Tante forse no, ma ne basta una per volare davvero. Soli non si crea e non si vive. In programma ci sono mille cose che non ti dico se no non mi richiami per l'intervista.

 
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