La donna che fece innamorare Leopardi

| Nel salotto bolognese della contessa Teresa Carniani si incontravano poeti e scrittori dell’epoca. Da Recanati arrivò un giovane ventenne che subì il fascino della donna, che forse gli diede anche accesso al suo boudoir

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Di Marco Belletti
Nata agiata, pur se non nobile, Teresa Carniani è diventata famosa per il salotto letterario che gestì a Bologna per lunghi anni, e che ospitò tra gli altri Giacomo Leopardi e Vincenzo Monti. Figlia di Cipriano Carniani e di Elisabetta Fabbroni, vide la luce il 28 marzo 1785 a Firenze. La famiglia di sua madre apparteneva al patriziato toscano e lo zio materno Giovanni Fabbroni era professore di chimica, fisica e storia naturale.

La giovane Teresa trascorse l’infanzia in compagnia della zia Teresa Pelli Fabbroni, il cui salotto annoverava come frequentatori i principali nomi della vita politica e culturale dell’epoca. E così la nipote conobbe Vittorio Alfieri, Pietro Verri, Alexander von Humboldt e Luisa di Stolberg-Gedern, più nota come contessa d’Albany, oltre al conte Francesco Malvezzi de’ Medici, di cui divenne moglie a soli 17 anni, nonostante l’iniziale opposizione della famiglia di lui, presto superata in quanto Teresa nel salotto della zia aveva appreso l’arte del conversare e le regole per vivere in società.

Il matrimonio si celebrò il primo novembre 1802 e la coppia si trasferì a vivere nel palazzo bolognese del conte nell’attuale via Zamboni, attualmente sede della città metropolitana di Bologna, dove condusse una vita tranquilla frequentando la buona società cittadina.

Dopo aver perso prematuramente tre figli, nel 1819 Teresa mise al mondo Giovanni che sarebbe diventato politico e letterato e la cui educazione fu curata personalmente dalla madre.

La contessa in pratica applicò con il figlio lo stesso sistema formativo che aveva ricevuto lei da giovane, con lo zio che le aveva fornito elementi di chimica, fisica, storia naturale e geometria, e la madre che la istruì con qualche conoscenza di inglese, francese, musica e disegno.

L’agiatezza economica e la tranquillità familiare le permisero di continuare i suoi studi con maestri come l’abate Giuseppe Biamonti, professore di eloquenza, che le insegnò la filosofia antica, e del letterato Pietro Costa che la preparò nella letteratura greca. Con il futuro cardinale e celebre poliglotta Giuseppe Mezzofanti imparò l’inglese mentre fu la contessa Olimpia de’ Bianchi (amica di madame de Staël) a insegnarle la lingua e la letteratura francese. Infine, da autodidatta affrontò lo studio del latino.

La contessa Carniani iniziò a scrivere alcune composizioni poetiche che furono molto apprezzate da Vincenzo Monti l’accademico italiano, esponente del Neoclassicismo italiano, famoso poeta, scrittore, drammaturgo e celebre soprattutto per le sue traduzioni omeriche.

Inoltre, la donna scrisse anche un poemetto storico di tema medievale e alcune traduzioni: dal latino di opere di Cicerone (molto apprezzate da Leopardi), e dall’inglese di testi di Alexander Pope. La sua cultura e le opere che scrisse la fecero conoscere tra gli accademici bolognesi che la iscrissero, con lo pseudonimo di Ipsinoe Cidonia, tra le pastorelle d’Arcadia, come erano chiamate le dame colte e nobili che aprivano i loro salotti alle conversazioni letterarie.

Tra il 1825 e il 1826 e per oltre un anno, Giacomo Leopardi fu un assiduo frequentatore del salotto di casa Malvezzi de’ Medici. Secondo alcuni critici letterari il giovane poeta di Recanati si innamorò della contessa (che aveva 13 anni più di lui) e nel personaggio di Elvira nel canto Consalvo avrebbe trasposto il carattere e l’aspetto della donna.

Ci fu anche qualcuno che fu convinto di una relazione tra i due, ma la realtà sembra essere che alle dichiarazioni di un timido Leopardi la contessa abbia risposto con un secco rifiuto, tanto da spingere il poeta a non frequentare più il salotto.

Altre opere originali della Carniani sono un poemetto pubblicato a Bologna nel 1832 e i versi dedicati all’amico Vincenzo Monti, letti in occasione della sua morte avvenuta nel 1828, ma pubblicati un anno dopo.

La contessa decise di chiudere le porte del suo salotto nel 1840, quando ritenne di non essere più in grado di gestire il confronto con gli intellettuali a causa di una malattia nervosa che aveva iniziato ad affliggerla da qualche anno. Molto più probabilmente la donna, attenta conoscitrice della società e delle persone, si era resa conto che il clima politico stava cambiando e che i circoli privati si stavano dedicando sempre più alle discussioni di temi sociali anziché colti come la contessa aveva sempre cercato di fare.

Teresa Carniani morì a 73 anni il 9 gennaio 1859.

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