Tutte le sfumature del noir

| Nel suo nuovo libro, lo scrittore torinese Massimo Tallone racconta una storia che parte dall’aptofobia, la paura di essere toccati

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Di Germana Zuffanti
Massimo Tallone è uno scrittore di fama, raffinato e ricco di sfumature, quelli degni di essere chiamati “artisti” poiché fanno della scrittura un’opera d’arte, per come l’hanno studiata e per come la creano. La sua è stata definita “una scrittura raffinata e allusiva, tagliente e sinuosa. Un’inquietudine narrativa rara nel noir italiano. Grande letteratura”. Con “Non mi toccare” (Edizioni Il Capricorno), il nuovo, grande noir torna alla ribalta.

Chi è la protagonista di questa nuova storia conturbante? Si parla di “aptofobia”: come nasce questa storia?

“Non mi toccare” nasce da due momenti reali e da una mia esigenza interiore. Il primo aspetto è stata la conoscenza, anni fa di una persona affetta da “aptofobia”, la paura di essere toccati. Una condizione che mi ha molto colpito, sicché mi sono documentato. Il secondo aggancio è un viaggio in Sardegna, dove ho visitato un nuraghe all’interno del quale, in estate, trova casa una colonia di pipistrelli. E anche questo episodio mi ha incuriosito e appassionato. L’esigenza interiore, invece, riguarda la mia concezione del lavoro di scrivere, vale a dire la necessità costante di provare strade nuove, tecniche inedite, soluzioni narrative che non ho sperimentato prima. In altre parole, mi sento periodicamente costretto ad abbandonare i modi e gli stili che governo per gettarmi in direzioni nuove, ignote anche a me stesso. “Non mi toccare” nasce appunto da bisogno di esplorare le mie possibilità ulteriori. 

Cosa ne pensa della letteratura attuale? I giovani sono disposti a coltivare lo studio e lo stile o si è arrivati ad una letteratura “usa e getta” per cui il libro nasce sull’onda di qualcosa e l’autore un commerciante del momento?

La domanda è potente e richiederebbe un saggio intero. Credo che sia sempre esistita una ‘letteratura attuale’, tesa ad assecondare mode e tendenze, a zampillare a fiotti nella formidabile schiuma del presente (ci sono resoconti dell’Ottocento illuminanti, in materia). E credo che al tempo stesso siano sempre esistiti autori che mirano alla ricerca del proprio costante perfezionamento, che sentono la necessità di lavorare su una propria ‘forma’ che si evolve in continuazione. Autori non in grado seguire da vicino i modelli dominanti, ma non per snobismo. Il motivo è che vivono per così dire ‘eroticamente’ dentro la potente gioia della sfida estetica, coltivano il gusto della parola, sono affascinati dalla struttura narrativa, perdono giorni alla ricerca di una metafora, analizzano arditi progetti di racconti, si infiammano per un’architettura narrativa innovativa, sicché, anche volendo, non riuscirebbero mai ad essere al passo con i tempi e a seguire il presente. In sostanza, in ogni tempo e in ogni dove convivono autori ‘del momento’ e autori ‘del sempre’. Questi ultimi, anche quando si occupano del presente, in realtà si collegano con l’eternità dell’umano che scorre sotto la pelle di tutti noi.

Lei spesso, ci segnala altri libri che vale la pena di leggere, fra cui l’autobiografia “Il lottatore” di Guido Nasi, che dal 1999, a causa di un episodio sfortunato, è rimasto con un solo dito a disposizione, imprigionato nel suo corpo. Ce ne vuole parlare?

Certo. Ho conosciuto Guido Nasi un paio di anni fa, tramite amicizie comuni. Si trattava di dargli una mano a mettere in ordine la vasta mole dei suoi scritti (ricordi autobiografici, racconti, poesie, consigli clinici) per poterne ricavare un testo armonico. L’incontro con lui è stato forte, per me. Dentro il suo corpo muto e pressoché immobile, infatti, pulsa un’energia infinita che gli permette di accettare la sconfitta replicando alla sorte con l’intelligenza di chi rafforza la volontà, la determinazione e la caparbietà per la ricerca della felicità, senza mai cedere a tentazioni consolatorie. “Il lottatore” è davvero il titolo giusto per la sua autobiografia, nella quale si impara ad avvicinarsi alla disabilità vedendo prima la persona, e poi il disabile, liberandosi da ogni forma di pietismo, di compatimento, di sentimentalismo. Guido impedisce ogni distorsione sentimentale rispetto alla sua condizione. Lo si deve prendere come persona, e basta, e lo attesta con vigore, quasi con rabbia. Tutte cose che i cosiddetti ‘normodotati’ dovrebbero imparare.

Quali i suoi prossimi appuntamenti? Dove porterà “Non mi toccare”?

L’uscita di un libro, per me, apre sempre vie delicate. Da un lato è necessario seguire la creatura nel suo cammino nel mondo, accompagnarla alle presentazioni, parlarne, discuterne, fornirle supporto e attenzione, impedire che venga abbandonata… Dall’altro lato, però, la mia mente è già altrove, alla nuova sfida che alimento, al pensiero che il libro appena uscito possa essere migliorato o avere un seguito, al desiderio di toccare nuovi temi, nuove forme di espressione. Adesso, per esempio, sto lavorando a un saggio che mi sta affascinando, in senso letterale, ma di cui non parlo, al momento.



L'AUTORE

Piemontese di Fossano, Massimo Tallone ha pubblicato i saggi “Dizionario ironico della cultura italiana” (Utet, 2009), “A bottega dal maestro di cazzeggio” e “Bartleby mi ha salvato la vita” (Buendia Books 2018), più numerosi noir, tra cui “Il fantasma di piazza Statuto” (2012) e “Il diavolo ai giardini Cavour”(2013) per le Edizioni e/o; “Piombo a Stupinigi” (2007), “Veleni al Lingotto” (2008), “Doppio inganno al Valentino”(2009), “L’enigma del pollice” (2010), “La manutenzione della morte” (2011), “Il Cardo e la cura del sole” (2012) e “L’amaro dell’immortalità” (2013) per Fratelli Frilli Editori. Per Edizioni del Capricorno, in coppia con Biagio Fabrizio Carillo, ha pubblicato “Il postino di Superga”(2015), “La rivadestra della Dora” (2016), “La curva delle cento lire”(2016), “Le maschere di Lola”(2017), “La casa della mano bianca” (2017) e “Le api dei Cappuccini” (2018).

Dal 2011 collabora con il quotidiano “La Repubblica”, per il quale scrive racconti seriali. È socio fondatore del collettivo di scrittori “Torinoir” e direttore artistico della Scuola di comunicazione e scrittura “Facciamo la Lingua”.

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