Chi presta i soldi al mondo

| L’importo del debito pubblico del nostro pianeta è una cifra così elevata che il nostro cervello non può neanche prenderla in considerazione. Non sarà mai ripagata e la sua presenza resta il peggior deterrente per la libertà dell’umanità

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di Marco Belletti

La prospettiva non è delle migliori: ogni abitante della Terra che nascerà d’ora in avanti condividerà con chi già abita il nostro pianeta un consistente debito, pari a 31 mila dollari per persona. Il che moltiplicato per gli 8 miliardi di esseri viventi fa qualcosa come 250 mila miliardi di dollari. Un bel mucchio di soldi che neanche Paperon de’ Paperoni ha mai lontanamente immaginato di poter accumulare nei suoi depositi.

Anche trasformando i dollari in euro, la cifra sarebbe comunque molto elevata: 221 mila miliardi di euro. Un importo inconcepibile che la nostra mente non riesce neppure a calcolare. Infatti, anche soltanto prendendo in considerazione un solo miliardo, sarebbe comunque una cifra che – pur parlandone quotidianamente – il nostro cervello non riesce in realtà a concepire: se ipotizzassimo di contare da uno a un miliardo pronunciando un numero al secondo (cosa impossibile vista la lunghezza progressivamente crescente dei numeri che richiede per ognuno un tempo di pronuncia ben più lungo di un secondo) sarebbero ovviamente necessari un miliardo di secondi, che corrispondono a circa 31 anni.

Trentuno anni della nostra vita per arrivare a un miliardo, 62 per arrivare a due miliardi, 93 per arrivare a 3 miliardi e poi… Poi, 221 mila miliardi di secondi equivalgono a oltre 7 milioni di anni. In pratica, da quando il sahelanthropus tchadensis (ominide considerato tra i primi antenati dell’uomo, vissuto in Africa tra 7 e 6 milioni di anni fa) iniziò a compiere i suoi traballanti passi in posizione semi-eretta.

Tornando al debito che ognuno di noi ha, dobbiamo rassegnarci al fatto che cresca inarrestabile giorno dopo giorno, tanto che nel 2040 dovrebbe raggiungere quota 103 mila euro anche se altre previsioni più pessimistiche parlano per quegli anni di circa 180 mila euro di debito pubblico per ogni abitante della Terra, che nel frattempo – stando agli attuali calcoli – dovrebbero essere diventati 9 miliardi.

In pratica, siamo seduti su un’immensa quantità di debiti che – almeno in teoria – andrebbero saldati: ma chi dovrebbe sborsare questi soldi e chi invece dovrebbe riceverli?

A essere indebitate sono le nazioni nei confronti di pochi investitori che – non potendo rientrare dei capitali investiti – continuano a finanziare le casse dei vari stati, procrastinando sempre più avanti nel futuro la restituzione del debito. Questi pochi investitori (banche, società finanziarie, multinazionali, assicurazioni…) ricavano profitti dal forte bisogno dei Paesi di avere denaro liquido per far fronte ai propri impegni. E più le nazioni sono in difficoltà a onorare i debiti, maggiori sono i profitti degli investitori.

Investitori che stanno molto attenti a quanto affermano le agenzie di rating: se un Paese è “declassato” da queste agenzie, pretendono rendimenti più alti per sottoscrivere obbligazioni sui titoli di stato di quella nazione. Pertanto, l’aumento dei debiti causati dagli interessi declassa ulteriormente il Paese e fa aumentare il rischio degli investitori i quali – accampando la crescente sfiducia delle agenzie di rating – si sentono autorizzati a richiedere rendimenti sempre più alti e così via.

Un loop che è virtuoso solamente per investitori e agenzie di rating (come non chiedersi se sono collusi!) e che invece danneggia i cittadini, i quali votano per politici che – una volta saliti al potere – si arrendono alle insistenti richieste di questi falsi benefattori di risanare il debito pubblico e utilizzano sempre le stesse armi a loro disposizione, ben poco efficaci: aumentare la pressione fiscale, dare la caccia ai presunti evasori, congelare stipendi e pensioni… In questo modo si ottiene un rapido passaggio di una certa quantità di denaro dalle piccole tasche dei cittadini alle capienti casseforti dei finanziatori, forzieri così grandi che neanche Paperon de’ Paperoni ha mai lontanamente immaginato di poter costruire.

Con meno denaro a disposizione dei cittadini, evidentemente i consumi calano, diminuiscono produzione e servizi offerti, il prodotto interno lordo scende, il debito pubblico aumenta e infine si entra in recessione. A questo punto, di veramente pubblico lo stato conserva solamente il debito e diventa asservito alle multinazionali, alle banche, alle assicurazioni che hanno investito.

Per uscire da questa spirale, una soluzione potrebbe essere la cancellazione a livello mondiale dei debiti a periodi prestabiliti, almeno quelli dei Paesi maggiormente indebitati. Una decisione del genere fu attuata in occasione del trentunesimo vertice del G8, svolto dal 6 all’8 luglio 2005 al Gleneagles Hotel di Auchterarder in Scozia, ospitato dal primo ministro britannico Tony Blair: vennero cancellati 40 miliardi di dollari di debiti e altri lo furono negli anni immediatamente successivi, raggiungendo la cifra di circa 130 miliardi di dollari. Piccola cosa davvero rispetto agli attuali 250 mila miliardi di dollari…

L’aspetto forse più drammatico della situazione in cui viviamo è il fatto che ormai a tutti sembra assolutamente normale l’indebitamento dell’umanità deciso da una minoranza di esseri umani che guida il destino di tutti noi. Il senso etico e morale della nostra società attuale è ormai in balìa di valori un tempo riconosciuti come distruttivi: l’avidità, l’egoismo, la disumanità. Siamo diventati una società immorale che sa perfettamente che nessun debito sarà onorato, in quanto i soldi necessari sono molti di più di qualsiasi calcolo ci sia possibile fare.

Già nel 1996 il filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard affermava che “il debito non ha più significato se non unire tutti gli esseri civilizzati nello stesso destino di servi del credito. Una situazione simile si ha con le armi nucleari, la cui capacità di distruzione globale è più grande di quella necessaria per distruggere l’intero pianeta. Eppure, rimane un modo per unire tutta l’umanità nello stesso destino, marchiato da minaccia e ricatto”. Forse il nostro non è davvero il migliore dei mondi possibili.

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