Martha Gellhorn, la signora delle guerre

| È stata la più grande corrispondente di guerra di tutti i tempi, ha sposato un premio Nobel senza sentirsi inferiore a lui, ha raccontato la sua verità senza giungere a nessun compromesso, era amica di diseredati, oppressi e trascurati

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Di Marco Belletti
Come viaggio di nozze anticipato ha scelto – d’accordo con il futuro marito – la Spagna: è il Natale del 1937 e intorno a Barcellona (la città prescelta per la luna di miele) infuria ancora la guerra civile che entrambi hanno raccontato come reporter di guerra. Si sono conosciuti esattamente un anno prima, nel Natale del 1936 a Key West, dove la donna è andata con la famiglia e l’uomo ha la sua casa estiva per andare a pesca. È un vero colpo di fulmine ma siccome lui è sposato con Pauline Pfeiffer (un’altra giornalista) i due devono aspettare fino al 1940 prima di coronare la loro storia d’amore con lo scambio delle fedi nuziali.

Lei è Martha Ellis Gellhorn, nata l’8 novembre 1908 a St. Louis in Missouri, figlia della suffragetta Edna Fischel e di George, un ginecologo di origine tedesca. Giovane spigliata e intraprendente, diventa presto romanziera, scrittrice di viaggi e giornalista, fino a diventare una delle più grandi corrispondenti di guerra del ventesimo secolo. Quasi tutti i conflitti mondiali che si sono svolti durante i suoi 60 anni di carriera sono raccontati dalla Gellhorn, che morirà nel 1998 malata e quasi completamente cieca.

Lui è Ernest Miller Hemingway, nato il 21 luglio 1899 a Oak Park nell’Illinois ed è giornalista, romanziere, scrittore di racconti e sportivo. Il suo stile di scrittura – da lui definito la teoria dell’iceberg – è decisamente sobrio e ha una grande influenza sulla narrativa del Novecento. Al contrario, il suo stile di vita è avventuroso e suscita l’ammirazione dei suoi fan. Insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1954, in vita Hemingway ha pubblicato sette romanzi, sei raccolte di racconti e due opere di saggistica mentre sono usciti postumi altri tre romanzi, quattro raccolte di racconti e tre opere di saggistica. Muore suicida il 2 luglio 1961 a Ketchum, in Idaho.

Così come Ernest, anche Martha ha un carattere energico e non è una ragazza banale: dalla guerra di Spagna in avanti non ha perso un solo conflitto armato in giro per il mondo, dopo aver iniziato a fare la giornalista a 19 anni, abbandonando la scuola.

Nel 1930, a 22 anni, con soli 75 dollari in tasca si trasferisce a Parigi dove lavora per due anni nella sede della United Press, una delle più grandi agenzie di stampa statunitensi. Qui sembra conosca e abbia relazioni con l’economista francese Bernard de Jouvenel e lo scrittore inglese Herbert George Wells.

Torna a casa e diventa investigatrice per un’agenzia federale e i suoi rapporti precisi e dettagliati arrivano sulla scrivania della first lady Eleanor Roosevelt, che vuole conoscerla: dopo un tè insieme, diventano amiche per il resto della vita.

Anche dopo la convivenza e quindi il matrimonio con Hemingway, Martha non è certo la donna da stare seduta in qualche bar ad ascoltare le storie di qualche ex franchista o in albergo con il marito. E così parte nuovamente, questa volta verso la Germania dove è incuriosita da quel piccolo politico con i baffetti che sta conquistando il Paese e ne racconta l’ascesa al potere. Poi si trasferisce in Cecoslovacchia per raccontarne la caduta in mano ai nazisti, mentre per assurdo non riesce a ottenere l’accredito per seguire l’esercito nello sbarco in Normandia. Siccome non può accettare di essere esclusa da quello che sarà l’evento più iconico della guerra, si finge barelliera e riesce farsi imbarcare su una delle navi d’appoggio durante il D-Day del 6 giugno 1944. 

Chi invece l’autorizzazione a unirsi ai marines l’ha ricevuta è Hemingway, che tuttavia non immagina di certo che la moglie gli sia molto vicina, benché su un’altra nave, per seguire lo sbarco. Se lo sapesse si infurierebbe in quanto non sopporta la frenetica attività della donna, tanto da arrivare a scriverle una lettera in cui le chiede “sei un corrispondente di guerra, o una moglie nel mio letto?”. Sembra che lei quella volta abbia risposto: “Inseguo la guerra ovunque posso raggiungerla”.

Ernest perde la pazienza quando nel 1943 Martha parte per l’Italia in quanto c’è il contrattacco alleato da seguire, con lo sbarco americano. È ormai solo questione di tempo e due anni dopo la coppia divorzia. Da allora Martha non vuole più parlare pubblicamente dell’ex marito del quale non si ritiene inferiore, tanto da scrivere: “Sono stata una scrittrice per oltre 40 anni, ero una scrittrice prima di incontrarlo e sono stata una scrittrice dopo che l’ho lasciato. Perché dovrei essere semplicemente una nota a piè di pagina nella sua vita?”.

Il rapporto con Hemingway non si ricucirà più e nei suoi confronti la donna rimane decisamente astiosa, tanto che in un’altra occasione, parlando della loro relazione, afferma: “Tutto il mio ricordo del sesso con Ernest è l’invenzione di scuse e, in mancanza di ciò, la speranza che finisca presto”.

Dicevamo che non esiste un conflitto al quale la Gellhorn non abbia partecipato, e nel 1966 – a 58 anni – vola in Vietnam per raccontare anche quella guerra con un’obiettività che probabilmente non piace alle autorità militari, che la dichiarano persona non gradita e la allontanano. Non è certo l’esercito degli Stati Uniti che può impedire a Martha di fare con passione il suo lavoro, e allora la donna corre in Brasile per realizzare un reportage sui “bambini di strada”, e racconta anche questa storia da par suo.

A 81 anni parte per Panama dove racconta l’invasione americana e l’anno successivo corre a descrivere un altro conflitto, in Bosnia questa volta. Ma è l’ultimo viaggio perché “bisogna essere agili” per andare in guerra e a suo dire lei non lo è più tanto.

Martha Gellhorn ha raccontato le liberazioni di Italia, Israele, Russia, Polonia e Vietnam, era presente a Dachau quando gli alleati hanno aperto i cancelli del campo di concentramento, sempre senza ascoltare quelle che definisce le “sciocchezze ufficiali” ma esponendo la verità come la vede lei.

Forse la miglior descrizione di Martha l’ha scritta il giornalista del New Yorker Bill Buford, che l’ha definita: “Appassionata e politica, affascinante ed eccitante. Amava bere, spettegolare, fumare e flirtare. Era estremamente divertente. Era motivata da una profonda e radicata preoccupazione per la giustizia. Era l’amica dei diseredati, degli oppressi, dei trascurati. Ed era una brava scrittrice”.

Gli ultimi anni di vita della Gellhorn sono caratterizzati da precarie condizioni di salute: diventa quasi totalmente cieca e un cancro alle ovaie si diffonde attaccandole il fegato. Muore a 89 anni il 15 febbraio 1998 a Londra: sembra si sia uccisa ingoiando una capsula di cianuro. Suicida come Hemingway.

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