Germany for Africa

| La cancelliera Merkel ha avviato un piano di investimenti per agevolare l’ingresso delle aziende tedesche nei piani produttivi di Paesi africani. Tra gli obiettivi promuovere le energie sostenibili e rafforzare lo sviluppo infrastrutturale

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Di Marco Belletti
Risale alla fine di gennaio l’annuncio da parte di Volkswagen di un accordo con l’Etiopia – che segue progetti analoghi con Ghana e Nigeria – per produrre nel Paese africano vetture e componenti automobilistici, promuovere attività di car sharing e avviare progetti di formazione professionale. Con il senno di poi stanno assumendo un preciso significato i numerosi viaggi della cancelliera Angela Merkel in alcuni stati africani a partire dal 2016: erano indizi per il lancio nel 2017 del “Compact with Africa”, progetto tutto tedesco per agevolare gli investimenti privati, promuovere le fonti energetiche sostenibili e rafforzare lo sviluppo infrastrutturale in Africa.

Ad approfondire il tema è un lungo articolo comparso sul sito web del “Centro Studi Internazionali” che analizza nel dettaglio il progetto tedesco e la strategia politica della Germania nell’aiutare i Paesi africani e allo stesso tempo ottenere un tornaconto, non solo economico.

Il piano “Compact with Africa” fa parte del programma generale del G20 di partenariato con l’Africa, sostenuto dalla Banca Africana per lo Sviluppo che lo ritiene fondamentale per diversificare le fonti di finanziamento disponibili per il continente. 

In questo ambito, nel 2018 numerosi rappresentanti di nazioni africane incontrarono a Berlino manager tedeschi e la cancelliera, che annunciò lo stanziamento di un miliardo di euro per prestiti alle piccole e medie imprese della Germania per investire in Africa, sostenendole con un programma di incentivi fiscali per impianti produttivi nel continente nero.

Finora Ghana, Tunisia e Costa d’Avorio hanno già ricevuto prestiti agevolati per 365 milioni di euro e ora devono impegnarsi a creare un ambiente che favorisca le attività private oltre a migliorare l’ambiente sociale.

Dal canto suo l’imprenditoria tedesca oltre a poter usufruire di indiscutibili vantaggi fiscali, sta creando un nuovo mercato, in un continente ancora in buona parte in fase pre-boom economico ma con ben 400 milioni di persone che possono acquistare prodotti e servizi Made in Germany. È per questo motivo che il governo tedesco ha aumentato dell’11 per cento i fondi destinati al Ministero Federale per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, destinati ad aiutare soprattutto le piccole e medie industrie che altrimenti non potrebbero investire in un mercato ad alto rischio come quello africano.

Parallelamente agli investimenti per la produzione in loco, la Germania porta avanti un piano per rinforzare i rapporti economici con l’Africa e promuoverne il suo sviluppo sostenibile, a patto che le nazioni coinvolte diano vita a riforme per favorire il commercio, agevolare gli investimenti internazionali e rendere il sistema fiscale più efficiente.

Ma non basta! Secondo il “Centro Studi Internazionali” il governo tedesco si è anche mosso creando l’Agenzia per le Imprese e lo Sviluppo Economico che aiuta le imprese tedesche a trovare finanziamenti alternativi e stabilire contatti tra investitori e partner stranieri. In questo progetto sarebbero coinvolte un centinaio di imprese con 325 milioni di euro finora stanziati.

La locomotiva tedesca è partita e ormai sta già raccogliendo i primi risultati. Per esempio, l’Etiopia sta vivendo un boom dell’industria tessile in quanto la società Tchibo di Amburgo – terzo produttore mondiale di cotone organico – è presente nel distretto industriale di Hawassa (città a 270 chilometri a sud della capitale Addis Abeba) e ha garantito la creazione di circa 20 mila posti di lavoro. A livello europeo gli standard dei servizi offerti ai dipendenti: presenza di rappresentanti sindacali, pasti gratis, trasporti gratuiti e assistenza medica di base.

La politica e la strategia di approccio all’Africa da parte della Germania è ormai chiara: non perdere ulteriore terreno nei confronti di Cina, Russia e India che con i loro prodotti e le loro imprese stanno cercando di conquistare un mercato di oltre un miliardo di clienti. Il gap da recuperare è ancora elevato, in quanto la Germania non compare tra le prime dieci nazioni che investono in Africa, ma il cammino è tracciato e gli investitori e gli industriali tedeschi pensano in prospettiva. Infatti, sembra che l’intenzione di Berlino sia posizionare le sue aziende in modo che siano competitive per offerte di servizi e prodotti nell’arco di una ventina d’anni, quando la domanda energetica del continente africano sarà dell’80 per cento superiore a quella di oggi. E guarda caso la Germania sta contribuendo a costruire in Marocco e in Egitto i più grandi impianti al mondo di pannelli solari e di pale eoliche.

Indubbi vantaggi economici nel medio periodo, ottime prospettive di crescita nel lungo periodo e infine anche vantaggi sociali: le attività collegate a “Compact with Africa” permettono a Berlino di affrontare e provare a risolvere il problema dei flussi migratori. Offrire concrete e reali oltre che credibili e alla portata di tutti prospettive di crescita direttamente sul suolo africano, è un ottimo strumento per cercare di arginare il flusso migratorio prima che diventi troppo grande per poter essere risolto solo con interventi nei Paesi d’origine. Creando in Africa le stesse prospettive di lavoro dell’Europa, probabilmente saranno molti i cittadini delle nazioni africane che resteranno in patria con buone possibilità di vivere una vita dignitosa.

Soprattutto questo aspetto ha provocato – anche in Germania – qualche critica: l’eccessiva privatizzazione di beni comuni essenziali, la clonazione di un sistema di vita all’occidentale, distante dalla civiltà dei vari Paesi coinvolti sono i temi più controversi. Ma ce ne sono altri, come per esempio i meccanismi di finanziamento che favorirebbero solo gli investitori esteri e il ridotto numero di nazioni coinvolte, solo 12 sui 55 stati africani, numero da cui sarebbero escluse le nazioni più povere del continente.

I Paesi partecipanti al G20 del 2017 stabilirono lo stanziamento di 243 miliardi di dollari destinati al continente nero, ma alcune stime recenti di economisti e studiosi di geopolitica affermano che nel 2030 solo per fornire elettricità e acqua a tutta l’Africa non basterebbero 535 miliardi di dollari.

Sicuramente non è solo investendo con queste modalità che sarà possibile rallentare i flussi migratori di gente disperata e senza prospettive.

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