Storie di guerre e di bambini

| “In viaggio con Amir, storie di un sogno”, un libro in cui l'autrice, Milena Soriani, spiega il delicato fenomeno dell’immigrazione ai più piccoli

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Di Floriana Naso
Migliaia di bambini sono sbarcati e continuano ad arrivare sulle nostre coste per scampare alla guerra che attanaglia i loro paesi d’origine. Molti di loro sono soli al mondo e spesso cadono vittime dei traffici di essere umani. Più di 30.000 minori sono scomparsi dagli inizi dei conflitti in Medio Oriente. Scappati da una terra devastata per cercare un futuro migliore, sono caduti tra le braccia di un destino ancora più nefasto.

Altri trovano invece rifugio nei centri di accoglienza e vengono seguiti fino alla maggior età da associazioni umanitarie. Spesso, però, queste creature, si integrano con difficoltà nella società occidentale che non riesce di comprendere il dramma che hanno vissuto. Non sempre ci si rende conto del male che hanno visto, degli sforzi compiuti per sopravvivere, del dolore che hanno provato nel vedersi strappare la famiglia in un attimo e dei pericoli che hanno affrontato completamente soli, in un paese straniero, in mezzo a persone ostili e incomprensibili. 

Di una storia analoga ci racconta Melania Soriani nel libro illustrato “In viaggio con Amir, Storia di un sogno”, Edizioni Leucotea. Un racconto ideato e scritto per bambini e ragazzi al fine di sensibilizzare l’accoglienza di chi è meno fortunato, per far comprendere e riflettere sulla delicata questione dell’immigrazione.

Amir vive il dramma della guerra. Il conflitto gli ha portato via il padre e la sorella minore, mentre la madre, per cercare di mantenere i suoi cari ha lasciato la città di Tartus (Siria) già tempo addietro, quando la situazione ancora non era troppo compromessa.

Quando anche la nonna del piccolo Amir muore, il ragazzino si trova davvero solo, con l’unico sogno, che ha già da tempo, di poter raggiungere sua mamma a Vienna.

Preso coraggio si imbarcherà clandestinamente su una nave italiana, la Fortuna, diretta a Venezia, primo step del suo viaggio che, tra pericoli e peripezie, lo porterà alla ricerca di una vita normale.

Un libro per riuscire a parlare ai più piccoli di cosa sia la guerra e quali sono le sue devastanti conseguenze, di come quelle che possono essere interpretate come immagini nei telegiornali sono in realtà vite distrutte e famiglie devastate che hanno perso tutto.

Il romanzo In viaggio con Amirha ricevuto la menzione speciale al III “Festival Internazionale Rive Gauche” di Firenze, anno 2016. Di recente, il libro ha vinto il premio “Equilibri 2018”, ed è stato selezionato per partecipare al Progetto Lettura del 62° “Premio Bancarellino”.

“In questo racconto di formazione, l’autrice si rivolge a un pubblico giovanissimo contraddistinguendosi per la delicatezza narrativa usata nell’affrontare un tema difficile e fortemente contemporaneo quale quello dell’immigrazione”, ha commentato Marino Demata, Presidente Rive Gauche Festival.

Le illustrazioni del libro sono state realizzate da “PamilySoulIllustration” e i proventi saranno devoluti in beneficienza: contribuiranno a finanziare i progetti di accoglienza per i bambini Siriani. Verrà tutto documentato in chiaro sul sito del progetto In viaggio con Amir.

Melania, come nasce In viaggio con Amire perché?

L’idea è nata ascoltando un servizio in TV in cui si parlava di un episodio di razzismo ai danni di un bambino della scuola primaria, da parte di alcuni dei suoi compagni di classe. Così mi sono chiesta se fosse plausibile usare la parola razzismoper descrivere le azioni di bambini così piccoli, il cui comportamento poteva, invece, essere frutto di una cattiva informazione carpita dall’ambiente circostante.

Perché l’idea di confezionare un racconto destinato ai più giovani?

Ho sentito la necessità di creare una storia, destinata ai più piccoli, che fornisse loro uno spunto di riflessione approfondito, con il supporto di genitori e insegnanti, riguardo il fenomeno migratorio, che attualmente attrae opinioni contrastanti e troppa violenza verbale gratuita, nella speranza che si ricominci a dare il giusto valore alla parola “accoglienza”. In viaggio con Amir è una storia che vuole aiutare i bambini a trovare la forza e il coraggio di credere in sé stessi e nelle proprie capacità, e che li aiuti a riconoscere il valore dei buoni sentimenti, della famiglia, dell’accoglienza; che li sproni a investire di più sui propri sogni, senza arrendersi alle difficoltà che troveranno davanti. Proprio come il piccolo Amir che vuole riunirsi alla madre e, per riuscirci, compie un’impresa straordinaria affrontando molti pericoli. 

Chi è Amir, cosa gli accade e cosa deciderà di fare? 

Amir è un bambino di oggi che, all’improvviso, si ritrova a vivere in un mondo che non riconosce, in cui non può più essere sé stesso. Per alcuni anni si limita a sopravvivere, attendendo che le cose intorno a lui cambino. Poi all’improvviso non ci sta più, e decide di partire alla ricerca di quello che ha perduto. Il romanzo inizia proprio così, con Amir che decide di affrontare l’ignoto per ricongiungersi alla madre da cui è stato separato. 

E lo farà in compagnia di amici straordinari che gli faranno comprendere come, nonostante le diversità, amore amicizia e famiglia siano le uniche cose di cui tutti abbiamo davvero bisogno per sentirci a casa.

Tutte le informazioni che hai acquisito per scrivere il tuo racconto, a quale considerazione ti hanno condotta?

È una considerazione a cui sono giunta da tempo, in realtà, come madre prima che come autrice e che forse suona retorica, ma contiene una grande verità: i bambini sono il futuro e la speranza, sono ciò che abbiamo e su cui possiamo contare per vedere, domani, un mondo migliore. Eppure, nonostante questo sia un pensiero condiviso da tutti, gli adulti continuano a dimenticarsene: non ci impegniamo abbastanza per fornire loro i mezzi necessari a realizzare tutte le loro potenzialità.

Qual è stato il passaggio più significativo che hai scritto?

Sono stati due in realtà i momenti più significativi e anche più difficili del romanzo. Il primo è il momento in cui Amir si accorge che la nonna è morta. In un primo momento ero incerta se affrontare un simile argomento, perché è difficile far passare il messaggio che la morte di una persona anziana fa parte del ciclo della vita. I nonni hanno un ruolo importante nella vita di un bambino. Il secondo passaggio è stato quando ho dovuto affrontare una domanda che tutti i bambini prima o dopo, e a maggior ragione Amir, pongono ai propri genitori: perché gli uomini fanno la guerra? È stato difficile trovare una risposta adeguata; mi hanno aiutato diversi libri sull’argomento e soprattutto l’istinto di madre. 

Quanto è stato difficile, invece, utilizzare un lessico comprensibile ai più giovani, trattando una tematica così complessa come l’immigrazione e la guerra?

Molto. Ho scritto e riscritto. Letto e riletto. E poi mi hanno aiutato i bambini, i compagni di scuola di mio figlio, alcuni nipoti, i figli di un paio di amici. Nel libro li ho ringraziati tutti, perché sono diventati parte della storia.

Quali sono le domande, o considerazioni, dei bambini che hanno letto il tuo racconto?

È tutto documentato sul sito del progetto di beneficienza legato al libro. Non voglio togliervi la sorpresa di leggere le loro considerazioni o guardare i loro splendidi disegni fatti per Amir. Sono meravigliosi, incredibili, hanno una marcia in più e, soprattutto, sanno guardare oltre. Potete trovare tutto su: https://inviaggioconamir.wixsite.com/inviaggioconamir

Se avessi occasione di parlare con uno di questi orfani scampati alla guerra, cosa gli diresti?

Benvenuto a casa. Non lasciare che nessuno ti dica cosa puoi diventare domani.

A tuo avviso, quali ulteriori mezzi andrebbero adottati dai paesi occidentali per favorire l’integrazione e prestare maggiore assistenza agli orfani di guerra che chiedono asilo?

Bisognerebbe iniziare a parlare di accoglienza, delle accresciute potenzialità di una società multietnica. Riscoprire il valore dell’unicità. Prima di fare in modo diverso, credo sia necessario iniziare a pensare in modo diverso. 

Progetti futuri?

Due progetti sopra ogni cosa: un manoscritto storico ispirato alla vita di Nellie Bly, reporter americana vissuta nella seconda metà del diciannovesimo secolo, a cui sto lavorando dal 2016 e che è giunto alla revisione finale; e un thriller, ambientato durante la seconda guerra mondiale, che sto ultimando. Entrambi hanno per protagoniste due eroine coraggiose, molto diverse fra loro, ma accomunate da un forte spirito d’indipendenza.

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