Florence, infermiera in quarantena

| In un’epoca in cui il lavoro infermieristico non godeva di nessun credito, la Nightingale diffuse un’interpretazione quanto mai attuale del ruolo, tanto che ancora oggi in piena crisi pandemica alcuni suggerimenti sono validi

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Di Marco Belletti

Ricorre quest’anno il 200esimo anniversario della nascita di Florence Nightingale, giustamente famosa per aver rivoluzionato i concetti base dell’assistenza infermieristica. Il suo approccio alla cura dei soldati feriti e all’addestramento degli infermieri ha salvato innumerevoli vite e le sue idee su come mantenersi in salute sono ancora oggi valide, in un’epoca in cui i politici danno indicazioni a volte contrastanti su come combattere il coronavirus.

Per esempio, pur non condividendo l’idea che molte malattie fossero provocate da microrganismi (ai suoi tempi noti come germi) Nightingale era convinta dell’importanza di lavarsi le mani: “Ogni infermiera dovrebbe fare attenzione a lavarsi le mani molto spesso durante il giorno, se anche il suo viso, tanto meglio” scrisse nel libro ‘Notes on Nursinging’ del 1860.

Nata il 12 maggio 1820 a Firenze (da cui il nome di battesimo mentre la sorella nata a Napoli fu chiamata Parthenope) da una famiglia benestante e di elevato livello culturale - il padre fu un pioniere dell’epidemiologia - Nightingale a 25 anni si scontrò con i genitori quando decise di fare l’infermiera, all’epoca professione poco stimata tanto che nell’esercito era equiparata a quella di vivandiera.

Dopo aver praticato a Londra e creato una scuola di infermiere, nel 1854 la donna partì per la Turchia con 38 volontarie da lei addestrate per curare i feriti della spedizione inglese in guerra di Crimea: promosse il lavaggio delle mani e altre pratiche igieniche negli ospedali dell’esercito britannico.

L’attenzione di Nightingale per la ricerca medica internazionale è stato solo uno degli elementi della sua efficacia in materia di salute pubblica. Considerava la casa il luogo cruciale per prevenire le malattie dove la maggior parte delle persone le contraeva e soffriva di infezioni. Pensiero quanto mai attuale se si considera che a Wuhan circa il 75-80 per cento dei contagi sono avvenuti in contesto familiare.

Il suo libro era un insieme di consigli per la salute più che un manuale per l’assistenza infermieristica, con suggerimenti alla gente comune per mantenere le case sane, come evitare l’eccessivo fumo dei caminetti, indicare il materiale più sicuro con cui rivestire le pareti: vernici a olio, non carta da parati.

Inoltre, Nightingale consigliava di aprire le finestre per aumentare luce e ventilazione nella stanza, eliminando l’aria “stagnante, ammuffita e corrotta”. Ha anche fornito suggerimenti su come combattere le malattie trasmesse dall’acqua, come il colera e il tifo. I suoi testi erano molto schietti: per lei tappeti e mobili sporchi “inquinano l’aria come se ci fosse un mucchio di letame in cantina”. Invitava a pulire ogni angolo della casa regolarmente, ma raccomandava anche un approccio più ‘olistico’ alla salute, incoraggiando i soldati a leggere, scrivere e socializzare durante la convalescenza per non sprofondare nella noia e nell’alcolismo.

Un altro aspetto poco conosciuto di Florence Nightingale è il suo approccio alla statistica. Già durante la guerra di Crimea elaborò diagrammi a tabelle per dimostrare l’efficacia dei suoi interventi e per avvalorare l’alta percentuale di morte dei soldati per le malattie piuttosto che per le ferite in battaglia: fu la prima donna ammessa alla London Statistical Society nel 1858.

Elaborò anche questionari per valutare le condizioni sanitarie dell’esercito inglese in India e i tassi di mortalità delle popolazioni aborigene in Australia. Il suo principio guida era: un problema di salute può essere affrontato efficacemente solo quando le sue dimensioni sono stabilite in modo affidabile. Quanto mai attuale!

Un anno dopo il rientro in Inghilterra dalla guerra di Crimea, Nightingale subì un crollo fisico, probabilmente a causa di una infezione influenzale chiamata brucellosi e per il resto della vita fu tormentata dal dolore cronico, spesso incapace di camminare o di lasciare il letto. Si auto-impose un rigido isolamento – più per il dolore che per il timore di contagiare qualcuno – pur mantenendo numerosi domestici.

Segregata in casa, Nightingale continuò a lavorare duramente: oltre a numerosi appunti sull’assistenza infermieristica, scrisse un rapporto di quasi mille pagine sulle carenze mediche durante la guerra di Crimea e un libro su come progettare gli ospedali. Inoltre, nel 1860 diede vita alla ‘Nightingale Training School’ per infermieri nell’ospedale di St Thomas di Londra e l’anno dopo a un programma di formazione ostetrica presso il King's College Hospital.

Tra le sue proposte di questo periodo anche la riforma delle infermerie negli ospedali e delle attività sanitarie in India. Non si mosse mai dalla sua abitazione, talvolta erano i ministri del regno ad recarsi a casa sua per le riunioni.

Il fatto di poter vivere in questa sorta di isolamento privilegiato le era permesso dalla ricca rendita mineraria del padre grazie alla quale Nightingale non ha mai avuto problemi economici. Assistenti e camerieri condividevano la sua lussuosa dimora londinese e, senza famiglia o figli, la donna poteva dedicare tutte le sue giornate a leggere e scrivere sui temi a lei cari.

Quindi è giusto, in questo momento di pandemia e di ‘remote working’, ricordare e celebrare l’enorme contributo che Nightingale ha fornito all’assistenza infermieristica e alla sanità pubblica ma non sentirci in colpa se non riusciremo a essere all’altezza dei suoi elevati standard di produttività in quarantena!

Nel 1890 fu registrata la sua voce, ora conservata nell’archivio sonoro della British Library. Bloccata nel letto dal 1896, morì quattro anni dopo. I parenti rifiutarono l’offerta di sepoltura nell’abbazia di Westminster. Il 12 maggio, giorno del suo compleanno, è la giornata internazionale dell’infermiere.

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