Sotto i gargoyle di Notre-Dame

| Non si tratta di statue esoteriche o misteriose, il loro scopo è quello di abbellire le grondaie della cattedrale. Sono sopravvissute all’incendio di metà aprile, come molte altre opere d’arte

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di Marco Belletti

Alexander Gady è uno storico dell’arte e universitario francese che molti giornalisti hanno contattato dopo l’incendio che ha distrutto parte della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. I suoi commenti sono stati particolarmente originali, soprattutto quello in cui ha affermato che a distruggere la cattedrale ci hanno sempre pensato i francesi, mai un invasore straniero. Infatti, fu devastata durante la rivoluzione francese del 1789 e durante la Comune di Parigi del 1871 subì anche un tentativo di incendio. Nel 29 marzo 1918, in piena Prima Guerra Mondiale, gli artiglieri dell’esercito tedesco cercarono di abbatterla sparando con un grosso cannone Berta ma il colpo risultò “corto” e fu invece centrata la chiesa dei santi Gervasio e Protasio nel Marais: in quella che è conosciuta come la tragedia del venerdì santo morirono quasi cento persone. E durante il secondo conflitto mondiale i tedeschi non riuscirono a danneggiare né Notre-Dame né le opere che conteneva.



La storia della cattedrale più rappresentativa della Francia inizia nel 1163, quando cominciò la sua costruzione in sostituzione di una basilica dedicata a Santo Stefano, a sua volta eretta sui ruderi di un tempio pagano. Pur non essendo il miglior esempio di gotico, è sicuramente una delle più conosciute costruzioni al mondo in questo stile e ha da subito avuto una forte valenza simbolica, sia come emblema di rinascita della stirpe merovingia e della città, sia come icona del cattolicesimo.

Nei secoli Notre-Dame è stata al centro di sommosse e danneggiamenti di ogni genere, è sopravvissuta alle rivolte degli Ugonotti, ai saccheggi e alle devastazioni del XVI secolo: i danni peggiori li subì durante la rivoluzione quando molti dei suoi tesori artistici furono distrutti, le statue dei re decapitate e quelle dei santi distrutte. La cattedrale fu trasformata in un magazzino e rinominata “tempio della ragione”.

Nel 1804 Napoleone Bonaparte la ripristinò come luogo di culto, destinata a ospitare la cerimonia della sua incoronazione come imperatore di Francia. Ricadde nell’oblio e solo il successo dell’omonimo romanzo di Victor Hugo in cui si narravano le vicende del gobbo Quasimodo diede visibilità alla cattedrale, poi nuovamente saccheggiata durante la breve esperienza della Comune di Parigi nel 1871. Nel frattempo, dopo le razzie e le devastazioni, è stata “ripopolata” di opere d’arte ed è per questo motivo che oggi la cattedrale più famosa e rappresentativa di Parigi ospita capolavori come reliquie religiose, rosoni, organi e statue.

Le cause dell’incendio che l’ha seriamente rovinata non sono ancora state tutte chiarite ma quasi certamente sono state causate da superficialità durante i lavori di restauro. Lunedì 15 aprile alle 18.20 locali scattò un primo allarme ma solamente mezz’ora dopo (in occasione di un secondo allarme) il personale ha scoperto l’incendio. Ma ormai era troppo tardi e le fiamme sono state domate solamente alle 3.30 del mattino successivo.

L’incendio oltre ad aver distrutto la guglia, il tetto e il telaio di legno che lo reggeva – opera originale risalente al 1300 – ha messo in pericolo numerose altre opere d’arte e qualcuna si è salvata perché al momento dell’incendio era conservata in un altro luogo.

Il tetto con tegole in lastre di piombo era un’opera originale, andata quasi completamente distrutta. L’incendio ha provocato un foro dove il transetto incrocia la navata tanto da far crollare alcune volte.

Il telaio di legno posto sotto il tetto era una pregiata opera di carpenteria, anche in questo caso quasi totalmente originale. Siccome sembra che per realizzarlo siano state utilizzate oltre 1.300 querce, era soprannominato la “foresta”. Si trattava di una struttura lunga un centinaio di metri, larga 13 e alta 10, una delle opere di carpenteria più antiche della Francia, terminata all’inizio del Quattrocento ma con alcuni elementi ben più antichi, risalenti all’VIII secolo. Come per il tetto, anche la foresta è andata quasi del tutto perduta.

La guglia era uno dei simboli della cattedrale ed è crollata pochi minuti prima delle 20, distruggendo la volta sottostante su cui è precipitata. I vigili del fuoco hanno incontrato parecchie difficoltà nel raggiungerla con i getti estinguenti in quanto alta quasi centro metri e posizionata al centro della cattedrale. Era stata disegnata da Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc – l’architetto francese conosciuto soprattutto per i restauri di edifici medioevali – e fu terminata nel 1860, realizzata con 500 tonnellate di legno e 250 di piombo.

Al contrario della guglia, le 16 statue in rame che la contornavano (che raffigurano i 12 apostoli e i 4 evangelisti) si sono salvate solamente perché erano state rimosse il giovedì precedente per essere restaurate.



Nessun danno neppure per i gargoyle, le 54 statue piuttosto inquietanti che – contrariamente a quanto si può credere – non hanno nessun legame con esoterismi o magie ma hanno una valenza esclusivamente decorativa delle grondaie. E infatti il loro nome deriva dal termine femminile francese “gargouille” che significa grondaia. Queste figure – a differenza di altre costruzioni medievali – non sono originali del periodo gotico ma furono inserite nell’Ottocento dall’architetto Viollet-le-Duc.

Anche il gallo della guglia si è salvato, sebbene in un primo momento si pensasse fosse andato distrutto. Secondo quanto affermato dal Ministero della Cultura francese “è ammaccato ma probabilmente restaurabile e viste le sue condizioni non è stato possibile verificare se contiene ancora le reliquie”. Era stato proprio Philippe Villeneuve – l’architetto responsabile di quest’ultimo sfortunato restauro – a scoprire che all’interno del gallo erano contenute una delle spine della corona di Cristo e due reliquie, una di san Denis e una di santa Genoveffa.

Altre reliquie molto preziose per i credenti, conservate in Notre-Dame sono a corona e la tunica di san Luigi, portate al sicuro in municipio all’inizio dell’incendio.

Tre invece gli organi. Quello maggiore risale al XV secolo ed è dotato di 8 mila canne e 5 tastiere e non è rimasto danneggiato, mentre ha subito danni il piccolo organo posizionato sotto la guglia.

Le enormi vetrate a forma di rosone – con al centro immagini della vergine Maria, di Cristo adulto e bambino contornate da profeti, santi, angeli e re – risalgono al tredicesimo secolo e sembrano in buone condizioni, anche se una (la più antica e meno modificata negli anni) probabilmente ha subito qualche danno nel piombo che la sostiene. I due rosoni più grandi hanno un diametro di 13 metri.

Delle numerose statue della Vergine, la più famosa della cattedrale è quella scolpita negli anni Venti del Settecento dallo scultore francese Nicolas Coustou: si tratta di una “pietà” voluta da Luigi XIV e rappresenta la Vergine piangente con il corpo di Cristo rimosso dalla croce. Non ha patito danni, così come sono intatte la croce realizzata nel 1993 dall’artista Marc Couturier e le statue inginocchiate di Luigi XIII e Luigi XIV.

Sono invece 76 i dipinti che la corporazione degli orafi parigini ha donato alla cattedrale tra il 1630 e i primi anni del Settecento, tredici dei quali ancora esposti nelle cappelle della navata. Una di queste opere è la “Visitazione” di Jean Jouvenet che il pittore francese dipinse nel 1716: non sembra abbia subito danni.

Infine, nella torre sud di Notre-Dame si trova la campana più grande della cattedrale, che rintocca in occasione delle principali festività e di grandi eventi cittadini. Soprannominata le bourdon (cioè il calabrone) è stata fusa a inizio Settecento e pesa 13 tonnellate. Anche le bourdon è sopravvissuta all’incendio.

Galleria fotografica
Sotto i gargoyle di Notre-Dame - immagine 1
Sotto i gargoyle di Notre-Dame - immagine 2
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