La vita è un gioco crudele

| Bambini costretti a subire abusi, donne illuse e finite sulla strada, uomini crudeli: il nuovo romanzo di Anna Santoro è un coro di voci che raccontano la realtà di questi anni

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Di Floriana Naso
L’ultimo romanzo di Anna Santoro, “Cercando Bambina” (Ali&No editrice), è corale, pieno di storie toccanti che si intrecciano fra loro permettendo alla protagonista, Francesca, di ritrovarsi.

Il libro racconta uno spaccato di vita contemporaneo, mette in luce i gravi problemi che attanagliano la società moderna, a partire dai bambini e dagli abusi che spesso sono costretti a subire dalle loro famiglie. Ma è soprattutto un’opera di donne scritta per le donne. Le vite difficili delle immigrate, ragazze strappate dalla loro terra, illuse e poi gettate fra le braccia della criminalità, della violenza e degli abusi psicologici.

In tutto questo dolore, però, c’è anche solidarietà e amicizia, due sentimenti fondamentali nella vita di chiunque. La solitudine non può dare la felicità, solo l’aiuto e la vicinanza degli altri può riempire la vita.

Anna Santoro: “In questo romanzo, ho cercato di rappresentare una parte della nostra realtà contemporanea. Nella storia raccontata centrali sono i bambini, la loro sensibilità, la tenerezza di cui hanno bisogno e le violenze, più o meno evidenti, cui sono sottoposti. Altrettanto centrali le donne di varie estrazioni, paesi, culture ed esperienze, con destini spesso durissimi, fatti di sopraffazioni e crudeltà cui non possono non ribellarsi. Intorno ci sono gli uomini: violenti, prepotenti, deboli, paurosi, ma anche teneri, ingannati dai ruoli loro assegnati. E centrale è la funzione creatrice della poesia, lo svelamento di “seconde realtà”, forse le più autentiche. 

Ho dovuto/voluto alternare vari registri e sperimentare anche in questa occasione una scrittura che forzi i canoni consueti della lingua e della struttura narrativa, e che sia capace di sollecitare l’immaginario restando impressa nella memoria e portando con sé ogni figura e immagine narrata.Cosìil lettore/la lettrice attento/a potrà percepire che quello stile (quella forma) è l’unico adatto a raccogliere visioni e storie fatte di sottostorie e di continui inviti alla riflessione, discreti e mai imposti, l’unico ad avere la forza di dar loro vita.”

Come nasce “Cercando Bambina” e perché?

In un periodo difficile ma anche molto intenso, ho abitato in una piccola casa in affitto a Roma, e lì ogni sera mi arrivavano echi di vita dagli altri appartamenti.  Ero presa dalla messa a punto di altri lavori (una raccolta di poesia, un saggio) ma mi sono ritrovata a scrivere e a intrecciare storie che ogni giorno mi si presentavano, in attesa di essere raccontate. Cercando Bambina è stata l’occasione di riflessioni, messe a punto, interrogativi, sui destini di tanta umanità sofferente, oppressa, violata. In fondo, come forse in tutti i miei libri, Cercando Bambina è un viaggio per liberare lo sguardo e accogliere non solo ciò che accade fuori, ma anche dentro di noi. Le bambine e i bambini nella nostra società (e non solo) sono gli esseri più indifesi e offesi. Se solo imparassimo a capire perché tanta violenza viene esercitata su di essi, capiremmo chi siamo, e se, di conseguenza, operassimo per proteggerli, per farli vivere in condizioni serene, il mondo vincerebbe le ingiustizie e le prepotenze che lo deturpano. 

Chi è Francesca e cosa le accade?

Francesca è la protagonista di una storia complessa: viene dal Sud, dalla povertà e dal rigore dei costumi del Sud, ed è piena di vita e di curiosità, ma confusa, insicura. Grazie a lei, ho indagato nelle pieghe del rapporto madre - figlia, al di fuori di consolanti e convenzionali raffigurazioni. Ho indagato il dolore, la disperazione e la forza, la cocciutaggine e la sconfitta. Francesca, come tante, attraversa esperienze dure, crude, che riesce a superare, il più delle volte, grazie alla vicinanza e alla tenerezza di altre donne anch’esse protagoniste di eventi crudeli: la fuga da paesi in guerra o travolti dalla povertà, lo sfruttamento indegno da parte di uomini volgari e prepotenti, il perbenismo e l’ipocrisia delle società occidentali. 

Spiegaci il titolo: chi è Bambina?

Bambina è simbolica dell’infanzia negata, e, oltre ad essere una vera piccola creatura, figlia di Francesca, è anche Primo, il piccolo amico di Francesca, e il figlio di Marja, e i bambini del cortile, ma è anche il richiamo a chi siamo state, ai nostri entusiasmi, alle speranze, alla gioia posseduta nei tempi dell’innocenza. Dunque va ricercata la bambina che siamo state e che è dentro di noi.  Ricerca sempre fruttuosa, anche per Francesca nonostante la perdita che subirà.

Perché a volte “ci si perde”? Quali possono essere i fattori determinanti?

I motivi sono tanti. Ci perdiamo a volte per troppa fantasia e immaginazione, per troppa curiosità e ansia di vivere, per essere troppo indifese, non di fronte a chi identifichiamo come il nemico, ma di fronte a chi ci si affida con leggera soavità. Questa assegnazione di responsabilità assegnata a chi amiamo è spesso eccessiva e fuorviante. Ci sarebbe bisogno, lo scrivo da tempo, di una nuova educazione sentimentale per le ragazze (e anche per i ragazzi ovviamente). Ci si perde per le privazioni economiche a cui non si riesce a dare soluzione e forse soprattutto per la solitudine.

Il tuo romanzo, in qualche modo, fotografa la realtà quotidiana. Qual è il messaggio che, a parer tuo, percepiranno i lettori? 

Siamo in un’epoca di letteratura molto omologata. Il che risponde alle mentalità sempre più deformate di tante persone, fatte di egoismo, paure indotte, superficialità, per cui spesso chi legge vuole divertimento, rassicurazione, banalità, o scandalo, scosse, eccitazioni superficiali. Questo romanzo (come altri) obbliga a guardare e la sua forza sta nella scrittura, limpida, senza fronzoli, e anche tenera e veloce, che racconta, rappresenta, pretende attenzione e provoca riflessione. Fino ad ora i riscontri sono stati positivi, sia pure in una cerchia ristretta di persone, come sempre accade a opere non gestite dalla pubblicità di tv e simili. Per fortuna ci sono le reti e le iniziative come la tua.

A volte per ritrovare noi stessi dobbiamo dedicarci agli altri. Saper ascoltare, invece di parlare. Donare, invece di prendere. Quanto manca tutto questo, oggigiorno? 

Manca molto. L’individuazione del nemico, l’egoismo, l’arroganza e la paura, l’autoreferenzialità e la superficialità, non prevedono l‘ascolto, l’attenzione, la curiosità per l’altra/o, la solidarietà. Ma forse meno di quanto ci raccontano. Conosco tante persone, soprattutto donne, giovani ma anche no, che lavorano per colmare vuoti di tenerezza e complicità. Purtroppo però a volte capita che ciascuna segua le proprie convinzioni con una cocciutaggine che esclude l‘ascolto, la curiosità, il senso delle proporzioni, l’innamoramento. 

Secondo te, i social network hanno avvicinato le persone o le hanno allontanate? 

Già prima dei social era avvenuta la distruzione di spazi una volta aperti alle discussioni e ai confronti, alla solidarietà, alla semplice abitudine di avere un posto dove recarsi per trovare persone amiche. I social diffondono con maggiore facilità questo sentimento di solitudine che nasce dalla perdita dell’orientamento nello spazio, dalla scarsa pratica del confronto con altre persone, con i loro corpi, visi, espressioni, difetti, pregi, e questo allontanamento comporta anche la difficoltà di dialogare, di riflettere su sentimenti e convinzioni. Una volta c’era “la parola d’ordine”, la “parola chiave” che semplificavano i concetti ma che presupponevano un discorso articolato, ora è questo a mancare: il discorso, il ragionamento, il dubbio. Eppure, con un uso accorto i social possono anche avvicinare: io ho rincontrato alunni e alunne di tanto tempo fa, amiche e amici con cui da tempo non mi sentivo. Ma il punto non sono le persone della mia generazione, bensì i giovani. Molti di loro non hanno idea di cosa si perdano. 

In “Cercando Bambina” c’è spazio anche per gli uomini. In che modo li racconti?

La maggior parte dei personaggi sono (per esigenza narrativa delle rispettive storie) uomini volgari e prepotenti, criminali: ne è pieno il nostro mondo e non potevo non raccontarlo. Del resto gli stessi uomini oggi, una buona parte di essi, si sente così, tende a essere così, hanno questo modello. Basti pensare a quanto amino certi leader tutti muscoli, a quanto godano a incutere paura. Ma nel romanzo ci sono anche uomini gentili, colti, intelligenti. Mattia, il protagonista è uno di questi, il vicino di casa, padre di Primo e marito di Rosa, è un altro uomo gentile: solo che non ce la fanno, non sono abituati alla propria fragilità. Il vicino, dopo il crollo psicologico della moglie, forse riuscirà a farsi forza: ci sono questioni materiali da affrontare, i figli da crescere, ma Mattia non riesce ad accettare Francesca così com’è: l’aiuta, ma poi deve andare via. 

Secondo te, la famiglia d’origine di un uomo problematico, può esserne stata, in qualche modo, responsabile?  

La famiglia d’origine è sempre importante. Ma che intendi per problematico? Se ti riferisci a uomini che si pongono problemi, che si interrogano, che rifiutano i modelli a cui li hanno abituati, a me fa piacere che esistano, anzi, vorrei di più da loro.  E se i “problematici” sono i mascalzoni che ci raccontano ogni giorno in tv, uomini che “sbagliano”, che “amano troppo e male”, anche per questi l’educazione è fondamentale. 

Cosa ritieni si debba fare per arginare il fenomeno dilagante della violenza sulle donne?

Credo che bisognerebbe elaborare progetti a lungo termine, soprattutto culturali: nei miei tanti anni di insegnamento e di incarichi istituzionali nella scuola, ho cercato di riformare il linguaggio, profondamente sessista, di rinnovare i libri di testo, di far conoscere la straordinaria tradizione che possediamo, anche nell’Italia del passato, di artiste, poetesse, scrittrici, di creare una memoria rinnovata nelle ragazze e nei ragazzi. Inoltre, libero la fantasia, bisognerebbe rinnovare del tutto i palinsesti televisivi, la produzione editoriale, le modalità dei concorsi a cattedra di ogni ordine e grado, compresa l’Università. Nel frattempo, rafforzare le reti di associazioni di donne che accolgono, rivedere le leggi, rieducare le forze di polizia, la magistratura, i legislatori…a cui impellente, l’accennavo prima, è una nuova educazione sentimentale: non è amore il senso di possesso, la violenza, la brutalità, e non è amore accettare il senso di possesso, la brutalità, la violenza. 

Cosa occorrerebbe fare per assistere di più le vittime di violenze?

Centri di assistenza, reti di solidarietà, spazi di incontro, attività culturali, fondi per sostegni economici, asili per l’infanzia e la minore età. 

Se potessi scegliere un luogo in cui vivere, quale sarebbe? 

La Napoli che mi porto dentro.

 

Note sull’autore

Anna Santoroènata a Napoli (22-9-1945), ha vissuto per qualche anno ad Arezzo e ora vive a Roma.

Poeta e scrittrice, presente in varie Antologie, ha lavorato sul suono della parola e sull’oralità e ha portato in giro performances, partecipando e organizzando manifestazioni di poesia, lettura e musica. 

Studiosa di letteratura italiana, dagli anni ’80 si è occupata soprattutto delle scritture delle donne in Italia; ha pubblicato saggi su riviste (Leggendaria, Leggere donna, NDR, Esperienze Letterarie, DWF, Quaderns d’Italià, Italiana…), e, in volume, i testi citati più sotto.

Per circa venti anni è stata Presidente dell’associazione culturale L’Araba Felice, da lei fondata a Napoli (e ora chiusa), che ha realizzato, a livello regionale e nazionale, progetti (sulla promozione della lettura, sulla ricerca delle scrittrici) e manifestazioni di poesia e musica. Socia fondatrice della Società delle Letterate, ne è uscita da qualche anno. Impegnata da sempre in battaglie civili e politiche, e in particolare nel movimento femminista, ha partecipato a iniziative culturali, convegni internazionali e giornate di Studi; ha condotto master, seminari e corsi di aggiornamento. 

Pubblicazioni 

Poesia e narrativa 

- Sestessenze, (poesie) Tam Tam, 1985; 

- In altro modo?– romanzo - Altri Termini, 1986; 

- Tra gangli, bulbi e vene, (poesie) Periferia, 1987; 

- Per corsi, (poesie) Forum/ Q.G., 1990; 

- Album,- racconti - L’Araba Felice, 1992; 

- La ballata delle sette streghe e altri versi, (poesie) Colonnese, 1998; 

- Le amiche di Carla, – romanzo - Filema, 1999; 

- Pausa per rincorsa,- romanzo - Avagliano, 2003; 

- certincantamenti,(poesie) Marsilio 2005; 

- La nave delle cicale operose. Una narrazione.– romanzo - Robin, 2012;

La Quinta Stagione e antefatti – indizi – avvisaglie e no(poesie) -  kairòs 2017.

Cercando Bambina, Ali&no 2018

Saggistica. Riedizioni e cura di testi 

Tra gioco e ragione: L’eroismo tra i nemici o sia La Faustina, Napoli, SEN, 1982;

- Catalogo della produzione femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli (dalle origini della stampa al 1860), (Napoli, 1984); 

- II ed. nel 1990, aggiornata al 1900 e corredata di una Guida al Catalogo;

Narratrici italiane dell’800, Napoli, 1987;

Il Novecento. Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio. Bulzoni, 1997

I secreti della Sig. Isabella Cortese, Massa, 1999; 

- Adelaide Bernardini, L’altro dissidio, Filema, 2000;  

- M. Pia Lombardi, Nei vortici del 2000, commedia, Araba Felice, 2000; 

Piccola Antologia di scrittrici campane, Intramoenia, 2001; 

Impressioni e ricordi, Il Diario di Grazia Mancini Pierantoni, L’arabafelice, 2006. 

 

www.annasantoro.it

www.facebook.com/Anna-Santoro-190776794295429/?ref=hl

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