C'è un altro Ponte Morandi, la decrepita galleria del Frejus

| Progettata nel 1856, due binari in una sola canna. Senza uscite di sicurezza, senza vie di fuga. In caso di incendio sarebbe una strage annunciata. La responsabilità di Toninelli che tenta di bloccare anche il nuovo tunnel di base

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C’è un altro “ponte Morandi” che dovrebbe, quantomeno, turbare il sonno del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E’ la galleria del Frejus, lunga oltre 13 chilometri, una sola canna, senza tunnel di servizio, privo di misure di sicurezza aggiornate ai parametri attuali, vecchia ormai di quasi 150 anni. “Se mai dovesse bruciare un cerino, se mai uno dei tanti convogli dovesse incendiarsi, tutti, passeggeri e ferrovieri, morirebbero soffocati dal fumo o bruciati, senza alcuna possibilità di intervenire dall’esterno. Mancano gli spazi, le vie di fuga. Ogni giorno, ogni, mese, ogni anno è una scommessa con il destino, la fatalità, l’errore umano”, spiega un insider.

La costruzione del nuovo tunnel di base, che Toninelli, delegando l’analisi costi-benefici della linea Tav Torino-Lione a un team di esperti in maggioranza contrari all’Alta velocità, si appresta a chiedere la chiusura dei cantieri. E’ uno dei "No" che paralizzano il sistema delle infrastrutture italiane, incenerendo così preziosi punti di Pil da parte di un governo giallo-verde incapace di decidere, con la sola Lega pronta a cambiare a direzione. Mentre i seguaci del “filosofo” della decrescita, il comico Beppe Grillo, con le idee sempre più confuse, per non deludere il proprio elettorato, almeno una parte, sono cinicamente pronti a smantellare i cantieri e a rinunciare così a migliaia di posti di lavoro e allo sviluppo non solo del territorio piemontese ma di tutto il Paese. Il ministro del lavoro, Luigi di Maio, così ansioso di passare alla storia, dopo avere abolito la povertà verra ricordato soprattutto per essere invece il ministro del “non” lavoro", ma un mero sostenitore di un assistenzialismo improduttivo e parassita.

Per capire la gravità di un problema volutamente dimenticato, basterebbe farsi un giro su Wikipedia. Anche Toninelli ce la può fare. Sono poche righe: “La galleria a doppio binario originaria era lunga 12.847 metri, poi portata a 13.636, l’imbocco a 1.324 m, a Modane in val Moriana (lato Francia), con imbocco a 1.190 m s.l.m. Il culmine della galleria è a 1.335 m. Fu inaugurata nel 1871. Fra il 2003 ed il 2011 si sono svolti i lavori di adeguamento del tunnel della linea storica alla sagoma internazionale GB1 UIC, con una spesa di 107,8 milioni di euro]. Gli interventi, che hanno comportato tra il 2003 e il 2007 uno scavo di abbassamento del fondo del tunnel e la scalpellatura delle pareti e sono riportati anche dal sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, consentono oggi il trasporto di casse e semirimorchi di profilo PC45 (con altezze di 3.750 mm) anziché, come in precedenza, del solo PC32 (3.620 mm). I risultati non sono stati tuttavia ottimali. Infatti, nella tratta francese, RFF ha effettuato, per ragioni di contenimento della spesa, uno scavo profondo solamente 30–40 cm, contro i 70 cm della parte italiana; di conseguenza, per ottenere la medesima sagoma GB1, i binari sono stati avvicinati al centro della sezione della galleria, con l'esito di una riduzione dell'intervia e dell'interasse tra i binari che rende necessarie misure restrittive di circolazione e frequenti interventi di manutenzione che dovranno essere effettuati in assenza di traffico e che avranno, pertanto, gravi conseguenze sul normale esercizio della linea”. Insomma, per creare una vera arteria per il trasporto tra Italia e Francia, l’antico tunnel, che potrebbe ormai essere paragonato a una mulattiera, non serve più. Anche a prescindere dalla tutela della sicurezza.

Spiegava non troppo tempo fa il commissario di governo, l’architetto Paolo Foietta: “Non ci sono uscite di sicurezza in un tunnel lungo 13,6 km, Le dotazioni in materia del vecchio Frejus, un progetto del 1856, sono ormai totalmente inadeguate mentre ora si prevedono uscite di sicurezza o vie di fuga tra le due canne separate ogni 333 metri e sosfisticati sistemi di ventilazione per l’aspirazione dei fumi in caso di incendio”. Le Ferrovie dello Stato fanno l’impossibile per monitorare, in base a protocolli aggiornati, il livello di sicurezza del Frejus. Ma è anche una questione di fortuna. E’ atteso un intervento del neo-esperto ferroviario Toninelli per rassicurare l’opinione pubblica non solo sulle vere ragioni per cui il Tav va cancellato ma anche su quanto è "sicuro" il vecchio tunnel. Se ne assuma, pubblicamente, la piena responsabilità anche morale. E che non siano però le sue ragioni solamente quelle “degli esperti” No Tav arruolati in massa in una commissione nata ad hoc per sostenere il solito, monotono, No. Sulla pelle di tutti gli italiani.

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