Crack Qui! Group, fondatore e 5 manager in carcere

| Buco da 182 milini, la Finanza sequestra beni e conti correnti degli arrestati, compreso il Moody, storico locale di Genova. La parabola di Gregorio Fogliani. Creditori per 32 milioni, tra loro baristi e ristoratori

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Di Alberto C.Ferro

Tutto ha un inizio e una fine. Gli appalti Consip al ribasso avevano visto vincere contro i colossi europei della ristorazione la società genovese Qui!Group. Un colpo da centinaia di milioni di euro. Ma una prevedibile crisi di liquidità nel rimborsare i tagliandi ha fatto saltare il banco e ora amministratori e manager sono in carcere. Qui! Group veva accumulato circa 150 milioni di euro con le banche, più altri 32 milioni con i creditori. In totale il Tribunale ha dichiarato fallimento per 325 milioni di euro. Dopo, la Procura di Genova aveva aperto un’inchiesta nella primavera del 2018 e quindi  la revoca della convenzione Consip dal Mise. Per gli indagati accuse pesanti:  Bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e truffa aggravata. Ci sono 6 persone arrestate e 80 milioni di euro sequestrati nell’ambito del fallimento Qui!Group, la società guidata dalla famiglia Fogliani che si occupa da decenni di buoni pasto, soprattutto destinati alle forze dell’ordine.Finisce qui la carriera di un imprenditore calabro-genovese  che fu il fondatore della Qui!Group, Gregorio Fogliani. La Finanza di Genova ha sequestrato conti correnti, immobili e disponibilità finanziarie degli indagati. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito altre due ordinanze di custodia in carcere e tre agli arresti domiciliari. Sotto tutela anche il Moody, il locale-tavola calda in centro a Genova chiuso dopo il crac ed è stato riaperto cinque giorni fa dopo un accordo tra Hi Food Genova e Azzurra, società di Fogliani e proprietaria dei locali di via XII Ottobre.

La lista dei creditori è lunghissima ed è composta soprattutto da esercizi commerciali, bar, ristoranti, trattorie, mense, di tutta Italia. Fogliani si era in qualche modo giustificato per i ritardi dei pagamenti, da parte di un’azienda con 1200 dipendenti, ora sul lastrico, per le inadempienze dell’amministrazione pubblica. Ma forse troppo tardi. I crediti partono da poche migliaia di euro sino a somme considerevoli. Alcuni ristoranti di grandi catene hanno conti aperti di 200, 400 mila euro.

 

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