Violenza sulle donne e uomini egoisti

| Nel romanzo di Sonia Paolini "Beethoven's Silence...io sono Irina e sono Elise..." (ed. Lettere Animate) la storia di una giovane clandestina romena vittima di violenze e abusi. Il segreto di rinascere

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Di Floriana Naso

Il romanzo di Sonia Paolini, (nella foto) Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’, pubblicato dalla casa editrice Lettere Animate e vincitore del primo premio nella sezione Opere Edite del concorso nazionale, indetto dall’Associazione Culturale Rinnovamenti - ‘Le Parole arrivano a noi dal passato’ -  II edizione (2018), tratta la tematica della violenza sulle donne in Francia. Sul territorio nazionale francese ci sono sessantasette centri di accoglienza, impegnati a proteggere e a reinserire nella società donne vittime di violenze e abusi. Il governo francese è particolarmente attento a questa tematica, infatti è il primo stato nel quale vige una legge severissima che punisce gli approcci sessisti e violenti nei posti pubblici, con una sanzione fino a 750 euro.  Il romanzo di Sonia narra la storia di Irina, una rumena di sedici anni vittima di violenza sessuale che, accolta in un centro antiviolenza, cerca di riportare serenità nella propria vita vivendo come una normale adolescente, anche se non sarà facile cancellare tutte le sofferenze che l’hanno segnata.

 

Sonia, come nasce questo romanzo e perché la scelta di ambientarlo in Francia?

Prima di tutto ringrazio per la preziosa opportunità di parlare del mio libro. Come ogni persona cui piace scrivere, osservo e analizzo i comportamenti umani.  Sono la principale fonte di ispirazione.  Benché siano numerosi e diversi, nella loro molteplice varietà hanno un elemento comune: l’egoismo. Non esistono uomini buoni, non esistono uomini cattivi.  Esistono gli uomini, che sono egoisti. C’è poi il punto di non ritorno, superato il quale non è possibile rimediare. Si poteva fare ma non si è fatto. Questo è quanto accade in Beethoven’s silence. Il padre della protagonista, Irina, bramoso di vedere lievitare i propri profitti, è disposto a tutto, anche a mettere in pericolo i suoi cari.  Moglie e figlia, infatti, vengono violentate. L’altro protagonista, Philippe, raggiunto il successo, avverte scomoda la vita domestica. Desidera avere di più. Lo cerca, lo trova e abbandona la famiglia. Quando, a causa di un incidente, muoiono moglie e figlio, si rende conto delle effimere scelte fatte, ma è tardi per tornare indietro. Trascorre il resto dell’esistenza in attesa di una chance che gli permetta di riscattarsi, di sentirsi meno ignobile di quanto sa di essere. Sembra banale, perché nel mondo sono numerosi ad amarla, ma la Francia è una nazione che mi piace. Tuttavia, essendoci vissuta, le descrizioni presenti nel romanzo sono reali e verificabili. Nessun luogo è frutto di fantasia (solo qualcosa riguardo agli edifici che sorgono sul lungomare di Marsiglia).

 

Parlaci della protagonista: cosa le accade e qual è il suo percorso nel centro antiviolenza?

Irina è figlia di clandestini, fuggiti dalla Romania di Nicolae Ceaușescu, rifugiatisi nel sud della Francia. È solo una bambina. Sebbene abbia trovato lavoro, il padre diventa complice di una banda di spacciatori.  La polizia lo scopre e, come prevede la legge sulla droga in merito agli stranieri coinvolti, deve essere espulso dalla Francia. Essendo stato individuato e arrestato solo lui e volendo impedire in qualunque modo il rimpatrio in Romania, l’uomo si propone di collaborare con le forze dell’ordine per catturare il resto della banda. La polizia accetta, ma lei stessa commette errori.  La banda scopre tutto e tre dei suoi uomini si recano a casa del padre di Irina per farlo tacere.  Prima di ucciderlo, violentano a turno la moglie, incinta, e la bambina. Consumato lo stupro, i tre uomini uccidono i genitori di Irina.La bambina si salva grazie alla polizia che, chiamata da alcuni vicini, che avevano udito urla e spari, interviene in tempo. Ferita e scioccata la piccola è portata in ospedale. Non parla, non mangia, non dorme. Una psicologa è l’unica persona che riesce a instaurare un contatto con lei. La fa trasferire in un centro che si occupa di adolescenti vittime di abusi, violenze, abbandoni.  Non è facile per la bambina superare quanto ha vissuto. Trascorsi alcuni anni, con l’ausilio degli psicologi del centro, dal Tribunale viene dichiarata adottabile e diverse famiglie si interessano al suo affidamento. Purtroppo Irina non riesce ad adattarsi e ogni volta ritorna in istituto.  Nel corso della storia l’istituto e gli psicologi, che prestano all’interno il loro servizio, sono per Irina punti di riferimento, rimanendo tali anche quando va via. 

 

Come riuscirà, Irina, a superare il trauma e a ritrovare la serenità?

La strada che Irina percorre per raggiungere la serenità è lunga, ardua, piena di avversità e di buche.

Più volte cade, ma, grazie agli psicologi che gestiscono il centro, che l’ascoltano, la comprendono e la supportano, è sempre in grado di rialzarsi e proseguire. Le persone vicine la aiutano a convivere con il suo dramma.  Alla fine della storia, Irina non dimentica il triste passato, ma è in grado di voltare pagina.

 

Qual è, a tuo avviso, il passaggio più significativo del libro?

L’intera vicenda tratta di una giovane donna segnata dalla patita violenza. Tristezza, angoscia, anche cattiveria sono suoi costanti comportamenti. Il passaggio più significativo è quello in cui Irina si rende finalmente conto di essere stata e di essere ancora circondata da sincero affetto, da amore, nonostante abbia spesso mostrato la parte peggiore di sé. Nessuno del centro l’ha abbandonata. Sarebbe bello se anche nella realtà le donne, che subiscono violenze, vengano soccorse da persone pronte a sostenerle, ad assisterle nel difficile e lungo cammino verso la ripresa di una vita normale. Sicuramente avviene, purtroppo, non sempre.

 

Qual è stato invece il più difficile che hai scritto?

In un passo di Beethoven’s silence c’è una scena di suspence e azione. Era la prima volta che mi cimentavo in una simile operazione. Avevo paura di non essere all’altezza. Tuttavia mi sono ricreduta. È stato divertente e interessante mettermi alla prova.

 

Quali emozioni ti ha dato la stesura di quest’opera?

Una molteplicità di emozioni. Ogni volta che rileggo il testo, alla ricerca di errori, refusi o altro, mi sembra di rivivere, riscrivere la storia, di stare al fianco dei protagonisti, di essere uno di loro. Specialmente le parti in cui ho descritto gli stati d’animo di Irina. Avendo dovuto immedesimarmi in chi ha vissuto uno stupro, non è stato semplice. Ho, quindi, rielaborato più volte le scene. 

Emozioni che solo chi scrive, credo, conosce e comprende.

 

Quali, invece, credi saranno quelle che lascerà al lettore?

Penso e spero che anche il lettore si senta coinvolto nelle vicende narrate, che si senta un tutt’uno con i personaggi. Che poi è quello che desiderano tutti gli scrittori. Si vuole lasciare un’impronta. Trasmettere una morale.

 

Quanto è difficile sfuggire alle violenze, alla malavita, al degrado, soprattutto per immigrate minorenni spesso sole e perché?

È luogo comune sostenere che ognuno di noi sia artefice della propria esistenza, del proprio destino. Ma se si è minori, se si è immigrati e, altresì, donne, non è così. Non è possibile per un immigrato vivere la realtà di un cittadino. Non si hanno gli stessi diritti, gli stessi privilegi, le stesse opportunità e la stessa umana considerazione. Si è in balia della violenza, della criminalità, del degrado.  E non sempre chi vede, chi osserva, chi conosce denuncia, difende, aiuta. 

E l’immigrato si trova nella condizione di non sapere a chi chiedere aiuto. Vede intorno a sé solo indifferenza, chiusura e spesso razzismo. I bambini e le donne hanno a loro sfavore anche lo stato di fisica debolezza che rende difficile ribellarsi e lottare.

 

Secondo te, il problema che affronti nel tuo romanzo è abbastanza trattato dai media nazionali?

La violenza sulle donne, l’immigrazione, l’indifferenza verso i deboli sono temi ampiamente trattati, affrontati e conosciuti. Esistono libri, campagne politiche, pubblicitarie, film, anche manifestazioni che tentano di sensibilizzare la società verso questi problemi. Capita però che restino slogan di una società che se ne interessa solo perché qualcuno ha deciso che se ne debba interessare. Quasi una moda del momento. Finché si sente parlare di abusi, di violenze, di indifferenza, significa che la società non ha fatto abbastanza.

 

Ritieni che nel nostro paese ci siano leggi giuste a tutela di vittime di abusi e violenze?

Ricordo l’ultimo anno di università quando tra studenti si discuteva quale sarebbe stata la materia scelta per la tesi e quale il tema trattato. Una mia collega, optato per diritto penale, si era interessata al reato di violenza sessuale che fino alla fine degli anni ’90 non era codificato nel codice.  Lo stupro era equiparato al reato di percosse, violenza domestica e come tale sanzionato. 

Incredibile. Eravamo alle porte del 2000 e nessuno aveva inserito nel codice penale il reato di violenza sessuale. Eppure è un reato antico quanto la creazione dell’uomo e della donna!  Ora alcune cose sono mutate, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. C’è inoltre il muro del biasimo sociale. Un’ampia porzione di società è ancora convinta che, vuoi per l’abbigliamento, vuoi per l’atteggiamento, la donna sia indirettamente responsabile di una violenza sessuale. 

Se l’è cercata, come si suole dire.

 

Quale messaggio hai voluto diffondere con il tuo romanzo?

La vita riserva all’uomo continue chance. Niente è mai veramente perduto. Si può sempre risorgere. Non è possibile cancellare o dimenticare una violenza subita, specie se sessuale, tuttavia, sostenuti da chi ci ama, giorno dopo giorno, si può andare avanti, si può sopravvivere

 

Progetti futuri?

Ho auto-pubblicato una raccolta di racconti di Natale e a breve pubblicherò una nuova storia che narrerà ancora di abusi. Questa volta contro una intera etnia. I neri.

 

CHI E’ L’AUTRICE

Sonia Paolini è nata e vive in provincia di Roma insieme ai tre figli e al marito. Lavora e nel tempo libero si diletta nella scrittura. A dicembre 2012 ha pubblicato un romanzo in versione e-book (Sinnerman, casa editrice Drops Edizioni), nel 2013 ha pubblicato due racconti in versione cartacea (Nothing Else Matters, casa editrice Montegrappa, raccolta Mon Amour!, Sanctae Foedus Amicitiae, casa editrice Montegrappa, raccolta Mes Amis!) arrivati finalisti a due concorsi letterari indetti dalla casa editrice. Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’, è stato pubblicato a gennaio 2016 dalla casa editrice Lettere Animate. Dal 2016 è iscritta sulla piattaforma Wattpad. Ha scritto quattro nuove opere, due complete (Storie brevi per riflettere, Non cancellatemi), due in corso di scrittura (She can, Sinnerman – nuova versione). Ha vinto il premio #wattys2017 con She can nella categoria Cantastorie e altri concorsi promossi dalla piattaforma, la storia si è anche classificata II nel concorso Nuovi Talenti 2018 e sta per essere auto-pubblicata su Amazon. Ha vinto i premi speciali migliore storia in assoluto e migliore evocatrice di emozioni con Storie brevi per riflettere nel concorso Un racconto sotto l’albero, l’opera si è altresì classificata III nel concorso Nascosti tra le pagine ed è stata auto-pubblicata su Amazon. 

 

 

 

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