Occhio, malocchio, malefici e luoghi comuni

| Se siete francesi non iscrivetevi al prossimo Tour de France, tanto non vincereste. E se vi viene in mente di scoprire una nuova tomba egizia, fate attenzione alle scritte sulla porta perché potrebbero portarvi davvero sfortuna

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Di Marco Belletti
In un articolo pubblicato da “The Conversation” – il sito che diffonde testi realizzati dalle diverse comunità accademiche do tutto il mondo – due ricercatori della Manchester Metropolitan University hanno cercato di chiarire i motivi per cui gli esseri umani credono alle maledizioni.

Ken Drinkwater e Neil Dagnall portano esempi eccellenti. Per esempio, trasmissioni televisive come “Ballando con le stelle”, che nella versione inglese sembra sia stata causa di innumerevoli casi divorzi, separazioni e scandali. Oppure la maledizione del Tour de France, che quest’anno Julian Alaphillippe non è riuscito a sfatare, con l’ultima vittoria francese ferma al 1985 grazie a Bernard Hinault. O ancora, la sfiga del rapper Drake collegata a una serie di fallimenti sportivi della sua squadra del cuore (i Toronto Raptors) che tuttavia quest’anno sono riusciti a vincere il loro primo titolo NBA.

Senza dimenticare le maledizioni varie, come per esempio quelle legate ai giovani cantanti pop e rock del “club dei 27” [leggi qui l’articolo dedicato all’argomento su ItaliaStarMagazine].

I due docenti universitari affermano che ovviamente la maggior parte delle persone oggi non crede alle maledizioni soprannaturali, ma la forte presenza su media e social fa supporre che queste abbiano ancora un forte ascendente sulla psiche umana e quindi buona parte degli esseri umani presta credito a queste credenze.

Da un punto di vista scientifico le maledizioni hanno una spiegazione razionale: le persone preferiscono credere che gli eventi negativi siano in un certo senso guidati da poteri soprannaturali. Lo psicologo israeliano Daniel Kahneman (premio Nobel per l’economia nel 2002) ha affermato che esistono due diversi modi per prendere decisioni. Il primo metodo è automatico, rapido e quasi del tutto inconsapevole, ma essendo guidato dall’intuito è incline a pregiudizi e a errori sistematici. Al contrario, il secondo sistema è controllato, lento, impegnativo e permette di decidere in modo razionale. Le maledizioni, pertanto, esistono perché negli esseri umani predomina il pensiero spontaneo e soggettivo del primo metodo.

Secondo i due docenti inglesi credere alle maledizioni può essere guidato dal desiderio di dare un senso al mondo, attribuendo un significato al caos. E così la gente vede legami tra eventi casuali e attribuisce fortuna e sfortuna a fattori magici piuttosto che ad altri come gli errori umani. Inoltre, chi crede alle maledizioni può subire le conseguenze dell’effetto di Forer (o Barnum) secondo il quale chi ascolta la descrizione di un profilo psicologico e lo crede riferito a lui, tende a immedesimarsi in quel profilo ritenendolo preciso e accurato, senza accorgersi che in realtà è abbastanza vago e generico da adattarsi a un numero elevato di persone. A causa di ciò, gli esseri umani deducono che le informazioni generali hanno rilevanza personale e pertanto è spiegabile la tendenza di associare la sfortuna generale con particolari e significative sfortune personali.

Il credere nelle maledizioni, secondo Drinkwater e Dagnall, spesso si affianca ad altre tendenze psicologiche con pregiudizi che danno vita a teorie solo apparentemente coerenti, ma logicamente incoerenti, che sostengono il più delle volte forze soprannaturali. Per esempio, la maledizione di Tutankhamun deriva dall’idea generale che la sfortuna sarebbe piombata su chiunque avesse fatto irruzione nel luogo di sepoltura del faraone. Quando gli archeologi entrarono nella tomba non subirono alcuna disgrazia e solo in un secondo tempo le successive morti e sventure degli archeologi furono associate alla maledizione. Allo stesso modo, le disgrazie capitate (anche molti anni dopo) a persone che hanno lavorato a film come Poltergeist o L’esorcista hanno dato vita nel tempo alla reputazione di pellicole maledette.

Queste maledizioni sono particolarmente forti in quanto hanno l’evidente potere di influenzare chi crede con fiducia alla loro veridicità: quando le persone si sentono incapaci di influire sugli eventi, accettano più facilmente l’esistenza di forze esterne e misteriose. Gli psicologi definiscono questo atteggiamento il “pensiero magico” e associano i vari comportamenti umani a determinate caratteristiche della personalità, come per esempio la tolleranza dell’ambiguità e del nevroticismo.

Nel primo, si descrive il livello con cui un individuo può affrontare l’incertezza: le persone con bassa tolleranza all’ambiguità tendono a considerare criticamente le prove e saltano alle conclusioni, accettando indiscriminatamente quanto affermato. E il nevroticismo può aumentare la preoccupazione e quindi le elucubrazioni mentali sulle maledizioni. In casi estremi credere nelle maledizioni può minare la fiducia e il successo futuro, in quanto produce la percezione di una sventura inevitabile, quello che i ricercatori definiscono “effetto nocebo”: il semplice suggerimento di sfortuna può produrre risultati negativi.

I docenti Drinkwater e Dagnall concludono la loro ricerca mettendo in evidenza che l’influenza delle maledizioni deriva anche dal loro radicamento nella cultura: è soprattutto attraverso l’educazione e le narrazioni sociali che la nozione di maledizione si perpetua nel tempo, diventando quindi culturalmente accettabili e in alcuni casi addirittura plausibili. Per esempio, il malocchio ha una tradizione capillare in tutto il mondo, derivando dalla convinzione che chi ha successo nella vita attira l’invidia di chi lo conosce, creando una maledizione che annullerà la buona sorte.

A livello sociale, oggi le fake news possono insinuare l’idea che le maledizioni esistano davvero. 

L’esempio recente forse più emblematico è il “Momo Challenge”, un fenomeno virale dalle origini incerte e dalla rapidissima crescita, che crea molto più panico del necessario. Un’immagine paurosa di una sorta di donna-uccello viene diffusa soprattutto su WhatsApp accompagnata dalla notizia di persone che usano quell’immagine sul loro profilo e contattano adolescenti per sfidarli a una serie di prove. Nessuno spiega in che cosa consistano queste prove, ma si diffonde presto l’informazione che le più estreme potrebbero portare alla morte, in certi casi per suicidio indotto, così come ne pagherebbe le conseguenze chi non segue le istruzioni o non diffonde correttamente il messaggio.

È quindi evidente che pur non esistendo prove scientifiche di nessun genere a sostegno della loro soprannaturalità, le maledizioni hanno una potente influenza psicologica sulle persone: crederci può minare il processo decisionale, il benessere e la fiducia in se stessi, compromettendo il pensiero critico. Per cui, ora non ci resta che attendere il prossimo Tour de France e fare il tifo per i ciclisti francesi…

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