Quel misogino di Charles Dickens

| Il grande romanziere è figlio dell'epoca vittoriana in cui ha vissuto: le donne devono badare alla casa e alla famiglia e nulla di più. Eppure traspare in lui un modernismo non usuale nell'aiuto fornito ad alcune giornaliste per emergere

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Di Marco Belletti
In occasione del 150° anniversario della morte di Charles Dickens – che risale al 9 giugno 1870 – hanno ripreso forza le voci sulla forte misoginia del romanziere, che sembra fosse crudele con la moglie Catherine, la tradisse regolarmente e odiasse la madre. Non si tratta di una novità, in quanto già l’università di Harvard aveva pubblicato tempo fa alcune lettere in cui lo scrittore scriveva di voler rinchiudere le moglie in un manicomio e la notizia non era una news neppure allora in quanto “spietato marito vittoriano, la relazione con Ellen Ternan e il trattamento crudele riservato alla moglie erano ben noti anche ai suoi tempi e lo scrittore è stato a lungo criticato per aver descritto nelle sue opere le donne come esseri deboli. Ma questo bisogno di controllare e manipolare il sesso opposto è stato davvero un tratto distintivo della vita di Dickens?

A chiederselo in un completo articolo pubblicato da The Conversation – il magazine on line realizzato da professori e docenti di atenei di ogni parte del mondo – è Catherine Waters, professoressa di letteratura vittoriana e cultura della stampa all’università del Kent.

La Waters afferma che le convinzioni di Dickens sulle donne sono tipiche a quelle della maggioranza degli uomini della sua epoca. “Dio creò uomini e donne diversi, quindi lasciò che ognuno rimanesse nella propria posizione” dichiara la regina Vittoria nell’anno della morte di Dickens e per molti aspetti lo scrittore condivideva questa visione. La presunta purezza innata e l’altruismo delle donne sono ritenuti adatti per dare vita a una casa che serva da rifugio per l’uomo che deve sopportare le fatiche della vita pubblica.

La signora Jellyby, protagonista del romanzo “Casa desolata”, è probabilmente l’esempio più conosciuto (tra i personaggi di Dickens) di donna che trascura i familiari e i figli pensando solamente alla raccolta di fondi per i lontani abitanti di Borrioboola-Gha. La donna si dedica in modo totale a questa causa peraltro nobile, tanto che la sua casa è sporca, i domestici indisciplinati e lo sfortunato marito abbandonato a se stesso. Come se non bastasse, la signora Jellyby trascura anche i suoi doveri domestici, sostenendo la campagna per “il diritto delle donne a sedere in parlamento”. Per certi versi il personaggio della Jellyby sarà ripreso dalla Disney nel dare vita a Winifred – la moglie del banchiere Banks e madre dei due ragazzi protagonisti del film Mary Poppins – che a causa della sua passione politica verso le suffragette, costringe il marito a scegliere la nuova baby sitter arrivata con il cambio del vento.

Dickens non ha scritto solamente romanzi, ma ha anche pubblicato una rivista come editor, dal titolo Household Words, con cui negli anni Cinquanta dell’Ottocento fa satira contro le donne impegnate politicamente. In alcuni articoli, lo scrittore si lamenta di quel tipo di donna che aspira a diventare una sorta di “uomo inferiore”, esaltando invece la “nobile redentrice, domestica utile, l’amorosa e tranquilla moglie, la buona madre, la dolce sorella disinteressata”.

Tuttavia, nonostante queste prese di posizione piuttosto rigide, Dickens ha anche momenti in cui è disposto a sostenere campagne contro le ingiustizie legali e sociali subite dalle donne, e non è indifferente alle richieste di offrire loro maggiori opportunità di lavoro. In effetti, in alcuni scritti sostiene in modo evidente gli sforzi delle donne per raggiungere una presenza pubblica più ampia negli ambienti letterari e giornalistici e loda, su Household Words, Eliza Lynn, la prima corrispondente di un giornale femminile inglese a percepire uno stipendio fisso.

Secondo Catherine Waters nel suo articolo su The Conversation, Dickens incoraggia le scrittrici a collaborare con la sua rivista Household Words, assumendo autrici di spicco come Harriet Martineau, Elizabeth Gaskell e la stessa Eliza Lynn nel 1853. La Lynn ha già lavorato nel Morning Chronicle e ha pubblicato tre romanzi prima di diventare collaboratrice di Dickens e scrive su Household Words fino all’ultimo anno di pubblicazione, realizzando oltre 60 articoli. “Buona per qualsiasi cosa e assolutamente affidabile” scrive di lei Dickens, apprezzandone il lavoro.

Nei suoi scritti Eliza Lynn condivide la convinzione di Dickens che le aspirazioni delle donne a partecipare alla vita pubblica sono in conflitto con i loro doveri naturali all’interno della casa ma come una delle poche donne giornaliste in un ambito tipicamente maschile della stampa in epoca vittoriana, con la sua carriera mette in discussione l’idea condivisa dai contemporanei di femminilità, mettendone in discussione i limiti posti dalla società.

La Waters racconta anche che la Lynn avrebbe incontrato Dickens a una cena e avrebbe in seguito ricordato la gentilezza dell’uomo nei suoi confronti: “Mi ha subito integrata, io allora ero alle prime armi in letteratura e giornalismo, ero giovane e timida: lui mi ha fatto sentire a mio agio nei suoi confronti”. Quando le muore il padre nel 1855, la giornalista vende a Dickens la Hill Place di Gad, dove ha trascorso la giovinezza, e riferendosi a quell’occasione alcuni anni dopo scrive: “Com’era brillante! Che perspicace e attento! I suoi occhi sembravano penetrare attraverso i tuoi nel tuo stesso cervello, ed era uno degli uomini ai quali, se mi fosse stato dato così, non avrei potuto osare di dire una bugia. Avrebbe visto la verità scritta a caratteri cubitali dietro gli occhi, e tracciata nelle righe sulla bocca”.

Dall’atteggiamento della Lynn nei confronti dello scrittore, emerge evidente la grande capacità di Dickens nel cogliere la verità e le caratteristiche delle persone e di raccontarle con maestria. Per quanto invece riguarda la reputazione di maschilista è evidente che bisogna contestualizzare il suo pensiero nell’epoca in cui vive. Del resto nessuno mette in dubbio come nell’antica Grecia sia nata la democrazia, eppure le donne erano costrette nelle case e non potevano esprimere nessuna opinione (a meno di diventare acida, bisbetica e insopportabile come Santippe, la moglie di Socrate) e la pedofilia era all’ordine del giorno.

Dickens è quindi figlio del suo tempo ma è innegabile che ha una visione delle donne più ampia dei contemporanei, ammettendo donne forti, ribelli e dal carattere profondo. È nel sostegno pratico che ha fornito a Eliza Lynn che bisogna cercare di comprendere il suo vero carattere.

Questo doppio registro è insito sia nel Dickens pubblico sia in quello privato. Nel 1858 si separa definitivamente dalla moglie spiegandone il motivo con un annuncio sui giornali in cui la accusa di non aver mai saputo badare ai figli e alla famiglia, nonostante inizialmente fossero felici. Nello stesso tempo continua a mantenerla (fatto decisamente inusuale all’epoca) e le mette a disposizione una casa in cui possa vivere, dove la donna morirà vent’anni più tardi.

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