Erano davvero bugie quelle della NASA?

| A 50 anni dai primi (presunti) passi sulla Luna, continuano a serpeggiare le teorie del complotto che negano l’arrivo dell’uomo sul nostro satellite: le prove risalirebbero alla missione Apollo 1 finita in tragedia prima ancora di iniziare

+ Miei preferiti
Di Marco Belletti
Quando sarà commercializzato un iPhone con una fotocamera tanto potente da riuscire a fotografare le sei bandiere degli Stati Uniti piantate sulla superficie lunare (la prima il 20 luglio 1969 e l’ultima il 7 dicembre 1972) molto probabilmente soltanto allora terminerà l’annoso dibattito tra chi è convinto che l’uomo abbia poggiato piede sul nostro satellite e chi invece è certo si tratti di una bufala. 

Nonostante il tempo che passa, gli scettici sono sempre più agguerriti anche se a volte le loro motivazioni sono simili a quelle dei no-vax quando parlano della pericolosità dei vaccini: senza alcun avallo scientifico.

A parte le “solite” considerazioni (ombre sbagliate di sassi e astronauti, la bandiera che sventolava al vento, il tempo di attesa per le risposte radio dalla navicella non compatibile con la distanza dalla Terra…) una teoria decisamente paranoica ha preso sempre più credito tra i complottisti coinvolgendo la prima missione del programma Apollo che avrebbe poi condotto l’uomo sulla Luna.

Era il 27 gennaio 1967 e la navicella Saturn 204 (in seguito definita Apollo 1) fu completamente distrutta da un incendio divampato a bordo durante un’esercitazione a terra. I tre membri dell’equipaggio non ebbero scampo: il pilota comandante Virgil “Gus” Grissom (che sarebbe dovuto essere il primo uomo a posare i piedi sulla Luna in un successivo lancio), il pilota maggiore Edward White e il pilota Roger Chaffee.

Mentre l’equipaggio stava completando alcuni controlli di routine, all’improvviso Chaffee gridò “Fire, we’ve got fire in the cockpit! (Fuoco, c'è del fuoco in cabina!). Dopo 17 secondi lo stesso pilota urlò “We’re burning up!” (Stiamo bruciando!) ed emise un lamento. Solo dopo cinque minuti gli addetti alla sicurezza riuscirono ad aprire il portello ma non poterono fare altro che constatare la morte di tutti tre gli uomini.

La commissione d’inchiesta, che investigò sulle cause dell’incidente, decretò che era stata una scintilla a provocare l’incendio nell’abitacolo saturo di ossigeno pressurizzato. Chi invece crede che la conquista della Luna sia stata una fake news di dimensioni colossali, ritiene che si sia trattato dell’omicidio da parte della NASA del comandante Grissom il quale aveva iniziato a dubitare che il programma Apollo avrebbe portato entro il decennio l’uomo sul satellite terrestre. E che la morte dei due compagni sia stato il classico danno collaterale. Anzi, qualcuno afferma addirittura che siccome Grissom era stato scelto come primo uomo sulla Luna, i vertici della NASA gli avevano già ventilato la possibilità che, come descritto nel film Capricorn One [leggi quil’articolo di ItaliaStarMagazine sull’argomento], lo sbarco non sarebbe in realtà avvenuto, ma “recitato” in un teatro di posa, probabilmente creato in un hangar della base spaziale di Cape Canaveral o nel deserto del Nevada lontano da occhi indiscreti. A causa del rifiuto dell’astronauta di accettare questa soluzione e della sua manifesta intenzione di denunciarla – in effetti Grissom sembra avesse fissato una conferenza stampa per i primi di febbraio – fu assassinato, simulando un incidente.

A dimostrazione di quanto fosse conosciuto e amato il comandante dell’Apollo 1, i creatori della serie tv “CSI – Scena del crimine” hanno chiamato Gil Grissom il personaggio principale (l’entomologo supervisore del turno di notte della squadra della Polizia Scientifica nella contea di Clark in Nevada) proprio in onore dell’astronauta. E Betty Grissom la madre dell’investigatore, come la moglie del pilota NASA.

Non fu quindi il predestinato Virgil Grissom, ma la seconda scelta Neil Armstrong a piantare per primo la bandiera degli Stati Uniti sulla superficie lunare.

A proposito delle bandiere sul nostro satellite – realizzate in rayon e costate 5 dollari e 50 cent, circa 32 al cambio attuale – non sembra che se la stiano passando tanto bene. Nel 2012 il modulo Lunar Reconnaissance Orbiter fotografò le aree dove erano allunati i LEM delle missioni Apollo, scoprendo che almeno cinque bandiere erano ancora in piedi: quasi sicuramente a cadere fu la prima, in quanto piantata troppo vicino al modulo lunare che quando ripartì la colpì con i getti emessi dai propulsori.

Inoltre, molto probabilmente l’esposizione ormai cinquantennale all’accecante luce solare – tra l’altro senza filtri atmosferici – le ha del tutto scolorite, tanto che potrebbero essere completamente bianche. Anzi, qualcuna potrebbe anche avere iniziato a polverizzarsi. Sono state in balia dell’inospitale ambiente lunare che alterna 14 giorni a 100° C a 14 “notti” a -150° C e la radiazione ultravioletta non filtrata è veramente deleteria: del resto anche sulla Terra i colori di una bandiera di stoffa che ha sventolato alla luce del Sole per 50 anni sarebbero completamente sbiaditi.

Conquistare la Luna – anche se si dovrebbe parlare di una timida visita visto che ad arrivarci sono stati una dozzina di uomini su ormai quasi 8 miliardi di terrestri – fu un’impresa decisamente costosa. Secondo i rendiconti dell’amministrazione statunitense pubblicati nel 1973 (al termine del programma Apollo) la spesa complessiva fu di 25,4 miliardi di dollari distribuiti su dieci anni, qualcosa come 200 miliardi di dollari attuali.

La spesa fu percepita come insostenibile dall’opinione pubblica e per questo motivo il programma fu chiuso una volta raggiunto il suo obiettivo politico. In realtà non fu eccessivamente costosa: negli anni di maggior attività la spesa raggiunse un picco massimo del 2,2 per cento dell’intero bilancio federale degli Stati Uniti, molto meno – per esempio – della spesa annuale statunitense per la difesa, in un anno pari a circa tre volte il costo dell’intero programma Apollo. Secondo alcuni recenti calcoli, ogni americano avrebbe pagato per raggiungere la Luna il corrispettivo di una ventina di pacchetti di sigarette all’anno mentre i fumatori statunitensi spendono in tabacco 90 miliardi di dollari l’anno, importo sufficiente per compensare – ogni 24 mesi – le spese di tutte le missioni Apollo.

A proposito della possibilità di avere un iPhone tanto potente da fotografare le bandiere sulla Luna, se fosse in vendita ci sarebbe certamente un complottista che, vedendole sullo schermo del suo smartphone, non esisterebbe ad accusare la casa di Cupertino di collusione con la NASA…

Curiosità
Storia di un blocco di marmo che nessuno voleva
Storia di un blocco di marmo che nessuno voleva
Uscita dalle cave di Carrara e alta oltre cinque metri, la lastra viene lavorata da due scultori: il primo abbozza una figura ma rinuncia senza terminare l’opera. Il secondo non ritiene di poterla scolpire. Ma poi arriva Michelangelo e…
Cercasi fidanzata, offresi viaggio sulla Luna
Cercasi fidanzata, offresi viaggio sulla Luna
Il miliardario giapponese Yusaku Maezawa, nel 2023 volerà fino alla Luna con lo “SpaceX” di Elon Musk. Ma pieno di impegni, non ha tempo di trovarsi una fidanzata con cui dividere l’esperienza. Per rimediare, ha diffuso un annuncio
Greta, la ragazzina che arriva dal passato
Greta, la ragazzina che arriva dal passato
Una teoria del complotto basata sul ritrovamento di una vecchia foto scattata alla fine dell’800 in Canada, in cui una contadinella sembra la sosia perfetta della Thunberg
Venduta la villa del massacro di Manson
Venduta la villa del massacro di Manson
La residenza di Los Angeles dei coniugi LaBianca, uccisi da “The Family” la notte successiva a quella di Sharon Tate, è stata acquistata da un volto noto della televisione americana
Winbledon, il vegano Novak batte l'onnivoro Roger
Winbledon, il vegano Novak batte l
Sposa se stessa, con tutto il cuore
Sposa se stessa, con tutto il cuore
Un’imprenditrice brasiliana è salita sull’altare per ribadire l’amor proprio. L’agenzia che dirige ha creato i “matrimoni single” in cui non è più necessario essere in due
Meghan non è mai stata incinta
Meghan non è mai stata incinta
La nuova teoria complottistica che circola in rete è che la giovane coppia reale si sarebbe affidata ad una madre surrogata
Mangiare cibo con l’involucro
Mangiare cibo con l’involucro
È la nuova challenge che impazza fra gli adolescenti americani e viaggia via social: si mangia tutto, dalla buccia al cellophane
Trema Ferragni, arriva Iris
Trema Ferragni, arriva Iris
L'incredibile successo tra le adolescenti di Iris Ferrari, influencer con un seguito impressionante di follower. Il suo manager è Francesco Facchinetti. Libri e tournée. E soldi. Un padre: "Mia figlia è impazzita"
La donna con gli organi al contrario
La donna con gli organi al contrario
Una tranquilla signora dell’Oregon ha donato il proprio corpo alla scienza, e durante gli esami è emerso che fosse affetta da una rarissima forma di “situs invertus”