Il cuore spezzato di Maria Callas

| La più grande soprano della storia si esibiva per l’ultima volta 46 anni fa. Aveva conquistato il mondo grazie alla sua voce e quando la perde le resta soltanto il ricordo. Muore nella solitudine del suo appartamento parigino a soli 53 anni

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Di Marco Belletti
Dietro sue precise volontà, le ceneri di Maria Callas sono state disperse nell’Egeo, tuttavia esiste una lapide in suo ricordo al “Pere Lachaise”, il cimitero parigino più celebre del mondo. Sono passati meno di tre anni dall’11 novembre 1974, quando la diva si esibisce per l’ultima volta in pubblico a Sapporo, al termine di una tournée con Giuseppe Di Stefano. Nonostante non sia stata in grado di tornare alle prestazioni canore precedenti, la Callas riesce a concludere la lunga tournée in condizioni vocali nettamente migliori rispetto a come l’aveva cominciata quasi un anno prima ad Amburgo.

In seguito Maria Callas si ritira nel suo appartamento parigino al 36 di Avenue George Mandel, evitando qualsiasi contatto con conoscenti e amici. Nei mesi successivi muoiono tre uomini per lei importanti. Il 15 marzo 1975 (a pochi giorni dal loro ultimo incontro) il grande amore Aristotele Onassis, stroncato da una malattia neuromuscolare e devastato psicologicamente per la morte del figlio in un incidente aereo. Il 2 novembre il regista di “Medea” (unico film interpretato dalla Callas) Pier Paolo Pasolini, ucciso in modo violento, con la cantante che sarà sempre in imbarazzo nel parlare dell’orientamento sessuale dell’artista italiano. Il 17 marzo 1976, a chiusura di un anno terribile, muore anche Luchino Visconti, che nel 1955 alla Scala di Milano ha cucito su misura per lei il ruolo di Violetta nella “Traviata”.

La soprano muore a 53 anni il 16 settembre 1977, intorno alle 13.30: il referto medico decreta che la causa è stata un’embolia polmonare, per poi correggersi in arresto cardiaco, respingendo comunque ogni possibile voce di suicidio. Molti anni dopo, nel 2010, due medici italiani confutano le due diagnosi, sostenendo che la causa di morte di Maria Callas sia stata una malattia degenerativa delle corde vocali. In realtà le condizioni fisiche della donna erano da tempo compromesse, sia per una grave disfunzione ghiandolare patita in gioventù sia per il drastico dimagrimento cui si era sottoposta alcuni anni prima. Come concausa della morte viene citata anche un’insonnia cronica che costringe la Callas ad assumere dosi sempre più massicce di “Mandrax”, un medicinale a base di metaqualone che si procura illegalmente e a cui si riferiscono gli accenni alla “droga” che compaiono sulle pagine del suo diario. Infine, come causa del decesso c’è stato anche chi ha parlato di una dermatomiosite, una patologia degenerativa che colpisce tutti i tessuti muscolari.

Le cause della morte non sono l’unico punto oscuro sugli ultimi giorni della Callas, non è chiaro neppure il ruolo della pianista greca Vasso Devetzi, che vive con la soprano nella casa parigina, una sorta di dama di compagnia per la sorella Yakinthy e per la madre Evangelia Dimitriadou. Un altro mistero sono i gioielli della cantante – i collier, gli orecchini con brillanti e rubini – scomparsi subito dopo la sua morte.

La carriera in rapida ascesa

Maria Callas era una donna fragile che sembrava trasformarsi sul palcoscenico, una diva assoluta dell’opera lirica e una leggenda del Novecento che affascinava chiunque la ascoltasse.

Nata a Manhattan, New York, il 2 dicembre 1923 da una famiglia greca (il suo nome completo è Anna Maria Cecilia Sofia Kalogheropoulou), cresce con un padre assente e una madre instabile, irascibile e frustrata, incapace di affezionarsi, che in futuro sfrutterà costantemente il talento musicale della figlia. I primi ricordi di Maria rivelano un’infanzia travagliata: sovrappeso e miope, è convinta che la madre preferisca la sorella ed è solo cantando che riesce a superare le sue fissazioni. Nel 1928 viene investita da un’automobile e resta in coma per 3 settimane. Secondo la madre è da allora che manifesta il carattere irascibile e scontroso che la accompagnerà per tutta la carriera artistica.

Carriera che decolla a Verona, dove la giovane Maria ottiene il primo ruolo da protagonista, la Gioconda nell’omonima opera di Ponchielli. È nella città italiana che conosce Giovanni Battista Meneghini, un uomo d’affari italiano di circa 30 anni più vecchio che s’innamora di lei e ne diventa prima l’amante e quindi il marito, oltre che il manager che la segue sempre, senza abbandonarla mai.

Spinta dal marito e dal direttore d’orchestra Tullio Serafin, la Callas conquista rapidamente tutta l’Italia, esibendosi nelle principali città e interpretando ogni ruolo che le viene proposto. Ben presto emerge la sua capacità di interpretare una grande varietà di ruoli, rendendola immediatamente un fenomeno, una diva nel panorama dell’opera lirica. È in grado di sfruttare la forza della sua gamma vocale bassa, tanto quanto le note luminose di quella alta. Nel 1949 stupisce la critica cantando nella stessa settimana in due ruoli decisamente diversi: prima è Brunilde, la valchiria di Wagner, quindi la delicata e romantica Elvira nei “Puritani” di Bellini.

Come si diventa un’icona

Ci vuole poco perché Maria Callas, con la sua voce e il suo stile unici, rovesci la consolidata tradizione della scena lirica, in quanto oltre a dare evidenza all’eccezionale virtuosismo vocale, sposta il genere verso una dimensione teatrale fino ad allora sconosciuta, con particolare attenzione alla performance artistica e alla presenza scenica, aspetti diventati basilari per gli artisti arrivati alla fama dopo di lei. In realtà chi ha provato a imitare lo stile della grande soprano non è mai stato all’altezza e la stessa Callas per raggiungere i livelli che l’hanno resa famosa ha, per così dire, assunto diversi rischi (sono molti i critici ad affermare che la sua tecnica fosse tutt’altro che esemplare) contribuendo al rapido deterioramento della sua voce. Durante la trionfale tournée italiana, Maria Callas è invitata per la prima volta alla Scala nel 1950, chiamata all’ultimo momento per sostituire Renata Tebaldi nel ruolo dell’Aida di Verdi. Ma il pubblico del teatro milanese si dimostra quanto mai scettico e l’interpretazione della soprano non è apprezzata dal pubblico in sala, mentre la critica, dopo aver preteso molto nei giorni precedenti all’esibizione, diffonde recensioni generalmente negative. Quello che non piace è soprattutto la voce, giudicata disomogenea e forzata.

Ma si tratta di un incidente di percorso di poco conto, visto che l’anno successivo ancora alla Scala, la Callas – invitata per una produzione dei vespri siciliani di Verdi – viene portata in trionfo e per tutto il decennio rimane la star di maggior richiamo del teatro milanese, attirando in questo modo anche l’attenzione dei melomani e dei critici musicali europei.

Si cambia vita!

Il fenomenale successo della cantante le apre un nuovo capitolo esistenziale con due radicali cambiamenti. Il primo è la presa di coscienza della necessità di avere un aspetto adeguato al ruolo (secondo gli standard che lei stessa si pone), che la spinge a perdere più di trenta chilogrammi in meno di due anni. Il secondo è l’incontro con il regista Luchino Visconti che – affascinato dal carisma della Callas, dalla sua voce e dalla forma fisica appena recuperata – si trasforma nel suo Pigmalione e come il protagonista della pièce teatrale di George Bernard Shaw guida la soprano proprio come se fosse una Eliza Doolittle dell’opera, perfezionandone l’aspetto, i gesti sul palco e gli atteggiamenti. Dalla proficua collaborazione con Visconti vedono la luce cinque produzioni liriche, tra cui la più importante e conosciuta è la “Traviata” di Verdi alla Scala del 1955. La Callas stabilisce nuove regole per le cantanti liriche: la bellezza fisica riveste la massima importanza, l’avvenenza deve essere essenziale e di stampo cinematografico. Il risultato è l’elegantissima interpretazione di Violetta vestita di un raffinato abito liberty.

In questo nuovo look, Maria Callas assomiglia all’attrice Audrey Hepburn, che curiosamente deve la sua fama all’interpretazione cinematografica di Eliza Doolittle, con Rex Harrison nel ruolo di Pigmalione.

Ammaliata dall’armatore miliardario 

A un ricevimento all’hotel “Danieli” di Venezia, il 3 settembre 1957 la soprano incontra per la prima volta Aristotele Onassis, che quella sera le sembra uno dei tanti miliardari con cui entra in contatto grazie alla sua fama. Dopo essersi incrociati ancora in un paio di occasioni, Onassis organizza una cena in onore della donna al “Dorchester Hotel” di Londra, nel giugno 1959, in occasione della prima della “Medea” al Covent Garden. Un mese dopo, la invita a trascorrere le vacanze estive sul suo yacht “Christina” per una crociera, ed è in quelle due settimane che Maria Callas decide di abbandonare il marito.

Con uno scandalo che completa il suo personaggio, la soprano di origine greca ora è una diva a tutto tondo, anche nelle sue caratteristiche peggiori, come i capricci e le sfuriate, soprattutto rivolte ai giornalisti che la assediano cercando di carpirle i segreti del suo innamoramento per Onassis. Ossessionata da quanto i giornali dicono di lei, la Callas raccoglie ogni articolo di cui è protagonista e colleziona tutte le recensioni delle sue interpretazioni, infuriandosi per le critiche così come per le intrusioni di paparazzi e reporter, che a un certo punto affermano addirittura abbia avuto da Onassis un figlio morto due giorni dopo la nascita.

Ben presto la voce della soprano inizia a perdere forza e a peggiorare, ma la donna è completamente assorbita dalla sua relazione con Onassis. Il periodo felice con il miliardario greco non dura molto: nel 1966 Callas rinuncia alla cittadinanza americana e a quella naturalizzata italiana per passare alla greca, nella speranza di poter sposare l’armatore. Tuttavia, Onassis non solo rifiuta di regolarizzare la loro unione, ma nel 1968 decide di troncare la relazione con la cantante e sposare Jacqueline Bouvier, vedova di John Kennedy.

La tragica fine della diva dell’opera

La Callas sposta il suo interesse dal canto verso il cinema, dove entra da protagonista grazie al terzo uomo che influisce sulla sua vita, Pier Paolo Pasolini. Il regista italiano la dirige in “Medea”, che ripropone in chiave vagamente autobiografica (sia per Pasolini sia per la Callas) la vicenda della maga. Il film non riscuote un grande successo ma permette alla soprano di conoscere un mondo meno ingessato di quello dell’opera e meno deprimente dell’alta società di Onassis.

Dopo di allora non le resta altro che la solitudine della sua casa di Parigi: abbandona i palcoscenici in quanto ormai senza voce, nonostante la sua fama resti immutata. “Da quando ho perso la voce – confida la Callas alla sorella – voglio morire, senza la voce che cosa sono? Niente!”.

Tornerà a esibirsi solamente per un’ultima tournée con il suo nuovo amante Giuseppe Di Stefano, per poi isolarsi nuovamente dopo il 15 marzo 1975, in lutto per la morte di Onassis, l’amante dal quale non è riuscita a farsi sposare.

Un paio d’anni dopo, una Callas ormai ridotta all’ombra di se stessa e sempre più debole si sveglia, si fa portare la colazione a letto e sviene mentre mangia. Muore prima che il dottore chiamato d’urgenza possa arrivare. Finisce così, quasi banalmente, la storia della soprano più celebre al mondo.

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