Professione: investigatore sovrappeso

| Buon cibo, orchidee, birra e libri, queste le passioni di Nero Wolfe. Che tra raffinati pasti e la cura maniacale per le sue piantine nella serra, ha avuto il tempo per diventare il più grande investigatore al mondo senza mai uscire di casa

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Di Marco Belletti
Il mistero che aleggia intorno alla nascita dell’investigatore privato Nero Wolfe è totale. Nella sua prima indagine (“Fer de Lance” che risale al 1934) non si hanno notizie delle sue origini e nei casi successivi si viene a sapere prima che è nato a Trenton, nel New Jersey, ma in seguito si scopre che Wolfe non è solo di origine montenegrina, è proprio nato nella piccola nazione balcanica il 17 aprile 1893. E solo nel 1954, durante il caso “The Black Mountain”, l’investigatore torna nel suo villaggio natale in Montenegro.

Oggi la sua data di nascita è considerata attendibile, quello che invece non si sa con chiarezza è il peso dell’enorme investigatore. Il suo assistente tuttofare Archie Goodwin – lui sì un vero statunitense, nato il 23 ottobre 1912 in una fattoria dell’Ohio – a volte parla di un “settimo di tonnellata” per cui “limita i movimenti a ciò che considera strettamente essenziale”. Cercando una controfigura per il suo principale, Archie mette un annuncio per un uomo sui 125 chilogrammi, altre volte afferma che pur avendo perso 50 chilogrammi, Wolfe resta comunque decisamente sovrappeso.

Il ventiduenne Goodwin è assunto nel 1934 da un 41enne e già enorme investigatore: va a vivere in una stanza (arredata con mobili suoi) nell’elegante palazzina in arenaria rosso-bruna al 918 della 35a strada Ovest di New York, che funge sia da appartamento sia da ufficio per Wolfe. Oltre ai due investigatori, nella casa vive anche Fritz Brenner, eccentrico e raffinato cuoco svizzero in grado di soddisfare ogni esigenza culinaria di Nero Wolfe, pagato mille dollari al mese, negli anni diventati 1.500. Anche lui ha una stanza tutta sua dove colleziona libri di cucina, Goodwin ne ha contati 294, e possiede una stoviglia appartenuta (pare) al cuoco di Giulio Cesare.

Nell’attico della palazzina, Wolfe si è fatto costruire una singolare e rigogliosa serra dove coltiva e cura orchidee per le quali ha una vera e propria passione. Celebre per il rigore con cui mantiene immutata la programmazione delle sue giornate, Nero Wolfe è particolarmente inflessibile quando si tratta del tempo da trascorrere nella serra: dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 18 si occupa delle sue orchidee con l’aiuto di Theodore Horstmann, tra tutti i collaboratori dell’investigatore quello di cui si hanno meno informazioni. A volte dorme in una stanza di fianco alla serra, altre va dalla sorella nel New Jersey, l’unica certezza è che stravede per le orchidee. Come afferma Goodwin, “non che avesse una vera antipatia per il padrone, tutt’altro, ma ho la vaga idea che temesse fortemente che il peso di Wolfe avesse la meglio sul suo equilibrio e lo portasse a capitombolare e a fare un macello delle orchidee. Horstmann aveva care quelle piante come le pupille dei suoi occhi”.

Le quattro ore precise trascorse ogni giorno in compagnia delle orchidee sono per Wolfe irrinunciabili e anche se un caso investigativo è particolarmente intrigante, non rinuncia alla sua routine passando da una all’altra delle tre stanze della serra che contengono circa 10mila vasi. La specie preferita da Wolfe è la Phalaenopsis aphrodite menzionata dall’investigatore in ben 11 occasioni e nel caso “Murder by the Book” ne regala cinque dozzine per fare avanzare l’indagine, rifiutando che Goodwin le metta in conto al cliente.

Nel 1949, durante il caso “The Second Confession”, le stanze delle orchidee sono distrutte a colpi di fucile da alcuni tiratori scelti (che sparano dal tetto del palazzo di fronte) prezzolati dal boss del crimine Arnold Zeck per spingere Wolfe ad abbandonare il caso che potrebbe ricondurre a lui. In questa occasione, l’investigatore fa contattare da Goodwin fioristi e falegnami per occuparsi delle piante e riparare le finestre prima ancora ancora di avvisare la polizia.

Oltre alle orchidee, Wolfe ha molte altre manie, come il buon cibo, la lettura, la birra. Il cibo è sicuramente l’aspetto più importante nella vita dell’investigatore che mangia regolarmente tre volte al giorno e tra i piatti preferiti ha l’anatra arrosto o brasata. Wolfe fa colazione in camera e quindi chiede al suo assistente di salire da lui per aggiornarlo sui lavori che stanno seguendo. Il pranzo è fissato tra le 13 e le 13.30, la cena per le 20 e i pasti sono consumati insieme dai due investigatori. Due regole ferree: non si parla di affari mentre si mangia e lo si fa lentamente, nei casi in cui Goodwin ha fretta mangia da solo in cucina.

Durante il primo caso risolto, a proibizionismo appena terminato, Fritz porta 49 differenti marche di birra da valutare, tra cui Wolfe sceglie la “Remmers”. Come ogni aspetto nella sua vita, anche bere la birra è un rituale. Seduto alla scrivania, l’investigatore preme due volte un pulsante, Fritz porta le bottiglie ancora da aprire, Wolfe le stappa con un apribottiglie d’oro che gli fu regalato da un cliente soddisfatto, quindi versa la birra in un bicchiere e lascia che la schiuma si stabilizzi a un livello adeguato prima di bere. Non butta subito i tappi, li conserva in un cassetto per tenere sotto controllo il suo consumo settimanale.

Altro rituale è la lettura dei libri, che spesso sono al centro di molti casi. Gli scaffali alti dal pavimento al soffitto nell’ufficio di Wolfe contengono circa 1.200 volumi. All’inizio dell’indagine “Plot It Yourself” nel 1959, Goodwin descrive il metodo di classificazione di ciò che il suo capo sta leggendo. I libri più apprezzati – cinque o sei all’anno – vengono presi prima di suonare per la birra e hanno come segnalibro una sottile striscia d’oro ricevuta in dono, sempre da un cliente riconoscente. Per gli altri basta un orecchio alle pagine per tenere il segno.

Nonostante queste evidenti paranoie, Wolfe è il migliore al mondo nel risolvere intricati casi di omicidio che dipana restando seduto a rimuginare nella grande poltrona del suo studio visto che non esce praticamente mai di casa e lascia a Goodwin l’impegno di recarsi sui luoghi del delitto, interrogare testimoni, pedinare sospetti, litigare con la polizia… in pratica, svolgere tutte quelle attività tipiche dell’investigatore privato statunitense.

Nero Wolfe è ufficialmente andato in pensione nel 1975, alla morte del suo creatore Rex Stout, ma le sue gesta proseguono nei romanzi di alcuni continuatori dell’opera dello scrittore, che hanno proseguito a narrare le storie di quello che è uno dei più grandi (in tutti i sensi) personaggi letterari mai inventati.

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