Perché Matteo è ancora qui

| Intervista a Luigi Volpe, autore del libro “La Casa di Matteo - storia di un legame” e insieme a sua moglie Rosa genitore adottivo di un bimbo che, anche se per poco, ha avuto il calore di una famiglia

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Di Floriana Naso
Su “Lancet Oncology” è stata pubblicata una ricerca secondo la quale i tumori rappresentano una delle principali cause di morte nei bambini e la loro incidenza è purtroppo in aumento: a livello globale si è passati da 124 casi per milione di bambini fra 0 e 14 anni nel 1980, a 140 casi nel 2010. L’area del mondo in cui si registra la più elevata incidenza di cancro fra 0-14 anni e fra 15-19 è il Sud Europa, in cui sono compresi Croazia, Cipro, Malta, Spagna, Portogallo e purtroppo anche l’Italia.

È doloroso pensare che una creatura pura e innocente come un bambino possa ammalarsi gravemente e soffrire in un letto d’ospedale. Molti di questi angeli possono contare sull’affetto dei propri genitori o dei nonni, o degli zii… ma tra loro ce ne sono di ancora più sfortunati perché soli al mondo. Orfani che rischiano di morire senza aver mai conosciuto il calore di una famiglia che possa farli sentire amati e protetti.

Da oggi però, questi amori dolci potranno essere accolti e amati in una realtà unica in Italia, dal nome “La Casa di Matteo” (www.lacasadimatteo.it), struttura che ospita bambini affetti da gravi patologie e forme tumorali che non hanno una famiglia che possa prendersene cura.

L’iniziativa parte da Luigi Volpe e sua moglie Rosa, genitori di Matteo, e Luca Trapanese di “A Ruota Libera Onlus”.

Quando nacque, Matteo fu abbandonato in un ospedale. Luigi e Rosa lo hanno adottato quando aveva pochi giorni di vita, con la promessa di essere per lui la mamma e il papà che non aveva avuto.

Purtroppo però, Matteo si ammala gravemente di tumore e il dolore immenso di questa famiglia si trasforma nel sentimento più grande che un essere umano possa avere: l’altruismo.

Luigi Volpe racconta tutta la sua storia in un libro che prossimamente sarà pubblicato per “Iacobelli Editore”, dal titolo “La Casa di Matteo - storia di un legame”. Il libro uscirà con la prefazione del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

L’autore ha donato ogni diritto d'autore alla Onlus che gestisce La Casa di Matteo, con la quale collabora (www.aruotaliberaonlus.org).

Credo che l’adozione sia una delle forme d’altruismo più belle che ci siano, quando avete maturato questo desiderio tu e tua moglie?

Di solito chi si avvicina al mondo dell’adozione lo fa perché non è riuscito ad avere figli in altri modi, naturali o meno. Anche noi abbiamo deciso di intraprendere quest’avventura in un momento in cui la vita ci ha messo di fronte a difficoltà che non potevamo immaginare. Ma il desiderio di genitorialità è sempre stato forte in noi, e speravamo comunque di poter aprire la nostra famiglia, prima o poi, a un bambino che era già al mondo ma che una famiglia non l’aveva. Poi la vita ha continuato a sorprenderci.

Quanto è stato burocraticamente difficile adottare Matteo?

Il percorso che conduce una coppia fino all’adozione è lungo e complicato e questo scoraggia molte coppie. Ciò è dovuto a diversi fattori, tra i quali sicuramente una normativa che andrebbe aggiornata all’evoluzione che negli anni ha avuto la famiglia, in genere, e la società. Documenti da produrre, sedute con psicologi, visite mediche, incontri, prove. Ma è un iter attraverso il quale si decide il futuro di persone, genitori, figli, famiglie e quindi non può assolutamente essere superficiale. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati in questo percorso da persone umanamente e professionalmente eccezionali, che non smetteremo mai di ringraziare.

Cosa occorrerebbe fare, a tuo avviso, per facilitare le adozioni in Italia?

Il problema principale è che le coppie disponibili all’adozione sono molte più dei minori dichiarati adottabili. Questo obbliga i Tribunali a fare una selezione e spinge molte di queste coppie a imbarcarsi nell’avventura ancora più impervia dell’adozione internazionale. Si dice sempre che al centro dell’adozione devono esserci i bambini e non le coppie. Ed è vero. Ma poi la legge non rende attuabile questa verità. Ad esempio, ci sono minori che non vengono dichiarati adottabili perché un parente, che magari vive a 700km di distanza e li vede una volta l’anno, manda loro una cartolina a Natale e al compleanno: questo, per la legge, significa un rapporto di parentela che non può essere rescisso e così il minore rimane anni in Istituto, con la sua bella collezione di cartoline. Oppure ci sono coppie che non vengono dichiarate idonee all’adozione perché un loro parente ha avuto venti anni prima un problema con la giustizia, anche di poco conto, o perché hanno subito un lutto nel passato che non è stato elaborato a sufficienza o perché stanno curando una patologia neanche tanto grave. Le istruttorie, poi, sono condotte con modalità diverse a seconda della Regione di appartenenza. Bisognerebbe semplificare e agevolare l’istituto dell’affido, supportare le case-famiglia, aprire l’adozione a single e coppie di fatto. La società sta cambiando, e se si vuole davvero tenere il bambino al centro del progetto adottivo, deve cambiare anche l’adozione.  

Come nasce il tuo libro e perché? Immagino sia stato molto doloroso scriverlo…

Si, scriverlo è stato doloroso perché è stato doloroso viverlo. Ma il dolore può essere “addomesticato” e scrivere, per me, è stato un modo per addomesticarlo. È stato altrettanto difficile decidere di pubblicarla, questa storia, di denudarmi emotivamente di fronte a tutti quelli che vorranno leggerla. Ma una delle cose che Matteo mi ha insegnato è quella di non aver paura dei miei sentimenti, che questi sono una cosa preziosa e le cose preziose andrebbero condivise. Se teniamo i nostri sentimenti ben chiusi nei nostri cuori, rischiano di fare la muffa. Quando qualcosa o qualcuno ti tocca l’anima e ti cambia la vita, non puoi trattenerla. E io ringrazio Matteo ogni giorno per averci scelto e averci dato l’immensa gioia di essere al suo fianco, sempre. 

Quale messaggio percepirà il lettore?

Credo ci siano cose che non si possono raccontare, ma che si devono scoprire. Il dolore mi ha obbligato a scavare nel profondo di me stesso facendomi scoprire cose che altrimenti sarebbero rimaste nascoste nei miei angoli più bui. Questa ricerca attraverso noi stessi, però, non può che essere soggettiva e quindi i messaggi che se ne possono trarre sono diversi a seconda di chi e come li percepisce. In questa storia ci sono temi forti come la vita, la morte, la malattia, l’amore. Ma io ho vissuto tutto questo come sotto una luce che riscalda: la speranza. La morte può spezzare la vita del corpo, ma non può nulla contro i legami dell’anima.

Come nasce “La Casa di Matteo” e qual è il suo scopo?

La Casa di Matteo nasce da un’idea del mio amico Luca Trapanese, presidente e fondatore di A Ruota Libera Onlus, che a Napoli è un punto di riferimento per tanti ragazzi disabili e le loro famiglie. Ci siamo accorti di avere lo stesso desiderio: fare qualcosa per i bambini affetti da gravi patologie e forme tumorali, che soffrono in solitudine in una camera di ospedale perché privi di una famiglia che se ne preda cura e per i quali l’adozione è quasi impossibile. Matteo, se non lo avessimo incontrato, sarebbe stato probabilmente uno di loro. A lui abbiamo voluto dedicare una Casa che accolga questi bambini più sfortunati, non solo come pazienti o malati terminali ma soprattutto come figli, per accompagnarli verso il loro destino nel calore di una famiglia che non hanno mai conosciuto. Un giorno Luca mi disse che grazie a me era diventato un po’ padre anche lui: fu quello il giorno in cui nacque La Casa di Matteo.

Quanti bambini accoglie la struttura? Chi se ne prende cura?

La Casa di Matteo attualmente ospita 6 bambini e, purtroppo, c’è una lunga lista di attesa. Questi bambini sono accuditi 24 ore al giorno da personale giovane, qualificato e motivato: operatori socio-sanitari, infermiere professioniste, psicologhe, medici, tanti volontari ed Enti benefici che ci danno un grande aiuto come il Pio Monte della Misericordia, la Fondazione Enzo e Lia Giglio, la Fondazione Cannavaro-Ferrara. Operiamo in sinergia con i Tribunali dei Minori e diverse strutture ospedaliere. E voglio darti una notizia in anteprima: a breve nascerà la seconda Casa di Matteo, nel Comune di Bacoli, vicino Napoli. 

In che modo le persone potrebbero dare un contributo?

Attraverso donazioni libere, con il 5x1000, donando ai nostri bambini un po’ del loro tempo. Abbiamo da poco lanciato una campagna di adozione a distanza, un’adozione “morale”. Sui siti www.lacasadimatteo.itwww.aruotalibera.orgè possibile reperire ogni informazione a riguardo e sulle nostre pagine Facebook si possono seguire tutte le nostre attività, gli eventi, condividere, partecipare, suggerire e, perché no, anche criticare.

Parlaci della Onlus con cui collabori.

“A Ruota Libera Onlus” è un’associazione senza fine di lucro attiva a Napoli da oltre un decennio che si occupa di assistere ragazzi diversamente abili, con lo scopo di migliorare la qualità della loro vita creando, per loro e per le loro famiglie, un punto di riferimento sicuro e concreto.

Conosco personalmente i suoi responsabili e le persone che ci lavorano. Una di queste è mia cognata, alla quale tengo in particolar modo. Sono persone straordinarie che tra mille difficoltà (economiche, burocratiche, logistiche) dedicano gran parte delle loro giornate all’impegno per chi ha davvero bisogno. Luca Trapanese è un ragazzo umile e dal cuore grande. La Casa di Matteo è nata grazie alla sua sensibilità e grande determinazione.

Quale consiglio daresti a una famiglia che sta vivendo il dramma che hai vissuto tu?

Quello di non rinchiudersi in se stessi. Il viaggio attraverso il proprio dolore va necessariamente affrontato, ma con la prospettiva di riuscire ad addomesticarlo, anche con l’aiuto degli altri. Di affidarsi con fiducia al supporto di persone competenti. Il dolore per la perdita di un figlio è qualcosa che non si supera. Bisogna però imparare a conviverci, possibilmente a trasformarlo, affinché la vita delle persone che ci hanno lasciato non perda il suo valore, affinché ci sia un senso. Perché tutto ha un senso e un motivo, anche se i nostri limiti di uomini non sempre ci permettono di comprenderlo. In questo senso, credo che la fede sia imprescindibile.

Quale, invece, a una famiglia desiderosa di adottare un bambino?

Di armarsi di tanta pazienza. L’adozione è un mondo straordinario al quale bisognerebbe avvicinarsi solo se realmente motivati e disposti ad affrontare ogni tipo di avversità. Bisogna essere una coppia molto unita e con un grande desiderio di genitorialità, ricordando che questa non è un diritto, ma un bisogno. Innanzitutto dei bambini che non hanno una famiglia. Il bisogno della coppia viene dopo.

Quando uscirà La Casa di Matteo - storia di un legame?

È uscito nel mese di marzo ed è acquistabile nelle librerie, su Amazon o direttamente dal sito dell’editore.

Hai in programma presentazioni?

Uno degli scopi di questo libro è quello di sensibilizzare chiunque voglia leggerlo ad aiutare i bambini della Casa di Matteo, a cui ho donato tutti i diritti d’autore. Perciò, anche se spesso i miei pensieri e le mie parole si aggrovigliano in matasse inestricabili, si: dovrò sostenere lo sforzo di presentare la mia storia, quella di mio figlio e della Casa a lui dedicata. E non lo farò per me.

Luigi Volpe è nato a Napoli nel 1975 e da oltre 20 anni vive in Emilia Romagna. Avrebbe voluto fare il giornalista, fondare una rock-band e insegnare Judo, invece ha deciso di arruolarsi nella Guardia di Finanza e accumula sogni. Scrive da sempre, ma se n’è accorto da poco. Collabora con A Ruota Libera Onlus e la storia di suo figlio ha ispirato la nascita della Casa di Matteo, struttura unica in Italia nel suo genere. “La Casa di Matteo – storia di un legame” è la sua prima pubblicazione.

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