Coronavirus: la Coca-Cola in crisi

| Il colosso di Atlanta è in difficoltà per le forniture di dolcificanti artificiali importati dalla Cina. Nel lungo periodo la produzione e la distribuzione potrebbero risentirne

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I danni del coronavirus iniziano ad essere evidenti non solo negli ospedali, ma con ripercussioni nella quotidianità. La Coca-Cola annuncia che l’epidemia ha bruscamente interrotto la catena di approvvigionamento e che i dolcificanti artificiali provenienti dalla Cina potrebbero ritardare - se non bloccare - la produzione.

“Abbiamo avviato i piani di fornitura di emergenza e non prevediamo un impatto a breve termine - ha scritto in un comunicato  - tuttavia, nel lungo periodo potremmo vedere una fornitura più stretta di alcuni di questi ingredienti nel caso in cui la produzione o le operazioni di esportazione in Cina dovessero deteriorarsi ulteriormente. La sicurezza e la salute dei collaboratori della società rimane una priorità assoluta. L’azienda ha implementato le misure precauzionali per proteggere i propri dipendenti in Cina, che includono la fornitura di maschere e disinfettanti, l’installazione di screening della temperatura negli uffici e la creazione di meccanismi di monitoraggio in tutto il sistema produttivo in Cina”. La Coca-Cola ha inoltre implementato le donazioni a organizzazioni che si occupano di aiutare i pazienti e contenere il virus.

I principali dolcificanti artificiali che la Coca-Cola utilizza nei suoi prodotti includono aspartame, acesulfame potassio, sucralosio, saccarina, ciclamato e glicosidi steviolici. Nella sua relazione annuale, la Coca-Cola indica il sucralosio una “materia prima fondamentale” proveniente da fornitori negli Stati Uniti e in Cina. Al contrario lo Splenda, un prodotto a base di sucralosio utilizzato nella Diet Coke, è realizzato negli Stati Uniti. La società non ha specificato quali edulcoranti o dolcificanti sono interessati dai ritardi di fornitura.

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