Tamara de Lempicka, scandalo déco

| Massima esponente dell’art déco e degli anni Venti, la pittrice di origini polacche ha segnato un’epoca irripetibile con una vita anticonformista ed esagerata. Dichiaratamente bisessuale, ha dato vita a uno stile molto originale

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Di Marco Belletti

C’è chi dice sia nata a Varsavia nel 1898, altri invece parlano di Mosca nel 1902, quello che forse è sicuro è il giorno: 16 maggio. Il suo vero nome è Maria Gurwik-Górska ed è figlia di un ricco ebreo russo – che muore prematuramente – e di una polacca. Cresce con i due fratelli e la nonna, che nel 1907 la porta in viaggio in Italia, per poi trasferirsi in Francia (dove segue corsi di pittura) e quindi in Svizzera per tornare infine in Polonia, dove studia in un prestigioso collegio.

Quando muore la nonna, Maria si trasferisce da una zia a San Pietroburgo dove qualche anno dopo conosce il facoltoso avvocato Tadeusz Łempicki che sposa nel 1916, adottandone il cognome. A causa della rivoluzione russa, i Łempicki si trasferiscono a Parigi dove nel 1920 nasce la figlia Kizette. Maria inizia a lavorare come disegnatrice di cappelli e si iscrive a corsi di pittura, grazie ai quali dà vita a uno stile personale e originale, influenzato dall’art déco e che unisce gli stilemi del cubismo a quelli del neoclassicismo. Risale al 1922 la sua prima personale in cui inizia a firmare le sue opere come Tamara de Lempicka.

Si dice che – ospite di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale – abbia resistito ai tentativi di seduzione del vate e nel frattempo si fa conoscere per uno stile di vita anticonformista e scandaloso. Dipinge ascoltando Wagner, compare sulle copertine delle riviste glamour come se fosse una diva del cinema, si ricopre di gioielli, fa uso di cocaina, indossa abiti maschili, frequenta locali per sole donne e non fa mistero della sua bisessualità. Anzi, il suo rapporto più duraturo è proprio con una donna, Ira Perrot, con la quale inizia una relazione nel 1921 e che dipinge in numerosi quadri.

Gli anni Venti sono il suo periodo più prolifico e importante dal punto di vista artistico, con numerose opere che segnano un’epoca, una commistione di post-art nouveau, cubismo e stile fotografico. Con il successo arriva la ricchezza, con nobili e ricchi borghesi che fanno la fila per farsi ritrarre da lei ma nello stesso tempo si rompe il legame con il marito che non accetta le passioni della moglie per le altre donne. 

Dopo aver divorziato da Łempicki nel 1928, diventa immediatamente l’amante del barone Raoul Kuffner, ricco collezionista d’arte dell’ex impero austro-ungarico che la sposa nel 1933, dopo la morte della moglie. Tamara viene così soprannominata la “baronessa con il pennello”. Ma il fatto di avere un amante maschio, che poi diventa un marito, non rallenta le sue pulsioni lesbiche, tanto da inanellare una lunga serie di amanti donne, con il placido assenso del barone.

La figlia Kizette racconta, nelle sue memorie, numerosi aneddoti sulla madre, come l’incontro con la modella Rafaela, il cui dipinto è definito uno dei più grandiosi nudi del secolo. Tamara la incontra per strada e le chiede di posare per lei, nuda. Nell’atelier la fa spogliare e distendere su un divano dove nasce una relazione sentimentale che dura un anno.

Altre amanti celebri sono la duchessa Marika de La Salle, conosciuta in quanto proprietaria a Parigi di un’agenzia di illustratori: Tamara la ritrae nel 1925 e terrà per sempre il quadro (che i critici dell’epoca definiscono il ritratto perfetto) nella sua camera da letto. O Suzy Solidor, che la pittrice divora come una mantide fa con il maschio: cantante e attrice che grazie alla munifica amante acquista un night club a Parigi, ma che dopo essere stata sedotta e ritratta viene abbandonata senza scrupoli.

Ma qualcosa si rompe in Tamara che verso la fine degli anni Trenta inizia a soffrire di crisi depressive. La sua arte ne risente: inizia a dipingere quadri a tema religioso e mistico e il suo stile cambia radicalmente rispetto a quello grazie al quale era diventata celebre.

Kuffner e de Lempicka continuano in ogni caso a condurre una vita sopra le righe e dispendiosa, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale quando la coppia si trasferisce negli Stati Uniti, dapprima a New York quindi in California. La stella della donna è ormai in fase calante e nonostante una vita sempre sotto i riflettori con feste sfarzose cui partecipano i VIP di Hollywwod, Tamara non ha più la verve artistica di un tempo, e lei che è stata una grande innovatrice non coglie le novità artistiche del dopoguerra.

Quando Kuffner muore nel 1962 per un infarto, la donna affronta un’altra crisi depressiva e si trasferisce a Houston, in Texas: qui si avvicina all’arte astratta, sviluppando una nuova tecnica pittorica, usando una spatola al posto del pennello. La critica non apprezza il suo nuovo stile e la pittrice replica affermando che non avrebbe mai più esposto in pubblico.

Anche in tarda età conserva atteggiamenti eccentrici e si circonda di giovani cui racconta le bizzarrie della sua gioventù, senza fare mistero né della sua bisessualità né dell’ampio uso di cocaina che faceva. Nel 1978 si trasferisce a Cuevernaca in Messico, accompagnata da un nuovo compagno –ufficialmente un maggiordomo – molto più giovane e omosessuale. Tamara muore nel sonno il 18 marzo 1980 e come da lei richiesto viene cremata e le ceneri sparse dalla figlia sul vulcano Popocatepetl, che la pittrice vedeva dalla finestra di casa.

Tamara de Lempicka è stata una delle principali protagoniste della cosiddetta “questione omosessuale” che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha portato da un lato alla nascita delle suffragette e delle flapper, dall’altro all’esplosione di una vera cultura lesbica: Virginia Woolf, Frida Kahlo, Eleonora Duse, Colette, Sibilla Aleramo… molte delle quali artiste, tutte dichiaratamente lesbiche o omosessuali.

Con la riscoperta dell’art déco e delle sue opere, Tamara de Lempicka ha conosciuto in tempi recenti una nuova giovinezza e oggi è una figura iconica, un’artista che piace per quella sorta di patinato erotismo che traspare dai personaggi dei suoi quadri e che affascina anche la critica più sofisticata. Tra i collezionisti dei suoi quadri, Jack Nicholson, Barbra Streisand e Madonna. Proprio Louise Veronica Ciccone è una delle principali estimatrici della Lempicka e ha indubbiamente contribuito al recente successo della pittrice facendo comparire le sue opere in numerose videoclip musicali.

Galleria fotografica
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